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Fuoco a bordo, troppi incidenti

OLBIA – La drammatica foto qui sopra viene dalla Guardia Costiera, intervenuta poco prima di Ferragosto a circa mezzo miglio ad est dell’isola delle Rocche, dopo aver ricevuto un May-day da un’imbarcazione da diporto di 19 metri di Camogli con incendio a bordo. Il personale di Olbia è riuscito a salvare e recuperare gli otto diportisti a bordo dell’unità. L’operazione ha mobilitato la CP 894 e il battello pneumatico GC B 77 di stanza a Porto Cervo. L’imbarcazione in fiamme è poi affondata.

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È solo uno degli episodi che hanno caratterizzato il culmine dell’estate nautica, confermando ancora una volta che per il pericolo più grande anche nel diporto nautico non è il mare ma il fuoco. E che non sempre chi conduce un’imbarcazione è capace o è in grado di fronteggiare un incendio a bordo, che quasi sempre è causato dai vapori del carburante al momento dell’accensione dei motori dopo una sosta. Un tema, quello dell’antincendio, che negli attuali corsi per gli esami della patente nautica andrebbe probabilmente approfondito oltre alle poche nozioni previste.

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Tra gli elementi di impreparazione che la Guardia Costiera ha registrato quest’estate c’è anche la troppo frequente incapacità di fornire, nelle richieste di soccorso, la giusta posizione con le coordinate geografiche. Dati che si possono leggere in qualsiasi GPS, strumento che è diventato alla portata anche del più modesto gommone di pochi metri. Ma non sempre la colpa è di sprovveduti diportisti. L’estate nautica ha confermato che oggi in Italia per ottenere una patente nautica bisogna fare incredibili equilibrismi, non tanto per le commissioni delle Capitanerie, quando per ottenere la visita medica prevista dai regolamenti. Una visita che un tempo era affidata anche ai medici sportivi e a quelli delle varie ACI, ma che è stata poi riservata solo alle ASL, che in alcune città portuali richiedono tempi di attesa anche di due o tre mesi per la visita. E’ il caso di Livorno, dove l’unico ufficio ASL autorizzato ha tempi lunghi incompatibili con gli impegni di lavoro della gente. E che viene sempre più spesso bypassato verso uffici come quello di San Vincenzo o di Pisa (a fianco della stazione centrale) dove addirittura ci dicono che non c’è bisogno di prenotazioni. Un “vulnus” che non aiuta né i diportisti né le stesse Capitanerie, in genere sollecite agli esami.

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Pubblicato il
21 Agosto 2019

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