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BALTICO: IL GRANDE GELO

Il “Generale Inverno” fa male a Putin più delle corazzate di Trump

Golfo di Finlandia ko, la “flotta ombra” di petroliere russe pure: e tarda l’arrivo del rompighiaccio nucleare

Il rompighiaccio russo a propulsione nucleare “Sibir” inviato a riaprire la navigazione nella zona di San Pietroburgo

HELSINKI. Proprio nell’anno in cui sembrava che i cambiamenti climatici potessero rendere più realistico il passaggio delle navi dall’Estremo Oriente all’Europa passando dalla rotta artica a ridosso del circolo polare, ecco che il meteo ha giocato un brutto scherzo alla flotta-ombra del Cremlino: nel mar Baltico, il golfo di Finlandia – quella lingua di mare che si protende verso est incuneandosi fra la costa di Helsinki e quella dell’Estonia per arrivare fino a bagnare San Pietroburgo (ex Leningrado) – presenta in queste settimane «la più estesa formazione di ghiaccio degli ultimi 15 anni», come riporta la stampa internazionale, a partire da “Bloomberg”.

Risultato: il combinato disposto fra l’ondata di ghiaccio da record e la grave indisponibilità di navi rompighiaccio in zona pare essersi trasformato in un bel problema che potrebbe far saltare i piani di Mosca di continuare a ricavare ingenti risorse dal commercio di petrolio.

Al di là del fatto che tutto questo ghiaccio ostacola i normali traffici commerciali di tutti i porti dei quella regione del Vecchio Continente, qui è in gioco la “flotta ombra” russa accusata di una sorta di “contrabbando di stato” in favore di Mosca per aggirare le sanzioni internazionali per l’aggressione all’Ucraina. Secondo le autorità occidentali, sono più o meno 3mila le navi coinvolte in questo traffico di gas e petrolio.

Ne sono scaturiti anche episodi paradossali, come quelli ricostruiti dal “Corriere della sera”. Ad esempio, a cavallo fra lo scorso Natale e Befana, una petroliera battente bandiera della Guyana ha ingaggiato in pieno Oceano Atlantico un lunghissimo duello con la Guardia Costiera statunitense che la braccava ritenendone sospetto l’atteggiamento. Il gioco è andato avanti finché da Mosca non hanno detto esplicitamente di piantarla: dall’una e dall’altra parte sapevano tutti perché ma la commedia si è risolta poi quando all’improvviso la nave ha cambiato nome e bandiera, dichiarandosi ufficialmente russa. Gli Usa hanno deciso di bloccarla ugualmente e l’hanno sequestrata al largo dell’Islanda.

Il quotidiano milanese fa parlare un esperto che indica un numero esatto di “navi fantasma”: ne calcola 3.252 e stima siano «capaci di trasportare ogni mese circa 300-350 milioni di barili di greggio». Destinati principalmente «a Cina, India, Europa, Turchia, Singapore, Malaysia, Emirati Arabi, con le prime due destinazioni tuttavia segnalate in calo». Sta di fatto che, a dar retta all’Autorità marittima danese, nei dodici mesi dello scorso anno hanno transitato in acque danesi 292 petroliere obsolete e in cattivo stato di manutenzione che dal golfo di Finlandia si sono inoltrate nei mari scandinavi «trasportando soprattutto petrolio greggio e prodotti raffinati come benzina e gasolio».

Questa è la mappa delle navi attualmente presenti nel mar Baltico e dintorni (almeno quelle che hanno in funzione il sistema di tracciamento automatico. Ogni simbolino rappresenta una nave con nome e cognome. Ci siamo affidatoi a Marine Traffic, uno dei più importanti al mondo: la situazione è quella delle ore 15 di mercoledì 18 febbraio 2026

Di fronte alle furbate per coprire questi traffici gli stati costieri del Mar Baltico e del Mare del Nord, inclusa l’Islanda, –  ricordava a fine gennaio il quotidiano “il manifesto” – hanno pubblicato una lettera congiunta diretta all’Organizzazione marittima internazionale per dare un duro “avvertimento” alla Russia. Non c’è solo l’azzeramento delle segnalazioni del tracciamento automatico della rotta, si segnala il moltiplicarsi delle interferenze al sistema satellitare marittimo, «in particolare nella regione del Mar Baltico». E, secondo le istituzioni internazionali di parte occidentale, la federazione russa è la sospettata numero uno per queste perturbazioni che «compromettono la sicurezza della navigazione internazionale».

In mezzo a tutto questo guazzabuglio di diplomazie, spioni, stati maggiori della Marina, eserciti di informatici-guerrieri, ecco che è saltato fuori qualcosa che è tutt’altro che imprevedibile: il ghiaccio ci ha messo lo zampino. Insomma, il Generale Inverno stavolta paradossalmente sembra giocare contro Mosca…

Come sottolinea “Rbc Ukraine”, agenzia di sponda ucraina, una delle voci più diffuse del Paese, «l’export di petrolio russo che passa dai principali porti del Mar Baltico rischiano di essere interrotte» a causa del ghiaccio. Lo dice indicando anche un paio di dati: «Nella prima parte del mese di febbraio il petrolio esportato dal porto di Primorsk è calato di un terzo a confronto con lo scorso anno, ed è dimezzato rispetto allo stesso periodo di due anni fa». Non è tutto: l’organo di informazione segnala che una quantità record di greggio («140 milioni di barili») è rimasta bloccata a bordo delle petroliere costrette a rimanere al largo. E ancora: dal 1 ° marzo tre porti di Primorsk, Vysotsk e Ust-Luga, tutti e tre nel raggio di cento chilometri da San Pietroburgo, contano di vietare del tutto l’ingresso alle navi che non abbiano lo scafo rinforzato per resistere al ghiaccio, qualora lo spessore salga non è chiaro se a 30 o 50 centimetri.

La testata ucraina tiene a sottolineare che dai porti del Baltico passa «la rotta marittima che totalizza il 40% di tutte le esportazioni di petrolio marittimo russo», e forse sono stati prudenti perché altre fonti internazionali indicano percentuali al di sopra del 50%.

Il flash pubblicato dal giornale online californiano “gCaptain” specializzato in materia marittima

A prestare ascolto a “gCaptain”, giornale online californiano specializzato nel settore marittimo, la Russia ha «richiamato dalle acque artiche due grandi navi rompighiaccio, una delle quali a propulsione nucleare, e le ha inviate nel Mar Baltico perché provvedessero a tenere aperte le rotte per la navigazione in una delle stagioni di ghiaccio più dure in oltre un decennio». Dalle dichiarazioni del ministero russo dei trasporti risulta che le due unità sono il rompighiaccio nucleare “Sibir” e la nave “Murmansk” a propulsione diesel: arriveranno nel mar Baltico «entro fine febbraio».

La testata americana rievoca l’amarcord del «noto inverno nel 2011»: lo fa per ricordare che in quella circostanza «centinaia di navi restarono intrappolate non lontano da San Pietroburgo». Figurarsi che quest’anno l’ondata di gelo è tale che le autorità estoni hanno aperto ufficialmente domenica 8 febbraio la “strada di ghiaccio” fra l’ isola di Saaremaa e quella di Hiiumaa, nell’ovest dell’Estonia tra mar Baltico e golfo di Riga: del resto, era da giorni che gli abitanti della zona aveva di propria iniziatuva cominciato a guidare attraverso il mare ghiacciato.

Ovviamente il ghiaccio non fa distinzioni geopolitiche in quella zona, e nemmeno se si tratti di navi dell “flotta ombra” sanzionate o export finlandese. Già perché l’ondata di gelo nell’area baltica «ha messo a dura prova le flotte regionali», dice “gCaptain”: «La Finlandia ha mandato in campo tutti i suoi otto rompighiaccio in mano alla società statale Arctia» così come la Svezia ha mobilitato «tutte e sei le sue navi rompighiaccio» e l’Estonia «ha schierato tre navi». Di più: anche la Germania ha dovuto affrontare difficoltà a causa del ghiaccio che ha impedito l’accosto al terminal del porto accanto alla città di Mukran e ha obbligato le navi commerciali a rimanere anche due settimane in attesa prima che, nel ghiaccio, venisse aperto un passaggio per raggiungere le banchine. Basterebbe dare un’occhiata sulla carta geografica o su Google Earth per capire davvero l’entità di questa cosa: siamo in Germania a meno di ottanta miglia da Copenhagen, cioè a più di mille chilometri dai terminal russi attorno a San Pietroburgo.

Mauro Zucchelli

Pubblicato il
18 Febbraio 2026
di MAURO ZUCCHELLI

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