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L’INTERVISTA

«Indispensabile più sinergia tra gli attori, bisogna smetterla con gli orticelli»

Parla la presidente dell’interporto “Vespucci”, Monica Bellandi

Interporto Guasticce, polo freddo

LIVORNO. Monica Bellandi, presidente dell’interporto “Vespucci” di Guasticce, ha una lunga storia di professionalità sulle tematiche della logistica portuale, iniziata da giovanissima all’interno della Compagnia dei portuali e sviluppatasi poi con un curriculum di gestione non solo amministrativa ma anche operativa di terminal merci. È l’unica donna al timone di un interporto nazionale, una delle poche conosciute per parlare poco ma agire («speak softly but carry a big stick» dall’immortale suggerimento del presidente Roosevelt), forse la più apprezzata anche dai lavoratori del mondo della logistica perché ha toccato con mano, nei vari incarichi, le loro problematiche. L’abbiamo intervistata in un momento estremamente delicato per il sistema porto labronico, per i pesanti  ritardi nei collegamenti dell’ultimo miglio che pesano anche sulla funzionalità del “Vespucci”. Domande forse scomode, ma risposte, come leggerete, precise e coerenti.

Presidente Bellandi, l’interporto Vespucci ha da tempo esaurito gli spazi: e anche durante il suo mandato presidenziale sono state annunciate iniziative per allargarsi e recepire altri insediamenti. Come si è sviluppata la cosa?

«Il nostro obiettivo è un progetto di espansione di Interporto che permetta al territorio di cogliere le opportunità che il mercato della logistica sta offrendo per potenziali nuovi insediamenti. In sintesi, la nostra finalità è quella di integrare la configurazione di Interporto con le esigenze degli operatori logistici,  del porto e dell’area collegata: una piattaforma logistica a servizio dell’intermodalità, dei flussi da/per i terminal portuali che faciliti insediamenti industriali e produzione/stockaggio di energia da rinnovabili. Per questo scopo, stiamo dialogando con il Comune di Collesalvetti per una programmazione urbanistica che recepisca tale visione, nell’interesse comune del territorio, inteso in senso lato, porto-interporto-area vasta- regione».

Uno dei successi è quello del prestito di 10 milioni da parte dei soci istituzionali, concesso anche per l’importanza dei vostri progetti. Com’è stato impiegato quel capitale?

«La definizione del percorso per il prestito a titolo oneroso da parte dei soci pubblici (Autorità di Sistema Portuale, Regione, Comuni di Livorno e di Collesalvetti, Camera di Commercio, Provincia di Livorno) è stata senz’altro una pietra miliare per il percorso di Interporto verso le iniziative collegata alla risposta precedente: la ristrutturazione del debito verso istituti finanziari consentirà ad Interporto di interpretare in concreto il progetto di espansione, con iniziative per infrastrutture intermodali, impianti di produzione energetica “verde”, servizi all’autotrasporto (colonnine elettriche), implementazione sistemi di gestione della sosta-ingresso-uscita di camion e treni condivisi con i diversi terminal del porto. È chiaro che questi investimenti – conseguenti, ripeto, a un piano di espansione condiviso con le Istituzioni – potrebbe avere anche necessità di ulteriori finanziamenti, ad esempio da Cassa Depositi e Prestiti, oppure derivanti da progetti pubblici & privati, in stile Darsena Europa…».

Si è parlato molto del secondo grande magazzino Reefer: quando entrerà in funzione e chi lo gestirà?

«Il magazzino in oggetto, gemello di quello già in funzione per il “freddo”, è di proprietà della Autorità di Sistema Portuale e la sua gestione consegue alle procedure previste: Interporto come società pubblica si considera, per dirla semplice, il braccio operativo dell’ente che gestisce il demanio portuale e le sue strutture, quindi è disponibile a mettere il suo know-how e la sua capacità logistica a disposizione dell’Autorità di Sistema Portuale anche per questo magazzino. Così da rendere più ampia l’offerta di servizio per un settore, quello della refrigerazione, che ha una domanda non soddisfatta dal territorio: intendo la domanda di conservazione sotto zero».

Una delle criticità, il collegamento ferroviario con le banchine, attende da anni la soluzione con lo “scavalco”, che però va alla lunghe. Tempi concreti?

«Il collegamento ferroviario diretto dalla stazione “Darsena Toscana” al terminal ferroviario di Interporto, vitale per la funzione di una piattaforma logistica intermodale, sarà finalmente completato a fine 2027, superate le prescrizioni ambientali a cui Rfi ha ottemperato».

Il convegno che si è svolto all’Interporto di recente ha affrontato anche il tema delle energie rinnovabili per il Vespucci: idrogeno, parco eolico, campi solari. Ci sono soluzioni prossime e quali?

«La funzione delle piattaforme logistica – porti & interporti – non deve limitarsi alla movimentazione e deposito di merci da/per le banchine del porto, ma può costituire  una leva strategica per la decarbonizzazione, operando una sorta di rivoluzione nel settore logistico. La piattaforma di Interporto può consentire produzione di idrogeno in loco, eliminando costi  e difficoltà di trasporto, integrando diverse produzioni (fotovoltaico-eolico) con un effetto moltiplicativo degli investimenti e della capacità di attrazione di insediamenti industriali che privilegiano aree con fonti di energia sostenibile e a minore costo. I vantaggi di produzione, deposito, distribuzione di energia “verde” in area Interporto sono oggettivi.  L’utilità riguarderebbe l’intera Toscana che potrebbe così superare la difficoltà di individuazione di un’area idonea per un “hub” energetico (considerando la grande bellezza del suo territorio che deve assolutamente essere preservata).  Le soluzioni allo studio per una problematica così complessa possono essere quindi coordinate solo dalla Regione che ne sta curando il percorso anche a livello di coinvolgimento dei fondi europei».

L’Autorità di Sistema Portuale, che pure è uno dei soci primari, è da mesi senza rappresentanza in consiglio per le dimissioni del “marittime consultant” Angelo Roma. Un “vulnus” abbastanza atipico: ci sono iniziative in campo?

«Il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale è naturalmente informato e consapevole di questa nomina “sospesa” e senz’altro ne darà esito nei tempi che riterrà opportuni».

Presidente, ormai a metà del suo mandato, come vede il prossimo futuro del Vespucci anche in relazione ai tanti problemi che sembra ritardino ancora la Darsena Europa e al piano nazionale sugli interporti?

«Personalmente sono convinta che sia pure con qualche ritardo (che mi auguro minimo) l’entrata in funzione del nuovo terminal contenitori della Darsena Europa determinerà un complessivo rinnovamento delle aree funzionali del porto, come previsto dal piano regolatore portuale, perché consentirà di:   destinare a multipurpose/ro-ro la Sponda Ovest e la Sponda Est della Darsena Toscana; dare di conseguenza migliore operatività di spazi e banchine e quindi maggiore capacità di attrarre nuovi traffici per merci diverse dai contenitori. È quindi ovvio lo sviluppo che Interporto potrà avere, offrendo servizi integrati e coordinati con i diversi terminal e soprattutto intermodalità, al fine di contribuire alla fluidità di in e out delle merci (su gomma e su ferro). La digitalizzazione delle pratiche di gestione e controllo avrà un ruolo fondamentale ed Interporto potrà avere un ruolo determinante».

Che cosa serve, oltre alle risorse pubbliche e private, perché tutti questi obiettivi siano concretizzati?

«Serve l’azione sinergica delle parti (istituzioni, imprese, lavoratori) perché si operi in ogni sede a sostegno del progetto Darsena Europa e delle sue implicazioni di riassetto funzionale del porto. Convinte che l’egoismo di un vantaggio contingente di oggi (un raccolto da orticello) è un pesante freno alla costruzione di  ben più stabili vantaggi per la Città Porto. Penso soprattutto al processo per l’assegnazione del progetto Darsena Europa ed alla transizione operativa verso la Darsena Europa: non esisterà un D-Day in cui si chiude l’attuale destinazione delle Sponde Ovest ed Est della Darsena Toscana come fosse un time-lapse. Credo sia imprescindibile una pianificazione costruita e condivisa dalla comunità portuale insieme a chi ha la responsabilità della gestione del porto, l’Autorità di Sistema. Ritengo che solo con questa prassi gli ingenti investimenti pubblici e privati in porto e Interporto avranno una importante ricaduta in termini di sviluppo industriale e di occupazione. E la Città Porto di Livorno sicuramente trarrà linfa per la sua qualità di vita».

A.F.

Interporto ingresso

Pubblicato il
13 Marzo 2026
di ANTONIO FULVI

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