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LO SCONTRO

Aria di tempesta all’Unicoop Etruria, la Cgil respinge il piano: solo tagli

È la coop nata fra Piombino e Umbria dal riassetto della galassia Coop

Protesta Filcams Cgil per il caso Coop in Toscana

LIVORNO. Non è passata che una manciata di giorni dalla data-clou che ha segnato il riassetto della geografia della galassia Coop in Toscana ed ecco che si preannuncia un cammino complicato per la nuova cooperativa Unicoop Etruria, nata dalla fusione tra Coop Centro Italia (che copre l’area umbra più, in Toscana, le province di Arezzo e Siena) e Unicoop Tirreno (radici a Piombino e ramificazioni sulla Toscana meridionale a partire da Rosignano). Quantomeno dal punto di vista sindacale, visto che il sindacato Filcams Cgil ha respinto al mittente il piano industriale che aveva l’intenzione di disegnare il futuro di questa nuova coop di consumo nel settore della grande distribuzione.

Giusto pochi giorni fa si è completato il distacco di una serie di punti vendita ex Unicoop Tirreno a Livorno e nella fascia della Toscana nord ovest passati sotto le insegne di Unicoop Firenze. Lunedì 1 il faccia a faccia fra sindacati e Unicoop Etruria finito in uno scontro: la Filcams Cgil non fa mistero di giudicare «grave e inaccettabile» quanto previsto nel piano aziendale. Di più: «A fronte delle promesse di rilancio e rafforzamento della presenza cooperativa sul territorio, ciò che emerge – viene sottolineato – è invece una strategia improntata a tagli, dismissioni e riduzione dell’occupazione».

Il sindacato indica che gli esuberi sono 180 nelle sedi di Vignale e Castiglione del Lago. Relativamente alla rete commerciale sono coinvolti 24 punti vendita («di cui 6 ex-Unicoop Tirreno, sei Centro Italia e addirittura 12 Superconti supermercati Terni, con il coinvolgimento di circa 340 lavoratrici e lavoratori»). Si puna il dito contro «chiusure e possibili cessioni di negozi in Umbria, Lazio, Toscana, Abruzzo e Marche, comprese realtà storiche e territori che rischiano di perdere definitivamente la presenza cooperativa».

E se l’azienda, secondo quanto riferisce l’organizzazione dei lavoratori, sottolinea che è indispensabile «ridurre perdite e sovrapposizioni tra punti vendita», dal sindacato si contrattacca segnalando che i guai di ora «derivano da anni di scelte gestionali sbagliate, inefficienze e mancati investimenti» e oggi si tenta di scaricarne il prezzo «su chi ogni giorno garantisce con professionalità il servizio ai soci e alla clientela».

Dunque, niente da fare secondo la Filcams Cgil: è un piano «del tutto insufficiente e privo di una reale prospettiva di rilancio», che «contraddice inoltre gli impegni assunti al momento della fusione, e mette a repentaglio posti di lavoro e comunità locali, in particolare nel sud del Lazio, nelle Marche e in alcune aree dell’Umbria».

L’organizzazione Cgil di categoria annuncia che, insieme a Fisascat Cisl e Uiltucs, è stato «immediatamente proclamato lo stato di agitazione in Unicoop Etruria» e che sulla rampa di lancio ci sono «un pacchetto di ore di sciopero e assemblee in tutti i luoghi di lavoro». Alla controparte viene chiesto «un confronto vero, non una mera comunicazione di decisioni già prese, un piano industriale trasparente, fondato su investimenti, riqualificazioni e sviluppo». Non solo: fondamentale è la «certezza rispetto alla tutela occupazionale, affinché nessuna lavoratrice e nessun lavoratore venga lasciato indietro».

DALL’ARCHIVIO: qui il link all’articolo della Gazzetta Marittima in cui si annuncia il riassetto che ridefinisce la geografia della Coop nel Centro Italia, a cominciare dal passaggio dei negozi di Livorno a Unicoop Firenze

Pubblicato il
3 Dicembre 2025

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