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Navi monster, porti nani

Come sempre, le recenti considerazioni del maritime consultant Angelo Roma, nostro importante collaboratore, sul gigantismo navale nel settore dei teu innescano per ricaduta altre considerazioni: quelle sulle strutture della logistica teu, a cominciare dai porti.

Siamo in tempi di guerre – o se preferite, di “operazioni speciali” secondo un sarcastico eufemismo – e la logistica mondiale ne risente, specie per il comparto armi. Ma è indubbio che il commercio non si ferma, come confermano i dati anche forniti dalle organizzazioni del trading. Gli assetti che le “operazioni speciali” hanno imposto riguardano le rotte – Suez al lumicino, Panama sotto stress, periplo dell’Africa dal Far East all’Europa, collaudi sempre più convinti dei passaggi artici con ulteriori tensioni geopolitiche (Groenlandia) – e le rotte tenderebbero a concentrarsi su pochi scali, se non fosse che un po’ tutti i designati soffrono di “undercapacity”. Anche per questo c’è chi addirittura teme una riapertura veloce di Suez, che metterebbe in crisi la maggior parte degli scali europei.

La deduzione più semplice è che gli assetti attuali delle rotte non potranno durare. E che i porti – specie quelli italiani che hanno fatto la storia della navigazione – dovranno rapidamente adeguare le proprie capacità ricettive per non essere tagliati fuori. Gli esempi anche recenti non mancano: Tanger Sud è stato il più significativo, a conferma che si fa prima a creare un porto nuovo e adeguato dove “hic sunt leones” che non ad adeguare uno solo storico, in genere affogato in una città. Sulle nostre coste Gioia Tauro è un altro esempio positivo, ma tra i pochi: Genova sta cercando di raddoppiare, Livorno coltiva da vent’anni la “piattaforma” Europa, adesso declassata a semplice Darsena e sempre tra cento incertezze. Se poi dovesse davvero aprirsi il passaggio polare, il Mediterraneo diventerebbe secondo alcuni solo un lago da feeder.

Si attendono pertanto risposte adeguate anche dalla “Riformissima”. I nano-porti, con i loro altrettanto inadeguati collegamenti terrestri, sapranno crescere in tempo, magari selezionandone alcuni e riclassificandone altri a funzioni specifiche? Occhio perché il tempo non perdona.

A.F.

Pubblicato il
6 Gennaio 2026

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