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Il bio-diesel salverà l’ENI?

LIVORNO – Dunque, c’è un mostro alla periferia nord della città che sta entrando nell’occhio del ciclone del dibattito sulla destinazione futura. È la raffineria dell’ENI, che per almeno tre generazioni ha dato lavoro a quasi un migliaio di persone, tra diretti e indotto: inquinando, come sempre è accaduto con le raffinerie di greggio; suscitando cicliche proteste – subito zittite dall’imperativo occupazione – ma riducendo sempre di più le lavorazioni, fino a un livello come l’odierno che sembrerebbe economicamente non più sostenibile. E l’ENI è la prima a voler cambiare, avendo l’occhio lungo su tutto il mondo.

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L’ENI, cogliendo al balzo le esigenze della regione e i finanziamenti del Recovery Fund, vuol cambiare. Il dibattito è tra la proposta della Regione di trattare plastiche et “similia” per rigassificarne il prodotto fino al metanolo, e una raffineria-bis per produrre non più benzina e gasolio ma Hydrotreated Vegetable Oil, ovvero carburanti verdi (bio-diesel) da oli e scarti vegetali e animali: come sostengono i sindaci del territorio, Salvetti per Livorno e Antolini per Collesalvetti, che hanno tenuto sul tema una conferenza stampa a inizio settimana. L’ENI sembra ci starebbe. La Regione sembra sia disponibile a cambiare idea (Giani dixit) adottando la linea che ogni ATO deve risolvere il problema dei rifiuti in casa propria (ma l’idea di trattare le plastiche serviva più che altro a risolvere i problemi fiorentini). I sindacati della raffineria ENI di Livorno sembrano più vicini alla linea dei sindaci che non a quella di Firenze. E il dibattito sta investendo, come sempre, la politica sia locale che nazionale.

Senza addentrarci nella babele dei mille temi collegati, è opportuno ricordare – come è stato detto da Salvetti e da Antolini in conferenza stampa, che nessuno ha la bacchetta magica per far si che la conversione della centrale ENI avvenga in un lampo. Ci vogliono circa 500 milioni, bisogna bonificare una vasta zona ed abbattere molti impianti: e anche se ci si trovasse tutti d’accordo, per partire con i lavori non è ipotizzabile una data prima del 2024. La burocrazia vorrà i suoi tempi, essendo ancora in vigore il protocollo ufficiale tra Regione Toscana, ENI e Azienda rifiuti che le aveva messe d’accordo sul rigassificatore della plastica. E’ solo un protocollo: ma in burocrazia, vale come il muro di Berlino. E come il muro, può essere abbattuto ma ci vorrà tanto tempo e tanto lavoro. Anche l’ENI al momento studia la cosa, senza prendere posizione sul cambio d’indirizzo. Tradotto: mettetevi d’accordo sul territorio, poi vedremo.

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Pubblicato il
9 Gennaio 2021
Ultima modifica
12 Gennaio 2021 - ora: 12:59

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