Benvenuti dell’era della “bancarotta” globalizzata dell’acqua
I numeri impietosi dell’ateneo dell’Onu in un report choc

Acqua risorsa preziosa
BARI. L’hanno chiamata la “bancarotta globalizzata dell’acqua” e, se pensate che sia l’ennesima definizione eco-allarmista, forse non avete fatto caso che la firma in calce l’ha messa l’ateneo dell’Onu (Istituto per l’Acqua, l’Ambiente e la Salute), che parla di «un punto di rottura nel dibattito globale sulla disponibilità idrica». Non potremo più dire che è «facile come bere un bicchier d’acqua»: l’acqua diventerà una risorsa più rara di adesso. Da tradurre così: non stiamo parlando dell’allerta relativo a una crisi drammatica ma futura, semmai bisogna prendere consapevolezza che «il mondo è già entrato ufficialmente nell’era della bancarotta idrica, una condizione strutturale in cui l’uso dell’acqua ha superato permanentemente la capacità di rinnovamento, e molti danni al capitale naturale idrico sono divenuti irreversibili».
Le cifre messe in fila dall’università delle Nazioni Unite non si prestano a molti equivoci:
- 2,2 miliardi di persone ancora non dispongono di acqua potabile gestita in sicurezza
- 3,5 miliardi di persone non hanno accesso a servizi igienico-sanitari adeguati
- 4 miliardi di persone affrontano una grave scarsità d’acqua per almeno un mese ogni anno
- Negli ultimi 50 anni, l’umanità ha perso circa 410 milioni di ettari di zone umide naturali
- Più della metà dei grandi laghi del mondo ha perso acqua dal 1990
- Circa il 70% delle principali falde acquifere globali mostra declini a lungo termine
Eppure stiamo parlando di qualcosa dal quale dipendono agricoltura, energia, industria e sopravvivenza umana: tutto questo «significa un cambiamento paradigmatico nel modo di pensare soluzioni e strategie». Anche perché – viene messo in risalto – queste cifre non indicano alto e bassi oppure choc ciclici bensì sono la testimonianza di «un’erosione strutturale e permanente della disponibilità idrica globale». Con effetti a cascata: se i bacini si prosciugano e le falde si esauriscono, la sicurezza alimentare globale è direttamente minacciata («il 70% dei prelievi globali di acqua dolce finisce in agricoltura»).
Sono questi i temi che saranno al centro della prossima edizione di “Accadueo”, che si terrà dal 26 al 27 novembre prossimi alla Nuova Fiera del Levante di Bari: dopo la diciottesima edizione a Bologna nell’ottobre scorso, “Accadueo” torna in Puglia confermandosi – dicono gli organizzatori – «uno dei principali punti d’incontro per aziende, istituzioni e operatori nazionali e internazionali».
Trattamento acque e riuso delle acque, sostenibilità delle risorse idriche, digitalizzazione del settore, riduzione delle perdite e aggiornamento delle normative. Gli organizzatori annunciano con ampio anticipo l’appuntamento del prossimo autunno segnalando che il programma convegnistico della manifestazione «affiancherà la parte espositiva e permetterà il dialogo e il confronto sulle principali tematiche d’ambito, indispensabili, come sottolineato anche nel report, per poter affrontare al meglio le sfide che attendono il settore idrico».
Di fronte alla domanda su come si fa a mitigare la crisi, dal quartier generale di “Accadueo” si risponde che è «da non sottovalutare nelle strategie di mitigazione la degradazione della qualità dell’acqua: anche dove i volumi nominali di acqua rimangono stabili, la frazione di acqua effettivamente usabile si sta riducendo».
Come? È presto detto: inquinamento da acque reflue non trattate, scorie agricole, contaminazione industriale, salinizzazione degli acquiferi costieri. Tutto questo – viene fatto rilevare – contribuisce a «trasformare una frazione crescente dell’acqua disponibile in una risorsa inutilizzabile per bere, irrigare o mantenere ecosistemi». Il paradosso si vede in molti bacini idrici: la qualità è talmente degradata che «anche in anni di apparente “abbondanza idrica” relativa, l’acqua sicura rimane scarsa». Risultato: c’è un «imperativo urgente» per tecnologie di trattamento avanzato e riuso delle acque reflue. E questo significa che «innovazione e investimento sono oggi cruciali».
Dal report di cui dicevamo, però, emerge anche un altro elemento: non ci si può illudere che la tecnologia da sola possa bastare: la gestione della bancarotta idrica richiede «una trasformazione istituzionale e una riconfigurazione dei diritti sull’acqua». Ecco perché, come viene messo in risalto nel rapporto dell’ateneo dell’Onu, l’obiettivo del futuro sarà quello di «trovare strategie adatte a mitigare questa crisi, favorendo un ripensamento del sistema idrico globale per una gestione più sostenibile della risorsa, in linea con le esigenze dettate da questa nuova era».











