Il rebus del boom delle partenze cancellate (più 122% nell’ultimo mese)
La volatilità dei tempi schedulati è la nuova normalità: come cavarsela

Sjoerd de Jager, amministratore delegato di PortXchange
ROTTERDAM. Le “partenze in bianco” stanno diventando la “nuova normalità”: nel senso che sono entrate da tempo a far parte del ciclo delle spedizioni. Ma i dati più aggiornati lasciano intuire che «la scala e la frequenza dei “black out” stanno entrando in una nuova fase», che si tratti di partenze cancellate o di semplici porti saltati. A dirlo è PortXchange, azienda del settore delle tecnologie marittime con quartier generale a Rotterdam che si occupa di dati (ad esempio, per monitorare la decarbonizzazione dei porti) e di strumenti di pianificazione collaborativa che aiutano a facilitare il coordinamento tra navi, terminal e fornitori di servizi.
C’è un dato che colpisce: gli analisti del team di Rotterdam ricordano che «Drewry parla di un aumento del 122% questo mese rispetto al mese precedente relativamente alle partenze cancellate o ai porti saltati sulle principali rotte Est-Ovest solo questo mese, in pratica il raddoppio della capacità di carico annullata a paragone del periodo precedente. È vero che può capitare qualcosa di episodico, ma in realtà per PortXchange c’è qualcosa di più: nel senso di «qualcosa di più strutturale».
È vero che la società olandese vende ai clienti soluzioni e dunque sta facendo marketing: ma è diffficile negare che i lussi commerciali stiano diventando sempre più volatili e dunque sempre meno programmabile l’andamento di una catena di approvvigionamento che, al contrario, si postula precisa come un orologio svizzero. Basti pensare all’intrecciarsi fra tensioni geopolitiche, un guazzabuglio quotidiano sul fronte dei dazi, gli effetti dell’inflazione sulle buste paga e l’atteggiamento rinunciatario di molti consumatori di fronte alle incertezze del quadro, il rebus degli orizzonti relativi alla transizione energetica. «Le ipotesi di pianificazione tradizionali risultano sempre più fragili», dicono da PortXchange: «Per i porti, i terminal e gli operatori dell’entroterra, la questione centrale non è solo la riduzione della capacità ma la variabilità».
L’amministratore delegato e co-fondatore della società olandese, Sjoerd de Jager: «In condizioni volatili il riferimento statico agli orari stimati di arrivo diventa obsoleto pressoché immediatamente. L’industria vuole limitare gli sprechi? Non c’è alternativa al fatto di passare dalla pianificazione statica alla coordinamento predittivo aggiornandolo di continuo». Si pensi anche agli effetti che, pur in una situazione complessiva relativamente stabile, gli aggiustamenti continui dei tempi in corso di navigazione innescano una serie di effetti concreti a cascata nell’operatività. Risultato: «la prevedibilità che diventa più preziosa dei volumi di traffico».
PortXchange racconta di aver testato “EtaPredictor”, una soluzione predittiva su misura, basata sull’intelligenza artificiale, per ricalcolare i tempi stimati di arrivo anche utilizzando dati storici a livello di navi e di rete, e dunque misurarne l’efficacia in un contesto reale. Con un risultato dichiarato: il sistema ha ridotto l’errore di previsione dell’orario di arrivo «di oltre il 50% entro sei mesi dalla distribuzione». Questo – si afferma – ha consentito di ottimizzare di più l’utilizzo delle strutture, avere meno servizi tecnico nautici inattivi, pianificare meglio l’uso della manodopera. Come dice con una frase a effetto, de Jager: «Non possiamo controllare l’annullamento delle partenze o i salti di scalo e nemmeno la volatilità geopolitica. Ma possiamo controllare quanto intelligentemente pianifichiamo intorno a loro».











