Eolico offshore, la ricetta del porto di Taranto per ritrovare lo sviluppo
Convegno di Authority e ateneo barese per disegnare la strategia

Porto di Taranto vista dall’alto
TARANTO. L’identikit di un porto è fatto di gru e container, di traghetti ro-ro e di piazzali, di banchine passeggeri e di terminal merci. Ma c’è qualcosa che ne sta cambiando i connotati e ha solo indirettamente a che fare con la logistica, le “catching areas” e i teu allo sbarco: abbiamo giusto riportato i riflettori in questi giorni sul progetto di realizzare un parco di pale eoliche in mezzo al mare, a una ventina di miglia dalla costa livornese. È la trasformazione dell’industria che ricava energia dal vento: l’insofferenza nei riguardi dei progetti in qualsiasi zona del territorio spinge a considerare il mare come una alternativa per l’insediamento, dunque di recente si sono moltiplicate le attenzioni verso l’eolico offshore. Con qualche porto che, magari per riconfigurare la propria missione, ce la mette tutta per avere un ruolo nella logistica di questa nuova frontiera della produzione di energia. Ad esempio, facendo da interfaccia a terra per eventuali insediamenti di pale eoliche laggiù all’orizzonte.
Taranto, che ha grandi infrastrutture pensate a misura di quando era diventato uno dei principali porti del Paese, sta giocandosi la partita dell’eolico offshore con tutto l’impegno possibile. E siccome nel Meridione c’è più di una Authority che sogna di scommettere sul business del vento (Palermo, ad esempio), Taranto insiste ad ogni piè sospinto per rivendicare la propria leadership.
Torna a farlo nel prossimo fine settimana con il workshop sul futuro dei porti tra sostenibilità e transizione energetica: appuntamento venerdì 30 (dalle 14) e sabato 31 (dalle 9,30) con una “due giorni” che viene ospitata nella sede tarantina del Dipartimento Jonico dell’Università “Aldo Moro” di Bari: com’è stato detto presentando l’iniziativa, è il primo round di «un ciclo di incontri dedicati alla trasformazione sostenibile del territorio jonico attraverso la promozione di un modello di “blue economy” capace di generare valore concreto per la comunità e per l’ambiente».

Giovanni Gugliotti, adsp di Taranto
A promuovere il convegno sono in tandem l’ateneo barese e l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio di Taranto con il patrocinio del Comune di Taranto: istituzioni, mondo accademico, imprese ed esperti a discutere insieme. Con una prima giornata dedicata al porto come polo per la transizione energetica e una seconda con lo sguardo fisso sull’eolico offshore. Tra i partecipanti anche la viceministra dell’ambiente Vannia Gava e il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro, insieme a rappresentanti di Regione Puglia, Comune di Taranto, Autorità portuale, Università e operatori del settore.
Quanto al porto come polo per la transizione energetica (30 gennaio), si mette l’accento sul fatto che «molti porti europei – viene sottolineato – stanno assumendo un ruolo sempre più centrale nella transizione energetica, evolvendo in hub per la produzione e la gestione dell’energia». Si muove in quest’orizzonte anche l’Authority per costruire il futuro del porto tarantino per farne un centro di valore nazionale nella produzione di energie rinnovabili.
Il convegno mira a dare «un quadro delle politiche nazionali sulla transizione energetica nei porti, mettendole a confronto con le esperienze europee»: in ballo interventi dedicati, solo per fare qualche esempio, alla governance dei “porti verdi” o alle potenzialità dello scalo tarantino sul fronte delle fonti rinnovabili, allo stato dell’arte della portualità made in Itay di fronte alla “rivoluzione verde” o alle comunità energetiche portuali.
L’indomani l’attenzione si concentrerà sul porto di Taranto come «caso di studio unico a livello europeo»: a cominciare dal fatto che l’eolico offshore è «un settore ad alto potenziale occupazionale e di sviluppo sostenibile» che però deve fare i conti con «importanti criticità normative e burocratiche». Basti pensare a temi come “Energie rinnovabili offshore nel diritto internazionale e dell’Unione europea” oppure “Nuove opportunità sull’eolico offshore nelle Zone Economiche Esclusive (Zes)”, alla sicurezza delle infrastrutture marittime per l’eolico offshore o alle norme nazionali che regolano la realizzazione di parchi eolici offshore”, come pure il trasporto del project cargo per l’eolico dai porti pugliesi nel mondo”.











