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Se l’Artico minaccia i porti del Mediterraneo

LIVORNO – Ci sono, in questi giorni di pre-vigilia natalizia, tante notizie che riguardano non solo la volontà di goderci in pace le prossime feste, ma anche gli impegni internazionali, o meglio mondiali, perché il mondo dei trasporti navali e della logistica in generale vada verso un prossimo futuro. Ed è un futuro prossimo che comporterà, se maturerà come si presume, molti cambiamenti.

Dalla nuova “Via della Seta” si sta parlando molto, e forse anche troppo. Non si parla abbastanza invece, almeno al nostro livello, dell’altra rivoluzione annunciata, quella della “Rotta polare”, ovvero della Northern Sea Route (NSR nell’acronimo). Eppure tutte le principali compagnie di navigazione dei container ci stanno già impostando programmi concreti, nel rispetto (più che altro formale) dei tanti caveat del verdismo imperante, ma con la massima attenzione al tema dei costi e dei tempi.

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Dato per scontato che la NSR sta diventando la rotta più breve tra l’Europa e quell’Asia diventata il motore principale della logistica mondiale, e dato anche per scontato che il ritiro dei ghiacci in atto la renderà presto conveniente, il Mediterraneo rischia di tornare una strada marginale per le rotte tra i due continenti. Perché tra Shanghai e Rotterdam sarà molto più facile passare dal circolo polare artico che non da Suez e dal Mediterraneo.

Futurismo? Nemmeno un pò. I russi si sono già attrezzati con grandi rompighiaccio a propulsione nucleare, in grado fin da ieri di aprire la strada (ovviamente a pagamento) a convogli di fullcontainers e forse anche di altre navi. Risulta che l’agenzia russa Atomflot – quella che gestisce i suddetti rompighiaccio – stia già trattando accordi con importanti compagnie di navigazione. In un recente servizio giornalistico di “Tecnologie Trasporti Mare” Giorgio Carozzi ha scritto che CMA/CGM non utilizzerà mai la NSR. Una promessa e una buona intenzione per l’ambiente: ma si sa che la via dell’inferno è lastricata di buone intenzioni.

Che può fare il Mediterraneo per “difendersi”? Nell’economia strategica dei grandi payers della logistica marittima, i costi sono un elemento importante. E tra i costi, c’è l’efficienza (o la scarsa efficienza) a giocare il massimo dei ruoli. Bisognerà rifletterci. E rifletterci in tempo.

A.F.

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Pubblicato il
11 Dicembre 2019

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