“Marine d’Italia”, nasce l’alleanza operativa fra i porti turistici del Bel Paese
A partire dall’esperienza del consorzio toscano, decolla l’idea di una strategia coordinata

Nautica Confindustria
VIAREGGIO. Si chiama “Marine d’Italia” ed è la nuova piattaforma nazionale che sta nascendo per «supportare e connettere le aggregazioni regionali della portualità turistica italiana»: una sorta di “confederazione” fra qualcosa di simile a quanto è accaduto in Toscana con l’esperienza del consorzio regionale che, da un continuo sgomitare l’uno contro l’altro, ha tramutato in una offerta coordinata e in una sorta di alleanza i rapporti fra gli undici porti turistici presenti nella regione (con 4mila posti barca).

Matteo Italo Ratti, presidente delle Marine della Toscana
Non a caso, la presentazione avverrà la prossima settimana nel porto di Marina Cala de’ Medici, fra Castiglioncello e Rosignano. Del resto, il disegno viene proprio da lì: già nel settembre di quattro anni fa, al momento del decollo dei porti toscani come “squadra”, secondo quanto riportato dalla stampa era stato annunciato dal presidente delle Marine della Toscana, Matteo Italo Ratti, al timone dell’infrastruttura rosignanese, che «i tempi sono maturi anche per avviare collaborazioni con altre regioni così da poter arrivare alla costituzione di un Consorzio Marine d’Italia».
Beninteso, i dettagli arriveranno nel corso della presentazione ufficiale in agenda per martedì 10 marzo ma fin da ora ”Marine d’Italia” ci tiene a dire che «non è un’associazione né un nuovo soggetto di rappresentanza». No, punta semmai a qualificare il proprio identikit come quello di «una piattaforma di servizi che opera a supporto degli aggregati regionali (esistenti o in fase di costituzione) con l’obiettivo di rafforzarne la capacità operativa, commerciale e organizzativa».
L’esperienza toscana è stata in questi anni un “faro” anche per il resto del Paese: adesso questo percorso – appunto, un “viaggio” più che un pacchetto bell’e infiocchettato fin dall’inizio – sembra farne qualcosa di simile alla spinta per confederare le differenti realtà ai quattro angoli delle coste del Bel Paese. Come è stato spiegato al momento dell’annuncio, il progetto nasce da una consapevolezza: che «il futuro della portualità turistica italiana passa attraverso modelli di cooperazione strutturata su base territoriale, capaci però di dialogare all’interno di un sistema nazionale coordinato».
Tutto questo è da tradurre così: “Marine d’Italia” – viene messo in risalto – si propone come «strumento abilitante per:
- integrare sistemi di prenotazione e servizi tra le diverse realtà regionali,
- potenziare l’organizzazione di eventi condivisi,
- sviluppare iniziative comuni di promozione,
- attivare acquisti aggregati e ottimizzazione dei costi.
- favorire standard operativi coerenti tra reti territoriali.
Beninteso, la piattaforma non vuole affatto predisporre un “cervello” lontano che comanda su tutti. Al contrario, a quanto sembra di capire, a differenza di quel che è in atto nella grande portualità dei container e dei cargo, vuol girare al largo dalla tentazione «di sostituirsi alle identità locali o di centralizzare le decisioni», semmai «mette a disposizione strumenti comuni per rafforzare ciò che esiste e accompagnare la nascita di nuovi aggregati regionali». Con un obiettivo: creare «un sistema coordinato capace di generare maggiore efficienza, economie di scala e capacità di competere sui mercati internazionali, mantenendo forte il radicamento territoriale delle singole marine».
Del resto, la ricerca della competitività c’è ma dandosi questo orizzonte strategico la portualità turistica italiana punta a rafforzarla ma, anziché sbranarsi fra vicini, mira a «mettere in rete le energie territoriali e trasformarle in sistema». In “Marine d’Italia” cerca di dotarsi di «uno strumento concreto» per farcela. La presentazione ufficiale il 10 al Marina Cala de’ Medici – viene annunciato – sarà «l’occasione per illustrare la struttura e il funzionamento della piattaforma e il modello di relazione con gli aggregati regionali con le prime iniziative operative e le prospettive di sviluppo a livello nazionale».











