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L'"ORO" DEL FUTURO

Amazzonia: scoperta la più grande riserva d’acqua del pianeta

La notizia non ha fatto il giro del mondo, ma rappresenta una scoperta di enorme rilievo per la disponibilità di risorse idriche su scala planetaria. Il Sistema Aquífero Grande Amazônia (“Saga”), così chiamato in portoghese, è stato identificato da ricercatori dell’Università Federale di Pará (Ufpa), lo stato brasiliano in cui si è svolta, poche settimane fa, la Cop30, e annunciato da Francisco de Assis Matos de Abreu, uno dei principali geologi del paese. A fronte delle molte incertezze che hanno registrato questo evento planetario, la scoperta del “Saga” riarticola i ragionamenti sulla questione idrica e sull’importanza della foresta amazzonica come primo, fondamentale polmone non soltanto a livello di disponibilità di ossigeno, ma anche di acqua per tutta la terra.

Sino a prima di questa scoperta, era il sistema idrico Guaraní a costituire la principale riserva di acqua dell’America Latina, e una delle maggiori del mondo. Oggi, col “Saga”, (con capacità quasi quadruple rispetto al sistema Guaraní), sono garantiti ulteriori 150 quadrilioni di metri cubi di questo prezioso liquido, sufficiente per soddisfare il consumo idrico a livello mondiale per i prossimi 250 anni. La riserva copre circa 1 milione e 200mila metri quadrati, di cui il 75% in territorio brasiliano.

L’altro aspetto rilevante è che la riserva “Saga” si trova nel sottosuolo della foresta amazzonica, un dato, questo, che fa rivedere la comprensione dell’equilibrio del polmone verde del pianeta. È proprio nel sottosuolo, infatti, che va ricercato il vero motore della foresta amazzonica, aprendo perciò scenari in larga parte nuovi.

La scoperta del “Saga” non è stato un fulmine a ciel sereno: circa dieci anni fa era stata scoperta una riserva idrica di circa 86,4 trilioni di metri cubi, l’Aquífero Alter do Chão, a Santarém (Pará), per poi confermare che questa riserva faceva parte di un sistema più vasto, che è poi stato chiamato “Saga”.

Senza fino a oggi saperlo, il “Saga” alimenta da sempre le necessità idriche di diversi altri stati del paese, trasferendo circa 8 trilioni di metri cubi d’acqua al di fuori dello stato del Pará, ed è vitale per l’agricoltura brasiliana, oggi sotto l’attenzione di tutta Europa a causa dell’accordo in questo settore Mercosur-Unione Europea.

A fronte dell’eccellente notizia dell’esistenza del “Saga”, molti interrogativi sono ancora in attesa di risposta. Anzitutto, rispetto alla qualità dell’acqua di questo sistema sotterraneo. I pozzi attuali non superano i 500 metri di profondità, il che rende impossibile comprendere che tipo di acqua si trovi più in basso, nelle viscere della terra della foresta amazzonica; in secondo luogo, non esiste ancora una cartografia precisa dell’area, fondamentale per comprendere la complessità geologica dell’area, e le eventuali contaminazioni dell’acqua con metalli e altre sostanze, che potrebbero orientarne l’uso verso il consumo domestico o industriale.

Per questo, anche a detta di fonti brasiliane, programmi di gestione equilibrata della foresta amazzonica in generale, e del “Saga” in modo ancora più specifico sono necessari, anche mediante progetti di cooperazione internazionale. Evitare l’accanimento dei minatori e dei tagliatori di legna pregiata rappresenta la prima sfida per preservare questa ennesima risorsa naturale che l’Amazzonia ha regalato all’umanità in forma gratuita e che spetterà all’umanità stessa gestire con equilibrio e lungimiranza, beni assai rari in questa epoca storica.

Luca Bussotti

(professore ordinario visitante, Universidade Federal do Espírito Santo, Vitória, Brasile; Universidade Técnica de Moçambique, Maputo, Mozambico)

Pubblicato il
10 Gennaio 2026
di LUCA BUSSOTTI

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