Così le ibride hanno conquistato il mercato dell’auto
Il report: il 100% elettrico convince a metà, il perché dietro le quinte

Foto di gruppo per i relatori dell’iniziatuva dell’Osservatorio Sunrise
ROMA. Più del 40% degli italiani ha in previsione di acquistare un’auto nei prossimi tre anni: grossomodo in un caso su cinque, lo si farà per aumentare il numero di auto disponibili in famiglia. Ma cosa compriamo? Nelle intenzioni di acquisto futuro le auto elettriche «arrivano al 12%» ma quando si passa all’immatricolazione concreta il 100% elettrico si ferma «a circa il 6%». Il panorama è dominato dalle ibride con più della metà (51%) delle nuove immatricolazioni annunciate, seguite da benzina (24%), diesel (10%). il nostro Paese presenta «un ritardo di circa cinque anni nella diffusione delle auto elettriche rispetto ad altri Paesi europei». I motivi che sbarrano il passo all’ascesa dell’elettrico:
- il prezzo elevato d’acquisto dell’auto,
- la carenza di infrastrutture di ricarica distribuite in modo capillare;
- timori sull’effettiva autonomia dei veicoli (e sulla lunghezza dei tempi di ricarica).
- solo il 27% degli intervistati, detto per inciso, dichiara di poter ricaricare un’auto a casa o sul luogo di lavoro.
È quel che salta fuori dal secondo rapporto dell’Osservatorio Sunrise promosso dal Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile (Most) che è stato presentato al Museo Ara Pacis di Roma: un moulinex che mescola l’analisi delle principali fonti statistiche e un’indagine in tandem con l’Istituto Piepoli su un campione di 3mila persone.
L’Osservatorio Sunrise, coordinato da una figura di primo piano come il professor Ennio Cascetta, nasce dalla collaborazione tra istituzioni, università e grandi operatori industriali (come Almaviva, Autostrade per l’Italia, Cassa Depositi Prestiti, Eni, Fondazione Filippo Caracciolo dell’Aci e Iveco Group) e, in nome della collaborazione pubblico-privata, si inserisce nel perimetro di Most che coinvolge 24 università, altrettante grandi imprese e il Cnr.
Nel Bel Paese ci sono (dati 2024) 41 milioni di autovetture: più di una e mezzo per famiglia, Tantissime, eppure il mercato delle nuove immatricolazioni – si sottolinea – «resta inferiore ai livelli pre-pandemia e si ferma a 1,6 milioni di nuove auto all’anno (con l’usato che supera i 5 milioni di passaggi di proprietà annui). Risultato: il «progressivo invecchiamento» del parco auto in circolazione, l’età media è sui 12-13 anni, incidendo «sia sulle emissioni sia sull’efficienza complessiva del sistema».
Sembrerebbe un identikit orientato a un grigio declino: invece probabilmente l’aumento delle diseguaglianze registrato nelle pieghe della società lo troviamo anche di fronte al libretto di circolazione delle auto. Come se una parte della società si rigirasse sempre macchine sempre più vecchie perché non ha i soldi per uscire dalla spirale del declino, mentre le nuove immatricolazioni riguardano vetture «mediamente più grandi e più costose». Al punto che i suv «rappresentano circa il 62% degli acquisti»: si riduce il peso delle utilitarie che un tempo erano le regine delle vendite.
Non cambia solo il tipo di auto ma anche la formula per accedervi: leasing e noleggio a lungo termine sono «in crescita» (passando «dal 2% delle esperienze pregresse al 9% delle intenzioni future») e rappresentano «una quota sempre più rilevante del mercato». Forse dipende anche dall’aumento del numero delle partite Iva e dal differente rapporto che, forse pure in virtù dei benefici fiscali, c’è nella mentalità dei lavoratori autonomi rispetto all’idea di proprietà del veicolo e alla possibilità di un ricambio più rapido.
Dallo studio emerge anche un modo diverso di calcolare quanto costa l’auto a ciascuna famiglia. L’hanno chiamato “costo totale di proprietà”: intanto non prende in esame solo il momento dell’acquisto o i consumi chilometrici ma l’insieme del ciclo di vita dell’auto: l’acquisto, la svalutazione, il carburante o l’energia, la manutenzione, l’assicurazione e le tasse. Risultato: non esiste una tecnologia sempre più conveniente. Le auto con motore tradizionale o ibride risultano «più vantaggiose per percorrenze basse e utilizzi brevi», mentre le auto 100% elettriche diventano competitive «con percorrenze elevate e possibilità di ricarica domestica». Non solo: sui costi complessivi pesa come un macigno l’incognita determinata da fattori esterni come incentivi e costo dell’energia.

Gianmarco Montanari, direttore generale di Most
Queste le parole di Gianmarco Montanari, direttore generale di Most: «Da un lato, la spinta alla transizione energetica; dall’altro, vincoli economici e infrastrutturali che rallentano il cambiamento: il rapporto Sunrise mostra con chiarezza quanto il mercato dell’auto sia oggi attraversato da dinamiche complesse e spesso contraddittorie». Aggiungendo poi: «Il ruolo degli Osservatori è fondamentale: mettiamo a disposizione dati robusti, analisi indipendenti e strumenti di lettura che consentono a decisori pubblici, imprese e cittadini di orientarsi in modo più consapevole. Solo attraverso una base informativa solida è possibile progettare politiche efficaci e accompagnare davvero la trasformazione del settore verso modelli più sostenibili».
Così il commento del professor Ennio Cascetta, coordinatore del comitato scientifico dell’Osservatorio Sunrise: «Le evidenze del rapporto confermano che la transizione energetica nel settore auto non è lineare né uniforme: non esiste una tecnologia dominante e le scelte dei consumatori dipendono fortemente dalle condizioni di utilizzo, dai costi e dalle caratteristiche territoriali». Poi riprende: «Per questo è essenziale adottare un approccio pragmatico e basato sui dati, capace di riconoscere la pluralità delle soluzioni tecnologiche e di accompagnare cittadini e imprese lungo percorsi differenziati. Allo stesso tempo, emerge con forza la necessità di intervenire su fattori chiave come infrastrutture di ricarica, accessibilità economica e diffusione della conoscenza delle nuove tecnologie».
Ecco l’intervento di Alessandro Cattaneo, deputato forzista della commissione trasporti: «Conoscere per deliberare: è questo il principio a cui mi rifaccio come legislatore. Per prendere le migliori decisioni servono dati, numeri e oggettività. L’Italia vanta una prestigiosa tradizione industriale nel settore auto: strategico per Pil, lavoro e innovazione tecnologica. Da sostenere con politiche pragmatiche, non ideologiche. Serve un mix di tecnologie (dall’elettrico ai biofuel, dall’idrogeno all’acciaio “verde”) per ridurre le emissioni in modo realistico e sostenibile. È fondamentale rafforzare la filiera europea, riducendo la dipendenza da Cina e altri Paesi, e garantire una competizione leale. Solo attraverso il dialogo con operatori e stakeholder si possono costruire leggi efficaci e sostenere una mobilità moderna, innovativa e rispettosa dell’ambiente».











