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Da Gorgona, appello al ministro perché non chiuda l’allevamento

ISOLA DI GORGONA – Non c’è pace per le prospettive di sopravvivenza dell’unica “isola in gabbia” rimasta nel patrimonio delle carceri italiane. Dal sindacato FNS Cisl che tutela gli agenti di polizia penitenziaria dell’isola è partita una lettera aperta al ministro della giustizia Bonafede e al capo dell’amministrazione penitenziaria Basentini contro la decisione, recentemente annunciata, di “dismettere l’attività di macellazione delle carni e la riproduzione degli animali allevati sull’isola”. Una decisione, questa del DAP, definita dagli agenti “un fulmine a ciel sereno che porterà un grave disagio non solo agli agenti ma anche alla popolazione dei detenuti e dei (pochi) residenti”.

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Dopo aver sottolineato che alla Gorgona “non esiste un solo esercizio commerciale, una struttura sanitaria, un ufficio postale, una scuola, un istituto di credito o assicurativo” si vuole adesso distruggere – affermano gli agenti – “la pur minima attività agricola e di allevamento con la quale viene garantita la produzione di latticini e di carne genuina che sull’isola può essere consumata senza peraltro che esista altra scelta”. Tutto ciò con particolare importanza per la sopravvivenza specie nei lunghi periodi invernali in cui le comunicazioni con il continente sono interrotte per il mare proibitivo.

“Ci aspettavamo che il nuovo capo del CAP non cambiasse scelte che il suo predecessore aveva prospettato – continua la lettera al ministro – con progetti di espansione delle attività agricole che avrebbero esteso i benefici anche dell’allevamento a tutto il personale penitenziario della Toscana”. Invece si sta andando in senso contrario, senza dare alcun riconoscimento alle condizioni estremamente disagiate di chi lavora sull’isola e fa il proprio dovere con già tanti altri problemi nella vita quotidiana.

La lettera chiede al ministro di intervenire sulla scelta di chiudere allevamenti e macellazione, sia a sostegno dell’intera popolazione dell’isola e della sua qualità di vita già tanto difficile, sia per la sopravvivenza della stessa colonia penale agricola. Con una sottintesa preoccupazione che nelle scelte del governo ci sia anche la soppressione dello stesso esperimento della colonia agricola, estremamente costoso ma di buoni risultati sul piano del progressivo reinserimento dei detenuti nella vita civile.

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Pubblicato il
30 Ottobre 2019

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