Visita il sito web
Tempo per la lettura: 2 minuti
Memoria di un esule dalmata sulla cacciata del 10/2/47 dall’Istria

Nel “Giorno del Ricordo”

Claudio Tonci

LIVORNO – Pola, Fiume, Zara: gli esuli lasciano le terre natie. Le navi che partono dai porti istriani e dalmati solcano il mare ingrossato dalle lacrime degli italiani che sfuggono dalla pulizia etnica condotta dalle truppe titine. Molti di loro, sbarcati  a Trieste si fermano in città, mentre molti altri proseguono per altre destinazioni italiane e straniere.

Mia madre ed io ci fermiamo accolti da parenti a Trieste ma mio padre, funzionario comunale, viene costretto a rimanere a Pola per passare le consegne ai nuovi amministratori. 

Non poteva allontanarsi dall’ufficio in cui era stata preparata una branda dove poteva dormire. Nello stesso locale dormiva anche un sorvegliante armato .

Dopo alcuni mesi finalmente gli fu concesso di lasciare Pola per l’Italia.

Arrivammo poi a Pisa con il marchio di fascisti perché eravamo fuggiti dal regime comunista: inoltre i miei genitori furono costretti a recarsi in questura per lasciare le loro impronte digitali in quanto, secondo le leggi vigenti, rappresentavamo un pericolo per lo Stato.

Il poliziotto addetto a tale procedura, commosso, si scusò per quanto era obbligato a fare.

Per avere una casa popolare dovemmo aspettare alcuni anni, dopo essere stati ospiti di un collega di mio padre.

Dei nostri parenti a La Spezia per anni hanno abitato in una caserma in stanze con pareti che non arrivavano al soffitto e naturalmente precludevano la necessaria privacy.

A distanza di tempo abbiamo pensato che, nonostante i disagi e le angosce passate, potevamo considerarci fortunati per essere sfuggiti alla violenza titina come purtroppo era capitato a persone innocenti che furono fucilati o peggio ancora infoibati. 

Negli anni novanta allo stadio di calcio di Livorno, durante una partita con la Triestina, dalla curva si alzarono dei cori inneggianti alle foibe, cori beceri frutto di disarmante  ignoranza intellettuale .

A distanza di ott’anni il vedere il nostro presidente della repubblica e quello sloveno stringersi la mano commossi davanti alla foiba di Basovizza è stato un episodio non solo di riappacificazione, ma di accresciuta consapevolezza.

Claudio Tonci

Pubblicato il
8 Febbraio 2025
Ultima modifica
11 Febbraio 2025 - ora: 10:23

Potrebbe interessarti

Livorno: leviamo i levatoi!

D’accordo, ora che il guaio è successo – ponte levatoio bloccato, porto industriale isolato, tutti improvvisamente a maledire l’assurdo snodo del Calambrone – finalmente La mia non è più vox clamantis in deserto: e...

Leggi ancora

Il dito e la Luna

La guerra all’Iran, una delle tante feroci guerre in corso, ha dunque colpito in pieno il lato debole dell’economia nazionale, i flussi d’energia. Gli analisti di tutto il mondo hanno chiarito – come ha...

Leggi ancora

…Eppur si muove?

Il ponte dei sospiri, sulla foce del Calambrone a Livorno, sembra finalmente nella fase di sospirata riscoperta della sua priorità. Al presidente della Regione Toscana Eugenio Giani va riconosciuto che nel recentissimo incontro con...

Leggi ancora

Meglio Tardino che mai

Non ci rimane che riderci sopra. A Palermo, dopo più di un anno, le forze politiche hanno smesso di scannarsi tra loro e finalmente hanno concordato sul nome del nuovo presidente dell’Autorità di Sistema...

Leggi ancora

Ets, masochismo o ignoranza?

Nel recente incontro a Roma sulla pianificazione europea dei trasporti marittimi – riferisce un approfondimento della “Federazione del mare” – il presidente di Confitarma, Mario Zanetti, ha evidenziato come la decarbonizzazione sia un obiettivo...

Leggi ancora

Sul ponte dei sospiri

No, non scrivo su quello di Venezia. Ce l’abbiamo anche noi a Livorno il ponte dei sospiri: anzi, quattro ponti dei sospiri, come scrive il direttore riportando l’accordo sottoscritto a Firenze, sul tavolo della...

Leggi ancora
Quaderni
Archivio