E ora Rixi è sbarcato al Cairo: cosa c’è dietro il tour del viceministro
La geopolitica del “Mediterraneo allargato” e gli affari per le aziende italiane

Edoardo Rixi con il ministro egiziano Kamel al Wazir
IL CAIRO (Egitto). Chissà se il viceministro Edoardo Rixi aveva in mente gli scritti dell’ammiraglio Giuseppe Fioravanzo, una delle “teste pensanti” del pensiero strategico della Marina militare, che fin da prima della guerra immaginava un “Mediterraneo allargato” che valicava i confini geografici di Suez per andare verso est. Figuriamoci poi con il petrolio del Golfo e con l’Estremo Oriente “manifattura del mondo” con la globalizzazione. Qualcuno ricorda gli accenni della presidente del consiglio a quest’idea ogni volta che ha manifestato interesse a un rapporto forte con l’India di Narendra Modi?
Dopo aver incontrato chi sta nella plancia di comando nei ministeri indiani e al vertice della nomenklatura qatariota, il plenipotenziario del ministro Salvini sul fronte dei porti ha provato a rubare un po’ il mestiere al ministro degli esteri, il forzista Antonio Tajani, ed è andato a mettere in vetrina l’orientamento strategico dell’Italia su questo quadrante con “Italia 2032”.
Benché l’Italia non possa giocare da grande potenza, però vale la pena di ricordare – sulla base di un report datato giugno 2024 dell’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi) e firmato da Francesco Zampieri e Davide Ghermandi, entrambi dell’Istituto di studi militari marittimi – «il recente susseguirsi di dispiegamenti nell’Indo-Pacifico»: un messaggio non esplicitamente aggressivo-bellicoso ma, l’uno dopo l’altro, «rappresentano un segnale politico ai partner della più ampia regione dell’Indo-Pacifico che il concetto italiano di Mediterraneo allargato come spazio geoeconomico sta cambiando». Tradotto: l’area dell’Oceano Indiano è «contigua e parte integrante del concetto di Mediterraneo allargato».
Dev’esser in nome dell’attenzione geopolitica a quest’area che torna a saltar fuori, in alternativa ai guai di Suez, anche il cosiddetto “corridoio Imec” fra India e Europa via Medio Oriente con l’Italia che sgomita per esserne il capolinea europeo. Anche a dispetto del fatto che si conta più di una “rottura di carico”, cioè i punti in cui si deve passare da una modalità di trasporto all’altra e bisogna scaricare e ricaricare la merce.
Fatto sta che il viceministro genovese adesso come nuova tappa di questo lungo giro ha toccato l’Egitto. Al Cairo ha partecipato a “Trans-Mea 2025”, che al ministero descrivono come «la principale fiera regionale dedicata a trasporti, infrastrutture e logistica», segnalando che è stata «inaugurata dal presidente egiziano Al-Sisi». Non risulta che Rixi abbia fatto da comparsa: è stato – viene fatto rilevare – «protagonista di un confronto pubblico con i ministri dei trasporti di Egitto, Arabia Saudita, Qatar, Turchia, Grecia e Sud Africa, dedicato al futuro della connettività e della cooperazione tra le aree del Mediterraneo, del Golfo e dell’Africa». Obiettivo: «rafforzare i collegamenti tra le regioni», dicono dal ministero italiano, e con questo favorire «una crescita equilibrata e sostenibile fondata su infrastrutture moderne e interconnesse».
Di più: una volta conclusa la tavola rotonda, Rixi ha avuto un faccia a faccia con il ministro egiziano dei trasporti Kamel El Wazir. Secondo quanto riferiscono fonti del ministero delle infrastrutture da Roma, è stata «confermata la volontà di consolidare la collaborazione tra Italia ed Egitto nei settori delle infrastrutture, della logistica e del trasporto marittimo: visione globale, innovazione e cooperazione sono i cardini su cui costruire una mobilità intelligente che unisca le due sponde del Mediterraneo».
La centralità dell’Italia nella connettività mediterranea l’ha ricordata il viceministro nel suo intervento, ma di fatto gliel’avevano riconosciuta gli stessi “registi” di questo susseguirsi di confronti al massimo lovello istituzionale: Rixi l’ha sottolineato nella tavola rotonda su “Dry Ports and Logistics Zones in Italy”. Nel menù del numero due del dicastero delle infrastrutture «il piano infrastrutturale da oltre 200 miliardi di euro promosso dal governo, con investimenti nei principali corridoi Ten-T e nei porti nazionali»: a cominciare, manco a dirlo, dalla nuova diga foranea nella “sua” Genova.
Ma non è l’unico porto che mostra interesse su questo versante: “AdriaPorts”, giornale online che dà voce alla comunità dei porti dell’Alto Adriatico, in primis Trieste. Logico che guardi con attenzione a questa missione di Rixi, visto che «avviene a un anno dall’avvio della “autostrada del mare” fra Trieste e Damietta (Egitto), collegamento che ha rafforzato l’interscambio tra i due Paesi e che rappresenta una base concreta per nuove sinergie nel contesto euro-mediterraneo». A tal riguardo, la testata triestina segnala la presenza al Cairo anche di Francesco Talo, inviato speciale italiano per il “Corridoio Imec” di cui si è detto prima: Talò indica «il valore dell’Egitto come nodo centrale del Corridoio India-Medio Oriente-Europa (e «Trieste rappresenta il terminale naturale verso l’Europa centrale e il Baltico»).
Resta da capire se il porto di Livorno ha qualcosa da dire in tutta questa partita: è il primo porto in Italia per questa tipologia di traffici, vale una volta e mezzo Genova in fatto di ro-ro. L’Authority labronica del Nord Tirreno ha sfiorato nel 2024 i 21 milioni di tonnellate di merce movimentata con i camion spediti via nave: più di tutti gli altri porti da Savona a Civitavecchia, passando per Genova.
Come segnala “Blueconomy” (Secolo XIX), oltre l’orizzonte strategico a livello di Paese, c’è il business degli operatori italiani presenti al “Trans-Mea” per acchiappare al volo l’«occasione per promuovere soluzioni tecnologiche, piattaforme di digitalizzazione portuale e nuove opportunità di investimento con partner locali e internazionali». Questa viene vista – si afferma – come «un’area geografica che sta rafforzando i suoi piani infrastrutturali: il coinvolgimento istituzionale e il dialogo industriale possono favorire commesse, progetti congiunti e corridoi commerciali più stabili e sostenibili». Come dire: Roma punta a «tradurre le intese politiche in accordi operativi: maggiori scambi con i porti egiziani, interoperabilità logistica e progetti congiunti che guardino alla decarbonizzazione delle catene logistiche marittime e alla digitalizzazione delle procedure doganali e portuali». Aggiungendo: «Se concretizzati, questi passi contribuirebbero a rafforzare la posizione dell’Italia come hub mediterraneo».
A quanto è dato sapere, dovrebbero essere quattro i gruppi imprenditoriali italiani che hanno raggiunto accordi con partner internazionali nel corso del “conclave” di settore al Cairo: Salcef, Arsenale, Mermec, Technital. Salcef è un gruppo romano che opera nell’industria ferroviaria ed è controllato dalla famiglia Salciccia: lavorerà al rafforzamento delle infrastrutture in Egitto. Arsenale lavora nel turismo di lusso e crea crociere su rotaia: alle viste un modello “Orient Express” ma all’ombra delle piramidi. Mermec è una società pugliese all’avanguardia nelle tecnologie e nelle attrezzature per il sistema ferroviario: risulta che collaborerà ai progetti di alta velocità egiziana. Technital è una realtà veronese che lavora nell’ingegneria per grandi opere e ha alla testa Zeno D’Agostino, manager che ha guidato il porto di Trieste.
Mauro Zucchelli











