La riabilitazione si fa con la realtà aumentata
All'ospedale Versilia la sperimentazione con innovativi dispositivi tattili
PISA. La riabilitazione nei movimenti dopo un grosso trauma o un incidente è spesso complicata e faticosa: talvolta al limite del sopportabile. Alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa hanno pensato di giocare la carta della realtà aumentata: e di farlo in concreto grazie alla sperimentazione clinica avviata all’ospedale “Versilia” nell’ambito del progetto europeo Sun (Social and Human Centered Xr), finanziato dal programma Horizon dell’Unione Europea.
A renderlo noto è l’istituzione universitaria pisana d’eccellenza segnalando che, sotto la responsabilità di Daniele Leonardis dell’Istituto di Intelligenza Meccanica, sono stati sviluppati “innovativi dispositivi tattili per l’arto superiore”. In tal modo – viene sottolineato – si dà modo “ai pazienti di interagire con elementi virtuali sovrapposti al mondo reale, migliorando l’efficacia e la naturalezza degli esercizi riabilitativi”.
Il progetto ³e coordinato da Giuseppe Amato dell’Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione “Alessandro Faedo” del CNR di Pisa, coinvolge 18 partner di otto Paesi europei e tre centri di ricerca dell’area pisana e versiliese: Cnr, Scuola Superiore Sant’Anna e Asl Toscana Nord Ovest con l’ospedale “Versilia”, quest’ultimo sede della sperimentazione clinica, come detto.
La tecnologia sviluppata – si afferma – consente di “superare i limiti della realtà virtuale tradizionale: grazie a uno speciale visore, l’utente può muoversi liberamente in un ambiente reale, arricchito da elementi virtuali che consentono lo svolgimento di esercizi motori mirati”
“L’uso della realtà aumentata – spiega Federico Posteraro, direttore del reparto di medicina r⁷iabilitativa – consente un trattamento riabilitativo flessibile, adattabile alle esigenze del paziente. Al contempo, rispetto ad altri sistemi di realtà virtuale, la visualizzazione diretta dell’ambiente circostante facilita un trattamento riabilitativo più naturale, migliorando la comunicazione tra paziente e terapista”











