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IL CASO RHEINMETALL

Pierburg, i lavoratori vogliono le stesse condizioni degli accordi tedeschi

Faccia a faccia al ministero (senza “pesce d’aprile”). «Informateci prima di firmare»

LIVORNO. L’eventuale acquirente del gruppo Pierburg deve presentare «un piano industriale dettagliato, credibile e verificabile, accompagnato da garanzie occupazionali vincolanti»: e deve farlo prima che la trattativa arrivi alla conclusione. I sindacati metalmeccanici sono tornati a chiederlo per venire a capo della complessa vicenda della cessione di Pierburg, controllata dal gigante tedesco Rheinmetall che vuole cedere le produzioni civili (soprattutto industria dell’auto) per concentrare ogni energia sulla manifattura per commesse militari.

Nella mattinata di oggi sulla vertenza Pierburg qualche piccolo spiraglio sembra aver balenato nel palazzo romano al ministero delle imprese e del Made in Italy dove è andato in un nuovo round: nel giorno classico del “pesce d’aprile”, ma stavolta qui c’è poco da scherzare. Erano presenti  la direzione aziendale, le istituzioni, le organizzazioni sindacali nazionali e territoriali e le rappresentanza sindacali a livello degli stabilimenti coinvolti nel processo di cessione. Non è un caso se, come saldatura di un fronte unico dal versante dei lavoratori, stavolta la Fiom firma con i propri dirigenti nazionali la nota ufficiale insieme alla Fiom delle due realtà, Livorno e Chieti (Lanciano), dove hanno sede gli stabilimenti finiti nel mirino.

Nel corso dell’incontro – viene fatto rilevare –  è stato ribadito «l’impegno assunto dall’azienda a comunicare preventivamente qualsiasi decisione relativa alla cessione del comparto civile e automotive a livello globale».

«Abbiamo chiesto – dicono gli esponenti sindacali di casa Fiom – un impegno formale per il mantenimento e lo sviluppo delle competenze presenti negli stabilimenti italiani e che Rheinmetall assuma responsabilità chiare e formalizzate sul futuro dei siti, analoghe a quelle già sottoscritte in Germania».

I metalmeccanici Cgil di Fiom hanno insistito proprio su questi aspetti, lo stanno facendo da mesi: durante la fase di vendita – inizialmente prevista entro il primo trimestre 2026 (e che risente ancora di un ulteriore periodo di tempo) – non siano «effettuate operazioni che possano indebolire i siti italiani». Di più: si è tornati a ripetere che «il settore dell’auto sta attraversando una fase delicata e di flessione produttiva, mentre Rheinmetall, al contrario, sta vivendo una fase di forte espansione». Siccome negli ultimi anni ha «annunciato investimenti miliardari nel settore della difesa, ampliando la propria capacità produttiva e registrando risultati economici estremamente rilevanti», a giudizio della Fiom sarebbe «incomprensibile» se non si facessero carico di tutte le necessarie garanzie, «ben sapendo che i potenziali acquirenti sono fondi di investimento alternativo».

Parlando dopo l’incontro al ministero, i rappresentanti dei lavoratori sia livornesi che abruzzesi mettono in chiaro che «restiamo aperti altresì alla possibilità di percorsi di diversificazioni produttive, visto che Rheinmetall vanta carichi di lavoro importanti e assunzioni».

Secondo quanto viene riferito dalle fonti sindacali, l’azienda ha comunicato «la disponibilità a definire un accordo di garanzia tra le parti e di iniziare un lavoro di stesura dei testi per addivenire ad una intesa». Cosa ha da dire il sindacato al riguardo? «Continueremo a mantenere un confronto costante con le lavoratrici e i lavoratori, a seguire passo dopo passo l’evoluzione della vertenza e a difendere con determinazione l’occupazione, le professionalità e la continuità produttiva degli stabilimenti: la mobilitazione continua». Intanto c’è l’appuntamento per un ulteriore faccia a faccia: è stato concordato che le parti si rivedano, di nuovo al ministero delle imprese, il 28 aprile.

Pubblicato il
1 Aprile 2026

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