Kayser firma l’intesa con Orbital Paradigm per la missione “Learn to fly”
La nuova fase dopo la Stazione spaziale Iss: nel segno dell’ultratech in microgravità

Fae Technology annuncia l’accordo fra la propria controllata Kayser e gli spagnoli di Orbital Paradigm
GAZZANIGA (Bergamo). L’azienda aerospaziale livornese Kayser Italia ha firmato un’intesa con Orbital Paradigm, una società di trasporto spaziale con sede a Madrid, che si occupa di veicoli riutilizzabili per il trasporto in orbita e in grado di rientrare sulla Terra: insomma, una idea basata «su cicli di lancio, operatività in orbita, rientro e riutilizzo dei sistemi». Obiettivo della collaborazione strategica: la partecipazione alla missione orbitale “Learn to Fly”, in programma nell’aprile del prossimo anno e riguardante «lo sviluppo di servizi avanzati per applicazioni in microgravità».
A darne l’annuncio dal quartier generale bergamasco è Fae Technology spa, tech company a capo dell’omonimo gruppo italiano attivo nel settore dell’elettronica avanzata e delle soluzioni tecnologiche per lo spazio, che ora controlla l’azienda livornese avendone acquisito la maggioranza.
Il “payload” – viene annunciato – sarà focalizzato sullo sviluppo di nuove tecnologie: in particola, si farà attenzione all’«utilizzo di piattaforme di rientro, che consentono il recupero a terra di campioni e risultati delle attività svolte in orbita». Si tratta di soluzioni che si inseriscono nella «progressiva evoluzione verso modelli commerciali orientati alla gestione e all’utilizzo dell’orbita bassa terrestre, anche in vista del superamento dell’attuale paradigma legato alla International Space Station». È da mettere in evidenza che «la collaborazione valorizza una sinergia interamente europea» e questo contribuisce al «rafforzamento del ruolo degli operatori del continente nello sviluppo di servizi lungo la catena del valore della “space economy”.
Da un lato, c’è Kayser che porta in dote l’esperienza consolidata nell’arco di 40 anni avendo alle spalle la partecipazione a un vastissimo numero di missioni spaziali (nel giro di 12-15 mesi arriverà a festeggiare la propria 100a missione) riuscendo a lanciare nel cosmo 143 “payload”. Con un ruolo di primissimo piano in campo europeo fra le medie aziende private in fatto di esperimenti nelle scienze della vita: si pensi a tutti i test in (quasi totale) assenza di gravità su materiali biologici, conseguenze sulla fisiologia umana a cominciare da ossa, muscoli e sistema nervoso. Cioè i pre-requisiti per capire come affrontare nei prossimi decenni l’avventura di una esplorazione di Marte, tenendo conto che forse l’elemento più problematico non è tanto la tecnologia dell’astronave quanto la “pelle” degli astronauti, compresa la loro capacità del loro fisico di reggere mesi e mesi di esposizione a condizioni mai sperimentate da corpo umano.
Dall’altro, c’è Orbital Paradigm: la società iberica ha «come prima applicazione» l’invio di «materiali sensibili nello spazio riportando a terra esperimenti in microgravità e prodotti realizzati in condizioni di assenza di gravità, destinati alle industrie che ne fanno richiesta». Nello scorso gennaio ha lanciato la sua prima capsula (Kid) e una seconda missione è prevista per l’inizio del prossimo anno: sono voli che «supportano lo sviluppo di Kestrel, la capsula di rientro riutilizzabile della società, progettata per raggiungere una frequenza operativa fino a missioni mensili all’inizio degli anni 2030».
Queste le parole di David Zolesi, amministratore delegato di Kayser Italia e direttore della divisione spaziale del gruppo Fae Technology: «L’accordo con Orbital Paradigm valorizza le competenze maturate da Kayser Italia nel settore spaziale, favorendone l’applicazione nello sviluppo di soluzioni per l’orbita bassa in ambito commerciale». Zolesi sottolinea che si sta guardando a quale sarà l’evoluzione delle modalità operative all’interno dello scenario che si aprirà dopo l’attuale fase contrassegnata dalla presenza della Stazione spaziale internazionale (Iss): «La nostra capacità di gestire l’intero ciclo del “payload”, dal lancio al rientro, ci posiziona come partner strategico in una “space economy” europea che richiede tempi di esecuzione rapidi e ritorni scientifici concreti. Questa sinergia accelera la nostra “roadmap” verso un modello di business ad alto valore aggiunto e scalabile».
Ecco la dichiarazione di Gianmarco Lanza, presidente di Kayser Italia, oltre che alla testa di Fae Technology come presidente e amministratore delegato: «Siamo soddisfatti di questo primo traguardo di Kayser Italia all’interno del Gruppo Fae Technology: rappresenta un passo importante nel percorso già avviato, e che prevede ulteriori evoluzioni». Aggiungendo poi: «La ricerca in microgravità è uno dei contributi che il nostro gruppo è oggi in grado di offrire nell’ambito del cosmo, ampliando il perimetro delle competenze e delle soluzioni proposte. In questo contesto, la sinergia tra il know-how di Kayser Italia e quello dell’intero gruppo costituisce un vantaggio competitivo tangibile, capace di accelerare lo sviluppo di nuove attività e modalità operative nell’orbita bassa».
Così il commento di Francesco Cacciatore, amministratore delegato e direttore tecnico di Orbital Paradigm:«Siamo orgogliosi di collaborare con Kayser Italia nell’ambito della missione Learn to Fly. L’azienda opera sistemi sperimentali in orbita fin dagli inizi della Stazione spaziale internazionale. La sua partecipazione alla prossima missione contribuisce allo sviluppo di un veicolo spaziale conforme agli standard di operatori con oltre vent’anni di esperienza diretta in questo ambito».











