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Fari marittimi, aiutano o inquinano?

ROMA – Marifari Italia, ovvero il servizio della Marina Militare addetto alla cura e alla manutenzione dei fari, registra oggi come in attività circa 140 fari marittimi e più poco più di 700 fanali, posizionati su boe o mede (pilastri di cemento che emergono dai bassi fondali). La marina a sua volta dispone, per l’apposito servizio, di una direzione centrale varie direzioni per divertimento marittimo  personale specializzato, dotato di imbarcazioni e di elicotteri. Molti fari non sono raggiungibili via terra e comportano l’utilizzo di imbarcazioni o di elicotteri per le ispezioni e la manutenzione.

Oggi i fari ancora in funzione – molti di quelli terrestri sono diventati resort turistici o privati – sono alimentati prevalentemente dall’energia elettrica, sia per l’accensione e il funzionamento delle potenti lampada, sia per la loro rotazione: la vecchia alimentazione a bombole di acetilene è stata pressoché ovunque abbandonato, anche se sopravvive in alcuni fari dove non è possibile arrivare con la rete elettrica.

In questo caso, come nel caso dei diesel telecomandati per dare loro luce ed energia – spiegano gli esperti – c’è indubbiamente inquinamento, ma in luoghi deserti e ventosi.

Ci si chiede se allo stato delle tecnologie d’oggi, con servizi di identificazione satellitare, GPS precisissimi e radar di bordo, i fari marittimi siano ancora necessari.

La risposta ufficiale è che servono, perché ogni macchina anche la più garantita può andare in avaria, e la sicurezza sul mare è una priorità.

Sono invece quasi scomparsi i farisei che, da soli o con le loro famiglie, vivevano permanentemente nella solitudine di fari su scogli o piccolo isole. Pare che fino a 5 anni fa ci fosse ancora un barista nel faro più isolato del mondo (nella foto) sulle soglie dell’Antartico, a sud di Capo Horn…

Pubblicato il
27 Marzo 2024
Ultima modifica
29 Marzo 2024 - ora: 14:17

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