«Così la logistica farà ingranare alla nostra economia la marcia della competitività»
Vale 120 miliardi di fatturato, 72mila imprese e 720mila addetti: ecco cosa c’è da fare

La sede di Cassa Depositi Prestiti a Roma
ROMA. Più di 120 miliardi di euro di fatturato, 72mila imprese e 720mila addetti: basterebbero queste cifre per dire cosa rappresenta la logistica nel nostro Paese. Ma l’aspetto delle quantità ci offre soltanto la prima metà della questione, l’altra metà la si vede guardando all’elemento della qualità: la logistica è «cruciale per l’efficienza delle filiere produttive», per «l’integrazione dei mercati internazionali» e per «l’attrattività degli investimenti». Del resto, l’incrocio di queste due dimensioni si nota osservando «la capacità di generare effetti significativi sul sistema produttivo»: l’ingranaggio è tale che ogni milione investito si “tramuta” in 2,1 milioni di euro di produzione. Questo ne fa «un abilitatore strategico della competitività delle imprese, della loro capacità di esportare e dell’inserimento dell’Italia nelle catene globali del valore».
Vale la pena anche di mettere l’accento su altri due aspetti di questo affresco: a cominciare dal fatto che la logistica con “targa” italiana è «la terza più grande d’Europa per dimensione, dopo Germania e Francia». E l’altro elemento? Il report di Cdp punta il dito contro il «forte dualismo dimensionale: accanto a grandi operatori integrati, coesiste una moltitudine di micro e piccole imprese, spesso concentrate nel trasporto su gomma e con limitata capacità di innovazione».
A tratteggiare quest’identikit è la Cassa Depositi Prestiti (Cdp), il gigante finanziario pubblico che, avendo i forzieri riempiti dal risparmio postale, è diventato il braccio operativo reale dell’intervento statale nell’economia: parte da qui un report messo nero su bianco in casa Cdp dalla Direzione Strategie Settoriali e Impatto in cui «si analizzano gli scenari e le opportunità della logistica italiana». A maggior ragione adesso che il settore è in mezzo al guado di una grande trasformazione sotto il segno dell’innovazione tecnologica: l’intelligenza artificiale cambierà le carte in tavola
- da un lato, nell’«ottimizzazione dell’ultimo miglio logistico, sempre più strategico per il boom dell’e-commerce»;
- dall’altro, nella «necessità di un ridurre l’impatto ambientale», stante anche l’obbligo di rendicontazione in materia di sostenibilità (ad esso «sono soggette molte imprese»).

Le carte del tris sono appunto: 1) digitale, 2) ultimo miglio, 3) sostenibilità. È qui che «si gioca il futuro della logistica, motore invisibile dell’economia italiana», parola del dossier di analisi strategica di Cdp
Torna sotto i riflettori anche di quest’analisi strategica di Cassa Depositi Prestiti l’idea che lo scossone del Covid e i recenti sconquassi geopolitici abbiano fatto tremare a tal punto le modalità di approvvigionamento del sistema produttivo da far immaginare – forse non nel breve periodo ma nemmeno nel lungo – «la riconfigurazione delle catene del valore e la regionalizzazione degli scambi». Tradotto: la fine dell’era della globalizzazione per come l’abbiamo conosciuta soprattutto dagli anni ’90 in poi, con lo spostamento delle produzioni a quasi 10mila chilometri da qui e con lo sventagliamento delle reti di fornitura ai quattro angoli del mappamondo. Il “just in time” è una bella teoria ma per chi sta al calduccio, il fronte caldo della produzione ha imparato quanti intoppi possano esserci. Risultato: siccome oltretutto il mondo torna a dividersi fra amici e nemici, non resta che riportarsi in patria le produzioni o quantomeno averle a tiro di un giorno di camion o di nave anziché 15. È a questo che pensa il dossier del gigante del risparmio postale quando dice che tutta questa trasformazione costituisce «una grande opportunità per l’Italia, e per il Mezzogiorno in particolare, di tornare al centro delle rotte commerciali».
L’analisi indica «alcune caratteristiche strutturali del settore» che «influenzano l’efficienza e la competitività dell’intera filiera».
- Molti fornitori italiani nelle operazioni di vendita all’estero si trovano in «una posizione negoziale debole rispetto ai grandi compratori esteri, che spesso si avvalgono di operatori logistici del proprio Paese o di circuiti internazionali».
- Siamo in mezzo al guado di un processo – sotto il segno di «dinamiche di costo, pressioni competitive ed evoluzione della domanda verso una maggiore qualità del servizio» – che conducono a«lla ricerca di economie di scala e di integrazione verticale (oltre 250 operazioni di fusione e acquisizione negli ultimi dieci anni)».
- La logistica italiana è ancora «fortemente sbilanciata sul trasporto stradale (88% dei volumi interni)», mentre «l’intermodalità fatica a decollare per via di costi elevati e mancanza di collegamenti efficienti di penultimo e ultimo miglio».

In questo scenario, la transizione digitale e la ricerca di un equilibrio tra sostenibilità economica e ambientale stanno «ridefinendo le priorità del settore».
- La logistica smart abilita «processi più efficienti nelle fasi di pianificazione ed esecuzione» della catena logistica.
- L’ottimizzazione dell’ultimo miglio logistico diventa «sempre più strategico per effetto della crescita dell’e-commerce».
- L’adozione di soluzioni a basso impatto ambientale si posizionano come «partner privilegiati nei rapporti con le aziende soggette agli obblighi di rendicontazione in materia di sostenibilità».
Ma non c’è solo una mitragliata di problemi e guai: a giudizio del dossier di Cassa Depositi Prestiti, su scala globale è in atto «la ricerca di filiere più resilienti e la regionalizzazione degli scambi»: tutto questo apre «nuove opportunità all’Italia e al Mezzogiorno per tornare al centro delle rotte». Però c’è bisogno di:
- potenziare le infrastrutture: a cominciare dalla riforma del sistema portuale, puntando anche «sul completamento dei corridoi transeuropei e lo sviluppo del trasporto merci su ferro»;
- valorizzare gli strumenti di politica industriale, come le “Zone Economiche Speciali” (Zes) o le “Zone Logistiche Semplificate” (Zls) che funzioneranno per «attrarre investimenti e sostenere la crescita dimensionale delle imprese».











