Affrettarsi lentamente, ma molto lentamente…
Nella letteratura latina, il motto dell’imperatore Augusto “Fèstina lente” era considerato il massimo della saggezza. Voleva significare, in sostanza, prendere decisioni veloci, ma anche giustamente ponderate, non allo sbaraglio per far presto. Presto e bene – recita un altro motto – è sempre difficile.
Che c’entrano questi richiami con il porto di Livorno? Capisco che siamo alla vigilia di importanti eventi ecumenici: il referendum sulla riforma della giustizia, i riflessi di una guerra all’Iran che doveva risolversi in una settimana (Trum dixit) ma che ha sinistre ricadute sempre più estese, le impennate dei costi vitali per le famiglie. Ma non possiamo dimenticare anche quanto succede in casa nostra, ovvero in porto e per il porto. E allora?
“Fèstina lente” è il motto che andrebbe seminato come si fa con il grano, a larghe bracciate.
Signori del ministero dei trasporti, “Fèstina” e ormai non più “lente” per decidere – o addirittura imporre – il completamento dell’organico dell’Autorità di Sistema Portuale di Livorno con la copertura dei posti del segretario generale e del rappresentante della Regione. Ricordiamo che c’è una norma che consente di agire d’imperio quando i “niet “incrociati della politica bloccano tutto.
“Fèstina” non più “lente” anche nelle decisioni locali sulla struttura dei collegamenti per l’ultimo miglio del porto: ovvero la timbratura dello sbocco del Canale dei navicelli in Darsena Toscana e l’apertura alla navigazione della foce in mare dello stesso canale. Giani, capo della Regione, improvvisamente s’è accorto dell’enorme problema di un porto che vuol essere moderno ed è rimasto con i piedi piantati del fango dell’antica Stagno, un intrico di ponti levatoi, di stradine da quadrupedi someggiati e di fossi insabbiati: e il presidente rilancia – finalmente! – ma con una soluzione tutt’altro che condivisa e che riapre due altri problemi: il ponte levatoio sullo Scolmatore per Tirrenia (che fermerà alternativamente file di auto camion specie d’estate e i mezzi nautici provenienti dal Canale dei navicelli verso il mare); e la sottrazione di parte del “gruzzolo” della Regione per la Darsena Europa, decisione che certo non incentiva chi potrebbe voler completare il finanziamento per la sospirata, benedetta e forse sempre meno probabile avventura del grande porto esterno.
“Fèstina” urgente (altro che “lente”!) anche perché l’interposto di Guasticce, che Angelo Roma per primo definì giustamente un “aspirante retroporto”, trovi una soluzione di rilancio che faccia diventare realtà le aspirazioni espresse di recente nella nostra intervista dalla presidente Monica Bellandi: più investimenti pubblici per avere più aree, autonomia energetica attraverso fonti rinnovabili. Più sinergie reali (e non solo formali) con l’Autorità di Sistema Portuale, che tra l’altro da quasi un anno non ha riconfermato o sostituito il suo vicepresidente nel “Vespucci”, lasciando il dimissionario Angelo Roma nel limbo, non tanto per lui quanto per la carica.
Conoscendo bene Angelo, mi sento di poter escludere che dopo tanti mesi a bagnomaria potrebbe anche accettare di rimettersi su quella poltrona. Una perdita secca per il “Vespucci” – Angelo Roma è tra i più esperti e i più sperimentati manager del nostro porto e della sua storia – ma che va comunque affrontata e risolta. Presidente Gariglio, se lo ricorda di essere anche uno dei soci senior del “Vespucci”?
“Fèstina velox” infine al ministero. Quando Rixi ha voluto, le cose si sono mosse alla velocità della luce (vedi la grande diga foranea di Genova). Per il resto, la tanto attesa riforma della riforma portuale è ancora lì dopo anni a zoppicare tra i passaggi della burocrazia ministeriale: come se l’economia dei trasporti mondiale aspettasse l’ultimo degli scaldapoltrone di viale Asia. Della nuova e sospirata riforma ci hanno anticipato pezzetti e dettagli, ma è sempre lì che stintigna. Intanto le grandi compagnie di navigazione italiane – vedi Msc, che consideriamo roba di casa nostra anche se ha la bandiera svizzera – vanno a costruire porti nuovi in tempi record in altre parti del mondo (Lagos) nel quadro di una guerra fratricida con l’altro grande armatore nazionale, il gruppo Grimaldi. Ma davvero così si fa il bene per tutto e tutti?
(A.F.)











