Lo “scudo biologico” grazie al nuovo impianto per sterilizzare i rifiuti alimentari delle navi
Sepor investe 450mila euro: altolà agli agenti patogeni che minacciano la salute

Impianto sterilizzazione rifiuti alimentari nel porto di La Spezia
LA SPEZIA. «Uno “scudo biologico” per la comunità»: in grado di «prevenire la diffusione di rischi sanitari che potrebbero essere importati attraverso i traffici marittimi internazionali». Così lo definisce l’Authority spezzina: è lo sterilizzatore hi-tech di ultima generazione per i rifiuti alimentari provenienti da navi che approdano nello scalo dopo aver toccato porti al di fuori dell’Unione Europea».
È un nuovo passo avanti realizzato grazie a Sepor spa, storica realtà ambientale del territorio: ha completato un importante investimento tecnologico presso la piattaforma di trattamento rifiuti presente sul Molo Garibaldi.
Il cuore del progetto – viene fatto rilevare – è l’installazione di un’autoclave all’avanguardia dal punto di vista delle dotazione tecnologiche: è un intervento che, come si tiene a sottolineare dal quartier generale dell’istituzione portuale spezzina, «rafforza ulteriormente il ruolo di Sepor», che fin dai primi anni ’50 opera nel porto ligure come «concessionario per la raccolta, gestione e trattamento dei rifiuti di origine marittima, quale presidio di tutela ambientale e sanitaria del porto». Da sottolineare -come siano pochi i porti che in Italia hanno un impianto di trattamento dei rifiuti così strutturato come quello di Sepor.
Da La Spezia riferiscono che, in nome dell’esigenza di garantire gli standard più elevati sotto il profilo della sicurezza, dell’efficienza e della sostenibilità, Sepor ha investito circa 450mila euro per sostituire il precedente impianto Omasa con il nuovo sterilizzatore Getinge Gss-R 121422: si tratta di «uno degli impianti più avanzati disponibili sul mercato nel campo della sterilizzazione industriale».
Vale la pena di segnalare che la sterilizzazione è un obbligo di legge, come ribadiscono dall’ente portuale: i rifiuti alimentari generati a bordo di navi che provengono da Paesi extraeuropei rientrano «nella categoria più severa prevista dalla normativa europea sui sottoprodotti di origine animale». Tali rifiuti – è quanto precisa la normativa – devono essere inceneriti oppure smaltiti ma soltanto se sottoposti a un trattamento preliminare di sterilizzazione conforme ai requisiti tecnici prestabiliti. Il motivo? Scarti del genere possono essere «potenziali vettori di agenti patogeni di rilevanza transfrontaliera, come peste suina africana, afta epizootica o altre zoonosi che potrebbero minacciare la salute pubblica e il patrimonio zootecnico nazionale».
È dunque esatto dire che la sterilizzazione a vapore saturo svolta da Sepor – si aggiunge – agisce come un vero “scudo biologico” per la comunità: è il modo per prevenire «la diffusione di rischi sanitari che potrebbero essere importati attraverso i traffici marittimi internazionali». Eppure, secondo quanto sostiene l’Authority spezzina, sono «pochi i porti che in Italia hanno un impianto di trattamento dei rifiuti così strutturato come quello di Sepor».
«L’Authority del Mar Ligure Orientale continua a lavorare per la realizzazione dei progetti “verdi”», dice il presidente dell’ente, Bruno Pisano: «Lo facciamo sia in nodo autonomo sia con il contributo di operatori privati che condividono gli obiettivi dell’ente per giungere alla piena sostenibilità dei porti di competenza».











