Il dito e la Luna

Il rigassificatore nel porto di Piombino
La guerra all’Iran, una delle tante feroci guerre in corso, ha dunque colpito in pieno il lato debole dell’economia nazionale, i flussi d’energia. Gli analisti di tutto il mondo hanno chiarito – come ha riportato l’attenta analisi di Mauro Zucchelli su questo stesso giornale – come lo stretto di Hormuz sia le nuove Termopili dello scontro tra l’ex Persia e l’Occidente. Io però non entro nell’analisi globale: anzi, mi fermo sul dito che indica la Luna invece di analizzare la Luna. E perdonatemi il sillogismo.
Il dito sul quale mi soffermo riguarda il rigassificatore galleggiante della Snam, in opera nel porto di Piombino ma sotto sfratto da parte della Regione. Mai come oggi l’Italia ha avuto sete di gas: e quello scaricato a Piombino – come buona parte di quello rigassificato anche al largo di Livorno – proviene da fonti ben lontane dall’area “calda” oltre Suez: viene in particolare dagli Usa. Dunque, sarebbe una scelta davvero suicida quella di fermare adesso l’utilizzo della nave Snam a causa di un trasferimento imposto (dove?).
Nei giorni scorsi il ministro Frattin ha dunque congelato la norma della Regione perché non c’è al momento un sito alternativo pronto; quindi continueremo a ricevere Gnl Usa o comunque in gran parte americano con i due rigassificatori toscani che provvedono ad oltre un terzo del fabbisogno nazionale.
Poca roba? Nella grande guerra in corso, sembra una piccola notizia, il dito invece della Luna. Ma senza “Italis”, dovremmo ricorrere alla calza del carbone della Befana: con buona pace dell’ambiente e di chi rema ancora contro ogni genere di energia che non venga dal sole o dal vento. Un’utopia che, in attesa di rimediare allo sciagurato “niet” al nucleare pulito, ci costerebbe sempre di più.
(A.F.)











