Sorpresa: scoperta una simil-Terra forse abitabile (ma ci vogliono 17mila anni per arrivarci)
La Scuola Normale di Pisa nell’équipe internazionale a caccia di esopianeti

Fabio Del Sordo, astrofisico della Scuola Normale Superiore di Pisa
PISA. Chissà se è solo perché non ci sono più gli astrofisici sognatori di una volta e anziché intitolarlo a una divinità greca o a un semidio assiro, nell’immancabile smania catalogatoria del burocratese l’hanno chiamato “GJ 887d”. Quanto a “naming” i santoni del marketing avrebbero potuto inventare qualcosa di meno sciapito d’una sigla alfanumerica, visto che questo pianeta extrasolare sembra davvero un “unicum”: non solo ne è stata confermata la presenza e non solo se ne è parlato come «con caratteristiche simili a quelle della Terra» ma, quantomeno teoricamente, «potrebbe:
- ospitare acqua liquida sulla sua superficie;
- non essere inondato da eccessive tempeste stellari».
Sono due requisiti indispensabili per riuscire a poter immaginare un possibile sviluppo della vita, perlomeno per come oggi noi la conosciamo. La traduzione concreta la fanno dal quartier generale della Scuola Normale Superiore di Pisa, spiegando che «questo oggetto cosmico è uno dei più simili alla Terra finora trovato».
È «a circa 10,7 anni luce di distanza da noi». E, detta così, sembrerebbe lì accanto. Figuriamoci: quello è un “metro” spazio-temporale che vale viaggiando alla velocità della luce. In realtà, anche saltando a bordo del mezzo più veloce mai costruito da noi umani di questo pianeta, per arrivare laggiù su questa (possibile) Nuova Terra un astronauta «impiegherebbe più di 17mila anni». Per avere un metro di paragone: bisogna risalire assai più indietro del tempo dei faraoni nell’antico Egitto, quasi ai tempi degli uomini preistorici di Neanderthal e arrivare fino a oggi…
Il lavoro che ha riportato sotto la luce dei riflettori questa simil-Terra è stato pubblicato di recente su “Astronomy & Astrophysics”: porta la firma di una équipe di ricerca internazionale che, guidata da scienziati dell’Istituto per l’Astrofisica e la Geofisica (Iag) dell’Università di Gottinga, vede in prima fila anche il gruppo di cosmologia della Scuola Normale con l’astrofisico Fabio Del Sordo (che è pure affiliato Inaf tramite l’Osservatorio di Catania). A permettere il balzo in avanti con questa indagine è stata la disponibilità dei dati degli spettrografi Harps e Espresso: la comunità scientifica internazionale ha ottenuto di posizionarli in Cile, sono progettati per dare «la caccia agli esopianeti tramite il metodo delle velocità radiali (o metodo Doppler), entrambi sviluppati sotto l’egida dell’Osservatorio Europeo Australe (Eso)».
In realtà, il pianeta scoperto intorno alla stella GJ887 «era stato individuato già nel 2020 e ora con i nuovi dati a disposizione ne è stata confermata l’esistenza», dice Del Sordo. Lo studioso della Normale ribadusce che «il segnale identificato mostra che si muove su un’orbita di circa 50 giorni». Aggiunge poi: «È molto interessante anche perché può avere caratteristiche simili a quelle di pianeti del nostro sistema solare. Stiamo parlando di un sistema che non si trova a distanze siderali, ma solo 6 anni luce più lontano rispetto a Proxima Centauri, quello più prossimo a noi».
Sia chiaro, non è l’unico pianeta di questo tipo che il lavoro degli astrofisici abbia scovato nel cosmo: l’indirizzo https://phl.upr.edu/hwc è quello di un team di ricerca (Planetary Habitability Laboratory) che dal centro portoricano di Arecibo, luogo cult in questo campo, si occupa di pianeti abitabili. Potete ad esempio trovare lì la catalogazione (in lingua inglese) di una sfilza di pianeti di questo tipo, ciascuno con le proprie caratteristiche. Nel caso di un pubblico meno specializzato ma ugualmente curioso, per un primo approccio alla questione può essere utile anche la voce di Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Esopianeti_potenzialmente_abitabili.

Ricostruzione del sistema di pianeti orbitanti intorno alla stella GJ 887
Gli scienziati di GJ 887d hanno anche visto qualcos’altro, oltre alla conferma del fatto che il nostro caro GJ 887d esiste davvero: è stata rilevata «la presenza di un altro pianeta su un’orbita di poco più di 4 giorni, e identificato traccia di un ulteriore pianeta che orbita in due giorni». Da tradurre così: è un sistema che «comprende in totale 4 o 5 pianeti attorno ad una stella che in astrofisica viene definita nana di tipo rosso, più fredda e con una massa di circa la metà di quella del Sole».
Del Sordo ne parla come di «una stella interessante». Il motivo? «Non solo è tra le più vicine al nostro Sole, ma non presenta neanche una eccessiva produzione di tempeste stellari, o di venti che inondano di fortissime radiazioni i pianeti che orbitano intorno ad essa. A differenza di Proxima Centauri, per esempio: anch’essa una nana rossa, che ha un’attività magnetica enorme, che non consentirebbe la presenza di vita».
Beninteso, non facciamoci prendere dalla smania di immaginarci la simil-Terra popolata di omini verdi con gli occhi in cima alle antenne, con la faccina buffa tipo “E.T.” o la fisiognomica umanoide dei “na’vi” in arrivo dal pianeta Pandora via film “Avatar”. Insomma, guai a parlare di Ufo e tirar fuori suggestioni da filmone hollywoodiano: qui si fa scienza, mica cinema. Chi a Livorno una quindicina di anni fa ha ascoltato la “lectio magistralis” dell’astrobiologo Rocco Mancinelli nella sede dell’azienda aerospaziale Kayser ha ben capito che semmai è più facile possa trattarsi di muffe, di batterie o magari di organismi monocellulari…
C’è dell’altro: a rendere Gj 887d «particolarmente affascinante» è il fatto che stiamo parlando dell’«esopianeta più vicino alla Terra tra quelli posizionati nella cosiddetta zona abitabile». Del Sordo spiega: «Con la distanza che intercorre tra GJ887 e GJ 887d in teoria sarebbe possibile la presenza di acqua allo stato liquido sulla superficie. Tutto questo, ovviamente, va detto con un grosso punto interrogativo perché non conosciamo la composizione atmosferica e le dimensioni reali del pianeta, sappiamo solo che ha una massa che è almeno sei volte superiore a quella della Terra. Pur in questo quadro di incertezza, rimane il fatto che GJ887d è uno dei pianeti più interessanti mai scoperti proprio perché, tra quelli posizionati in una zona abitabile, è quello più vicino alla nostra Terra».











