Uggè accusa: gasolio, il prezzo della pasta non lo fanno i camion
«L’autotrasporto è vittima dei rincari ed è additato come il “mostro”»

Paolo Uggè, presidente di Fai
ROMA. È chiaro che l’aumento del carburante crea difficoltà al sistema produttivo e ai trasporti. Ma sostenere che questo si traduca automaticamente in forti rincari per i beni di largo consumo è superficiale e sbagliato. Ed è proprio questa narrazione a offrire terreno fertile alla speculazione». Parte da qui Paolo Uggè, presidente di Fai, organizzazione dell’autotrasporto, per prendersela con «ricostruzioni fantasiose sugli aumenti dei beni di prima necessità attribuiti al rincaro del gasolio». A suo giudizio, queste tesi «hanno due motori: ignoranza e cupidigia». Lo sottolinea così: «Gli autotrasportatori non sono il problema, in molti casi sono i primi a pagare il conto».
Il leader storico dell’autotrasporto prende «un esempio che tutti capiscono: un chilo di pasta». Lo fa per dire che «l’aumento del gasolio incide su quel chilo per pochi millesimi». Il motivo è semplice, dice: «Un camion trasporta fino a 28 tonnellate di merce. Anche ipotizzando un aumento del gasolio del 30% (che incide per circa il 25-30% sui costi di trasporto) l’effetto sul prezzo finale resta minimo». Aggiungendo poi: «Dire il contrario significa non conoscere i numeri o voler speculare».
Nell’opinione di Uggè il paradosso è semmai un altro: «Gli autotrasportatori quei costi li pagano davvero, ma spesso non riescono a farseli riconoscere dai committenti. Così chi trasporta le merci subisce l’aumento e allo stesso tempo viene indicato come il responsabile degli aumenti». L’esponente dell’organizzazione di categoria segnala che «il costo medio di trasporto cresce di circa l’8-9%: su un viaggio di 300 chilometri significa 40-50 euro in più e, spalmati sulle tonnellate di merce trasportata, l’impatto sul singolo prodotto diventa quasi impercettibile. Eppure, si continua a costruire il “mostro” di turno: l’autotrasporto».
Da tradurre così: le imprese che «ogni giorno fanno arrivare merci, cibo e beni in tutta Italia (le stesse che durante il Covid venivano chiamate “eroi”…) oggi pagano gli aumenti senza vederseli riconoscere e finiscono sul banco degli imputati». È questa la ragione che ha spinto Fai a chiedere al governo «una cabina di regia per affrontare la situazione». Fra gli interventi da fare, secondo Uggè:
- agire in sede europea per sospendere i vincoli sugli aiuti di Stato,
- eliminare norme distorsive come l’Ets,
- fermare le derive ideologiche del “Green Deal”.
- aggiornare subito i costi della sicurezza definiti dal ministero dei trasporti
- rafforzare i controlli contro le pratiche che falsano la concorrenza.











