Quando il saggio va all’offensiva

Angelo Roma
Prendetele, se v’aggrada, come considerazioni oziose di un ozioso (lo so, sto rubando il titolo di uno spassoso libro dell’umorista Jerome K. Jerome). Solo che, in questi tempi strani dove tutto sembra andare a rilento, come se la proiezione sui fatti operasse in mozione slow, assistiamo invece a un’accelerazione stupefacente delle analisi sulla portualità e sullo shipping sulla stampa non solo locale: e tutto a firma di Angelo Roma, definito da molti il vero “saggio della portualità”.
Un saggio che per gli studi fatti fin dai tempi dell’Accademia navale, le cariche collezionate (tra le principali: direttore e demiurgo Intercontainer, port captain Zim, amministratore unico e poi presidente Toremar, presidente Assonautica della Camera di Commercio, vicepresidente interporto Vespucci) ha concentrato non solo esperienze dirette ma anche la capacità di pensare ed operare senza sudditanze, con la sola guida delle proprie convinzioni; tanto da essersi sempre dimesso, senza ripensamenti o teatrini, quando ha ritenuto di non essere più in sintonia con le richieste alla carica ricoperta.
Il maritime consultant Angelo Roma è prima di tutto un amico, collaboratore da decenni a questa testata e onusto di cariche fin dai tempi in cui era un ragazzo con la divisa fresca fresca dell’ufficialetto di marina militare. Se dovessi riferire in dettaglio il suo curriculum, ci vorrebbe lo spazio d’un canto dell’Iliade. D’accordo, pensieri oziosi: ma vengo al dunque.
Chi segue sul web e sulla carta stampata le vicende della logistica marittima si sarà accorto che le analisi firmate da Angelo Roma si sono moltiplicate negli ultimi tempi a un ritmo da mitraglia: sul web, in particolare per la nostra testata, sulle pagine del quotidiano “Il Tirreno”, sui siti specializzati che si aprono solo ai veri esperti. Le ultime analisi riguardano la crisi dello stretto di Hormuz, il costo della logistica marittima mondiale per la guerra di Trump, la penalizzazione dei porti mediterranei causa gli assurdi, masochistici Ets, i ritardi creati dalla politica al ponte di Messina, l’informatizzazione dei porti…Tanti interventi, tanti suggerimenti? “Taciturnitas stulto homini pro sapientia est” dicevano i nostri padri latini: starsene zitti quando si sa è la sapienza degli stolti.
MI fermo su un intervento tutto dedicato a tema locale più discusso del momento, la disgraziata vicenda del ponte sulla foce dello Scolmatore dell’Arno e Canale dei Navicelli. Angelo Roma è stato tra i pochi – insieme al primo della serie, l’agente marittimo Enrico Bonistalli – a contestare con argomenti ineccepibili la soluzione proposta dalla Regione Toscana di un ponte con la parte centrale levatoia, da sostituire nella stessa posizione dell’attuale, vetusto, sgangherato e bassissimo ponte per Tirrenia. La “soluzione Bonistalli” (che sposammo già su queste colonne anni fa) prevede di fare un nuovo ponte più all’interno di quello odierno, con luce alta quanto quello dell’autostrada e senza parti mobili, che rappresentano sempre un’interruzione dei flussi, un costo di manutenzione un rischio d’incidenti. Una soluzione logica, quella di Bonistalli-Roma, apprezzata da tutti quelli che ci capiscono, ma a quanto pare ritenuta troppo cara dalla Regione (che paga una gran parte del costo).
Da saggio cultore dei temi logistici, Roma ha scritto che il maggior costo iniziale sarebbe poi scontato dai flussi di transito (in terra e in acqua) più veloci, dalle minori spese di manutenzione e movimentazione della parte mobile. Risposte? Tanti mugugni, ma niente di concreto. Così il porto, l’interporto, il sistema logistico livornese dell’ultimo miglio e la sospirata (sospiratissima, ma ahimè sempre più vaga Darsena Europa) rischiano di avere, per l’accesso diretto alle banchine che conseguirà al tombamento della strettoia verso la Darsena Toscana, una toppa invece di una soluzione. Possibile che il nostro saggio debba raccogliere tanti elogi ma sui fatti rimanga “vox clamantis in deserto”?
A.F.











