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RICERCA

Sos api per l’impollinazione: ma per difenderle bisogna anche capire quante sono

A Giannutri gli studiosi di Pisa e Firenze studiano come “contare l’incontabile”

A Giannutri una ricerca comiuta sulle api da parte di una équipe degli atenei di Pisa e di Firenze

PISA. Problema: dato che gli insetti impollinatori stanno diminuendo a livello globale, come si fa a contarli visto che sono piccoli e veloci? Se pensate che sia una questione oziosa è semplicemente perché non avete pensato davvero a quanto siano indispensabili questi piccoli animaletti a far “funzionare” gli “ingranaggi” della natura: dunque occorre tutelare loro se vogliamo salvarci noi. Non solo: bisogna comprendere che non c’è politica di tutela possibile se non sappiamo quanti sono e dove sono. Gli scienziati sanno che è urgente sviluppare «metodi accurati per monitorarne densità e abbondanza». Del resto, non foss’altro perché è uno spot che passa in tv da mesi, avrete fatto caso alla campagna sulla difesa delle api lanciata da Greenpeace richiamando l’amarcord dei giorni passati insieme alla nonna…

Lo “svolgimento” è stato affidato a una équipe delle Università di Pisa e Firenze: ha elaborato, testato e, per la prima volta, validato un metodo per contare animali piccoli, abbondanti e spesso rapidi, come le api impollinatrici.

La metodologia – viene spiegato – è stata messa alla prova sull’isola di Giannutri: permette di effettuare «campionamenti a vista lungo percorsi prestabiliti, contando il numero di insetti visti e stimando la loro distanza», come sottolineano dal quartier generale dell’ateneo pisano.

Sull’isola i ricercatori hanno studiato due popolazioni di impollinatori in forte declino: “Anthophora dispar” e “Bombus terrestris”, insieme alle api mellifere allevate (“Apis mellifera”). I risultati sono stati pubblicati sulla rivista “Insect Conservation and Diversity” della Royal Entomological Society.

«È un metodo promettente e non invasivo per stimare l’abbondanza degli animali», sostiene Alessandro Cini, professore associato del Dipartimento di biologia dell’Università di Pisa, autore dello studio. Ma finora è stato usato «soprattutto su specie di vertebrati di grandi dimensioni e ben visibili, e solo raramente su insetti piccoli come in questo caso».

«Si parla da diversi anni del declino degli insetti e in particolare degli impollinatori: fino ad oggi però – tiene a evidenziare Leonardo Dapporto, professore associato del Dipartimento di biologia dell’Università di Firenze (e co-autore della ricerca) – mancavano metodi validati capaci di stimare l’abbondanza assoluta delle popolazioni di insetti che non prevedessero la cattura e la marcatura di un gran numero di individui. Queste modalità, non necessariamente prive di rischi, spesso contrastano con le priorità della conservazione della biodiversità».

Claudia Bruschini, assegnista di ricerca del Dipartimento di biologia dell’Università di Firenze, mette l’accento sul «punto di forza del nostro studio»: la possibilità di «validare il metodo sul campo». Cioè: «Conoscendo la reale consistenza numerica delle api da miele presenti sull’isola abbiamo dimostrato l’efficacia di questa tecnica anche per le specie selvatiche».

«Le stime – conclude Cini – sono risultate affidabili, capaci di cogliere i reali andamenti stagionali, gli effetti del meteo e persino la struttura della vegetazione. Una piccola isola, tre specie di api, un metodo potente: un passo avanti significativo per il monitoraggio degli impollinatori al fine di preservare la biodiversità».

Hanno partecipato allo studio:

  • per l’ateneo pisano Alessandro Cini e Marco Penco
  • per l’università di Firenze Claudia Bruschini, Olga Barghigiani, Adele Bordoni, Lorenzo Pasquali, Vania Salvati e Leonardo Dapporto.

 

 

 

Pubblicato il
22 Gennaio 2026

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