È in Toscana il meglio della produzione mondiale di yacht: i numeri
A Viareggio il “conclave” dei comandanti del settore, a Carrara le startup

Da sinistra: Sokhela Nomalanga (municipalità di Durban), Vincenzo Poerio (presidente di Yare), Lungelo Buthelezi (municipalità di Durban), Katia Balducci (presidente di Navigo), Pietro Angelini (direttore di Navigo)
VIAREGGIO. Per la cena-evento di Yachting Aftersales & Refit Experience (Yare) organizzata da Navigo nel cuore del distretto nautico toscano non poteva esserci luogo migliore di uno spazio che fisicamente è stato ritagliato a Viareggio con una tensostruttura fra i cantieri: ha ospitato più di 600 operatori del settore in una serata nel segno del networking. Ospitalità ma anche spettacolo: l’area produttiva è stata trasformata in palcoscenico in cui dar vita a uno show di fontane luminose, a memoria dei presenti mai prima d’ora era stato realizzato qualcosa del genere in un tale contesto. Le traiettorie dei getti d’acqua hanno ricamato il buio grazie a una sapiente regia di illuminazioni colorate in tandem con brani musicali che, inutile dire, qui non potevano che avere come protagonista le arie di Giacomo Puccini (ma anche colonne sonore di film cult) mentre sullo sfondo le quinte di scena erano rappresentate dalle ombre di yacht e vele tutt’attorno.
È questo un evento suggestivo di grande effetto teatrale, ma è solo un pezzetto del cartellone con cui il mondo dello yachting cerca di conquistare la scena sì a livello internazionale ma, paradossalmente, forse ancor più in casa propria. Su scala planetaria il buon nome di cosa rappresentano i cantieri lungo la costa toscana è dato dal fatto che il 52% del mercato mondiale degli yacht di medie e grandi dimensioni è appannaggio di produttori italiani e che in questo campo l’industria toscana la fa da padrone, visto che ne ha una quota del 40%. Parole di Matteo Italo Ratti e di Pietro Angelini, durante la presentazione del progetto di “Marine d’Italia”.
L’edizione numero 16 di Yare 2026 torna a ribadire il motto che dribbla la tentazione di replicare il format classico degli stand (è questo il concept 2026: zero stand, 100% efficienza»): per questo ha messo in piedi «oltre 2.600 incontri “B2C” e quattro workshop» e ha accolto 600 ospiti provenienti da quattro continenti nel distretto toscano in questa “tre giorni” dedicata al “refit”.

All’interno del cantiere Seven Stars Marina & Shipyard
Del resto, proprio l’attenzione alla rimessa a nuovo è sempre più la bussola che mette in moto gli ingranaggi della crescita dell’industria dei superyacht: secondo quanto riferiscono gli organizzatori di quest’appuntamento che lo mette sotto la luce dei riflettori, il “refit” rappresenta «il 36% delle opportunità di business complessive del settore». Lo dicono i dati del quinquennio 2020-2024: oltre 20.600 operazioni di “refit” su yacht superiori ai 30 metri, il 12% in più a paragone del periodo precedente e con previsioni che stimano un incremento per il 2025-2029, quando sono previste oltre 22mila operazioni. Le cifre sono saltate fuori alla vigilia di questo evento, che offre il “termometro” della situazione confermandosi – com’è stato sottolineato – nel ruolo di osservatorio economico permanente del comparto grazie alla presentazione dello “State of the Industry Report” in collaborazione con The Superyacht Group, principale media partner internazionale dell’evento.
Altre cifre riguardano l’analisi delle aree di crescita: per “refit” e manutenzione della flotta esistente viene indicata una percentuale del «36% delle opportunità di business». Se la sommiamo ai servizi operativi e di supporto (22%), si arriva a sfiorare «il 60% del mercato complessivo, superando nuovi modelli di charter e proprietà (19%) e progetti new-build (17%)». Se come detto nell’arco temporale tra il 2020 e il 2024 sono state registrate non molto meno di 21mila operazioni di “refit” su yacht oltre i 30 metri, va detto che quasi 13mila hanno riguardato il segmento 30-40 metri mentre «poco meno di 6mila nel segmento 40-60 metri, a conferma di una dinamica strutturale di crescita».
Yare 2026 ha portato in Versilia oltre 100 comandanti di superyacht e circa 150 aziende della filiera nautica internazionale; hanno potuto incontrarsi tra cantieri, sale conferenze e tavoli di lavoro. L’ultima giornata ha chiuso il ciclo degli incontri “B2C Meet the Captains” nella sessione mattutina. Nel pomeriggio si sono svolti quattro workshop paralleli, pensati come tavoli di lavoro operativi. Al centro dell’attenzione temi come questi:
- refit e sostenibilità ambientale (moderato da Alperen Direkci);
- crescita professionale nella nautica (moderato da David Seal);
- nuove sfide fiscali e legali per il settore, tra Iva, normative export e standard Esg (a cura di Gianfranco Puopolo e Carla Bellieni);
- applicazione dell’intelligenza artificiale alle operazioni nautiche (moderatore: Robin Weninger).
L’iniziativa ha visto prima di tutto i comandanti compiere un intenso tour nei principali cantieri del territorio per una conoscenza diretta con alcune eccellenze nel campo della cantieristica e dei servizi dedicati ai superyacht: ad esempio, il cantiere Sanlorenzo, nel sito di Duerre di Vicopisano; poi Seven Stars Marina & Shipyard; quindi, Amer Yachts; successivamente Ab Yachts e Maiora, marchi di Next Yacht Group.
L’indomani è andato in scena il Forum Internazionale di YARE, come sempre in collaborazione con The Superyacht Group, moderato da Martin Redmayne: in ballo le principali prospettive di quel che “refit” e servizi ai superyacht sarà nei prossimi anni: sul palco protagonisti come David Margason di Adriatic42, Federico Rossi di Rossinavi, Giorgio Campini di Tecnopool e Alberto Perrone del cantiere tedesco Lürssen, insieme a tre comandanti di superyacht. Il secondo panel ha messo al centro le dinamiche mediterranee sul fronte delle infrastrutture per superyacht: a dar voce a marine e porti, ecco Pietro Angelini (Navigo), Pedro Suasi (Balearic Marine Cluster), Giusy Murolo (Marina Genova), Petra Malloier (Port Vauban) e Ana Vilches (Marina Port Vell). Poi l’approfondimento dedicato a Durban, la città sudafricana che si è messa in vetruna come destinazione emergente nel campo dello yachting.
Bisogna aggiungere che Yare fa parte del cartellone della “Tuscany Yachting Week”: un ricco calendario di eventi che hanno il sostegno della Camera di Commercio della Toscana Nord-Ovest in tandem con Regione Toscana e Toscana Promozione Turistica. L’altra metà della “mela” – cioè di questo duplice evento che ha trainato una nuova consapevolezza nell’importanza dell’industria cantieristica per la Toscana – è dato dal “Seatechnology”, l’appuntamento a Carrara che ha richiamato gli sguardi sull’innovazione: in vetrina «un mare di startup», com’è stato detto con efficacia. Obiettivo: guardare non solo allo yachting di oggi o tutt’al più di domattina ma anche a quello di dopodomani. E magari fare leva sulla capacità tecnologica per rafforzare una industria così rilevante e guidarne il cambiamento.
Al tirar della riga del totale, tutto questo ha portato a mettere in evidenza una trasformazione nel tessuto connettivo della regione: la costa è stata finora il regno della grande industria pesante (si pensi al polo siderurgico di Piombino ora assai in affanno) e ai grandi poli chimici come, per dirne un paio, il petrolchimico della raffineria Eni di Stagno e lo stabilimento Solvay, l’uno e l’altro con tutto quel che hanno intorno. Ebbene, la Toscana non è solo Rinascimento da impacchettare e offrire come souvenir ai turisti, è anche manifattura: lo attesta il livello dei numerosi cantieri lungo la costa. A cominciare da Azimut Benetti fra Livorno e Viareggio, da un quarto di secolo in testa anno dopo anno alla classifica mondiale dei produttori di grandi yacht. Ma senza dimenticare gli altri, una parte dei quali giocano nella Champions League delle grandi case di yacht.











