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Via dalla città: il Coronavirus cambia la domanda di case

MILANO – Un mese e oltre di “confinamento” per il Coronavirus sta cominciando a cambiare gli interessi abitativi degli italiani, secondo uno studio pubblicato da “Idealista”. Se nel periodo pre-pandemia, il 34,1% delle ricerche di abitazioni nel nostro Paese interessavano capoluoghi di provincia, da quando è stato decretato lo stato di allarme, questa percentuale è scesa al 30.9%.

Secondo Vincenzo De Tommaso, responsabile Ufficio Studi di Idealista: “Possiamo interpretare questo calo diffuso delle ricerche in città rispetto alla provincia come il segnale di un trend che sta per iniziare. Nei prossimi mesi questa tendenza potrebbe consolidarsi e aumentare in virtù del fatto che molte aziende aderiranno in massa alla modalità smart-working come condizione permanente. I dati mostrano che durante la quarantena, molti italiani hanno capito che vivono in una casa che non gli piace e che preferirebbero vivere in aree lontane dai grandi centri urbani in cambio di case indipendenti, più spaziose, con giardini e terrazze”.

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Il fenomeno si sta verificando in oltre l’80% dei capoluoghi italiani, anche nelle grandi città. Roma ha catalizzato il 68,4% delle ricerche nel corso del mese di gennaio, e ora quell’interesse è sceso al 67,4%. Una situazione simile si è verificata a Milano (63,5% a gennaio rispetto all’attuale 62,7%), mentre Napoli è in controtendenza (48,2% a gennaio e 48,9% ora). A Torino spostamento dell’interesse dalla città verso la provincia più marcato; passa dal 50,1% al 44,8%.

Trieste è il luogo in cui la variazione della domanda è maggiore: a gennaio il 59,6% delle ricerche era concentrato nel capoluogo, mentre durante il lockdown è sceso al 45,8%. A seguire Piacenza (37,5% nel capoluogo a gennaio, 27,4% ora).

In 53 comuni capoluogo si è verificato un calo delle ricerche superiore alla media del 3% riscontrata a livello nazionale, appannaggio dei comuni provinciali in una forbice che va dal -8,4% di Salerno (30,3% a gennaio e 21,9% ora) al 3,1% di Cremona, Lodi, Parma e Pavia.

Solo 10 città fanno eccezione secondo lo studio: 4 di queste sono in Veneto e segnano anche un balzo d’interesse importante come Venezia città che passa dal 57,1% al 65,6% e Padova dal 53,8% al 59,1%. Dietro di esse cresce anche Treviso dal 48,7% all’attuale 51,8%, mentre Belluno (17,5% a gennaio, 17,7% oggi) è sostanzialmente stabile.

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Pubblicato il
18 Aprile 2020

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