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SOS AMBIENTE

Il workshop con gli occhi puntati su come sta cambiando il mar Mediterraneo

A Livorno a confronto le analisi degli studiosi e chi ha in mano le decisioni

Previsioni meteo del consorzio Lamma

LIVORNO.  “Il mare che cambia: osservare, capire e agire con Sea(ste)mar”. È questo il titolo del workshop interamente dedicato «all’osservazione e alla comprensione delle trasformazioni che interessano il nostro mare, con l’obiettivo di trasformare i dati scientifici in azioni concrete di salvaguardia», come spiegano gli organizzatori. L’appuntamento è giovedì 26 febbraio dalle 9.45 alle 13 al il Museo di Storia Naturale di Livorno (via Roma 234) come iniziativa territoriale toscana dell’omonimo progetto “Sea(ste)mar”

Le realtà istituzionali coinvolte per l’Italia — nello specifico il Consorzio Lamma e la Guardia Costiera, oltre a Arpal, Cnr e Fondazione Cima — illustreranno metodologie, competenze acquisite e visioni future, evidenziando come l’elaborazione di dati e il sapere scientifico siano in grado di «trasformarsi in benefici tangibili per la difesa delle acque e specialmente per il mantenimento della ricchezza biologica marina».

Illustrandone gli scopi, è stato messo in chiaro che l’incontro vuole essere «un ponte tra chi produce dati scientifici e chi è chiamato a governare il mare». Parteciperanno ricercatori di rilievo nazionale per riflettere su come i sistemi di monitoraggio e previsione possano guidare le scelte future a protezione della biodiversità. In apertura è prevista anche la presenza dell’assessora all’ambiente del Comune di Livorno Giovanna Cepparello.

Al centro dell’attenzione è il fatto che il Mar Mediterraneo – viene fatto rilevare presentando l’iniziativa – è «oggi protagonista di rapidi cambiamenti: l’innalzamento delle temperature, l’evoluzione delle correnti e la pressione delle attività umane impongono nuove sfide per la sicurezza e la tutela ambientale». I promotori tengono a ribadire che questo progetto nasce proprio per «rispondere a queste necessità, costruendo nel Mediterraneo nord-occidentale una rete integrata di osservazioni, modelli e servizi meteo-marini».

L’evento si articolerà in due momenti principali. La fase d’apertura della conferenza guiderà i partecipanti alla scoperta dell’iniziativa “Sea(ste)mar”, che si occupa di «tessere nel bacino del Mediterraneo nord-occidentale una maglia sempre più connessa di monitoraggi, proiezioni e sistemi meteorologici-marini». Obiettivo: mirare «alla protezione, al coordinamento delle operazioni nautiche e alla preservazione degli ecosistemi».

Nel corso della seconda sessione – viene messo in evidenza – l’orizzonte dell’analisi si amplierà ulteriormente. Prendendo le mosse dal perimetro del Santuario Pelagos e dalle acque del Mediterraneo settentrionale, il dibattito verterà sulle «ripercussioni che i mutamenti globali e le crisi climatiche esercitano sugli habitat acquatici: flussi migratori di specie, metamorfosi degli ambienti naturali e l’insorgere di fragilità inedite, che tuttavia portano con sé nuove occasioni di studio e di resilienza».

Prenderanno la parola esponenti di spicco della ricerca scientifica italiana — afferenti a Ogs, all’Università di Siena e all’Università di Pisa — per dare vita a un confronto collettivo sulle modalità di analisi e decodifica di tali trasformazioni. L’obiettivo sarà definire quale funzione strategica debbano assumere le reti di osservazione e i modelli predittivi nel tracciare la rotta per le decisioni e le politiche del domani.

Pubblicato il
25 Febbraio 2026

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