L’airbag non è più solo in auto, protegge dai guai nella quotidianità
La D-Air Lab di Lino Dainese chiamata alla vetrina tech di Las Vegas

Sperimentazioni progettuali D-Air Lab
VICENZA. D-Air lab è una tech company italiana che ha una significativa esperienza in soluzioni avanzate di airbag per la protezione personale: la nuova frontiera che va al di là dell’airbag nelle auto che tutti conosciamo. Con questo bagaglio di competenze ha partecipato in questi giorni a Las Vegas al Consumer Electronics Show (Ces), ritenuto uno fra gli appuntamenti internazionali più rilevanti in fatto di innovazione tecnologica.
Per D-Air Lab è un ulteriore passo in avanti nel percorso di evoluzione della tecnologia dell’ “airbag indossabile”: già adesso – viene fatto rilevare – ha allargato il proprio raggio di interesse ben al di là del mondo sportivo per occuparsi anche di «applicazioni nella vita quotidiana, nella sicurezza sul lavoro e in ambiti di protezione personale sempre più ampi».
Per poter essere ammessa a partecipare al Ces – è stato sottolineato – l’azienda veneta ha dovuto superare il vaglio del processo di selezione della Consumer Technology Association (Cta), l’ente organizzatore della manifestazione che «individua a livello globale le realtà più innovative in ambito tecnologico». Per D-Air Lab c’è spazio all’interno del Padiglione Italia, curato dall’Italian Trade Agency (Ita).
L’appuntamento di Las Vegas vale anche come occasione per presentare “Aether”: stiamo parlando del «sistema airbag più smart e leggero sviluppato dall’azienda, progettato per estendere la protezione airbag alle attività quotidiane a rischio di trauma», dicono da D-Air Lab. In pratica: «un giubbotto multifunzione altamente versatile a elevato contenuto tecnologico, progettato per offrire massima protezione, comfort e libertà di movimento in ogni scenario d’uso».
D-Air Lab è stata fondata nel 2015 da Lino Dainese, l’imprenditore classe ’48, vicentino di Arzignano, che agli inizi degli anni ’70 apre la sua azienda per realizzare tute da moto puntando subito a dare risposte alle esigenze di sicurezza di campioni del motociclismo come Giacomo De Agostini e Barry Sheene. Bisogna andare a cercare in quel trapassato remoto le radici di quest’attenzione alla dimensione della sicurezza (ad esempio, con la protezione della schiena per i motociclisti) che poi Dainese declinerà sotto vari profili: si pensi alle protezioni studiate da Dainese adottate a metà anni ’90 dagli atleti di sci e di downhill; una dozzina di anni più tardi, ecco la tuta che senza render troppo impacciati i movimenti pressurizza il corpo dell’astronauta; una dozzina di anni fa o poco più, l’airbag per gli atleti di sci alpino poi acquisito da una serie di federazioni sportive; alla fine dello scorso decennio le prime sperimentazioni su airbag come sistema di protezione per ridurre l’impatto degli infortuni sul lavoro.
Risale al 2000 il primo prototipo di airbag per chi va in moto e nel 2015 la nascita del D-Air lab – viene spiegato dal quartier generale dell’azienda – come «laboratorio di ricerca con l’obiettivo di sviluppare la tecnologia airbag applicata direttamente al corpo umano». Aggiungendo poi: «Oggi quell’esperienza viene estesa oltre il mondo sportivo per aprire una nuova fase di innovazione orientata alla vita quotidiana delle persone». Come? Con «sistemi di protezione elastici, leggeri e intelligenti, progettati per interagire con il corpo umano e offrire protezione nei momenti di maggiore vulnerabilità». La rivoluzione è in un concetto: «L’airbag evolve così da dispositivo pensato per situazioni eccezionali a tecnologia indossabile continua, applicabile anche a contesti non estremi».
Bella idea, dottor Dainese. Facile a dirsi, mica tanto a farsi: ad esempio, questa volontà di allargare la protezione porta a “WorkAir”. Di cosa si tratta lo spiegano loro: è un «airbag per la protezione dei lavoratori in quota, progettato e realizzato interamente in Italia per ridurre gli infortuni da caduta». Non è l’unica cosa di questo tipo: c’è “FutureAge”, studiato per la protezione delle persone più fragili («con una cintura airbag progettata per proteggere l’anca in caso di perdita di equilibrio»).
La tecnologia airbag sviluppata da D-Air lab – viene messo in risalto – è proprietaria ed è concepita come una piattaforma adattabile a una pluralità di contesti: «dalla mobilità alla protezione individuale, dalla sicurezza sul lavoro fino a scenari futuri in cui la tutela dell’essere umano diventa elemento centrale dell’innovazione tecnologica». Dietro c’è una visione del fare impresa che «si distingue per un approccio definito “umanistico” alla tecnologia: l’airbag non è concepito come un semplice dispositivo tecnico, ma come uno strumento che interagisce con il corpo umano per proteggerlo nei momenti di maggiore vulnerabilità».
«I primati non sono mai stati un obiettivo, ma una conseguenza naturale della volontà di andare dove la tecnologia non era mai arrivata prima»: queste le parole di Lino Dainese, fondatore di D-Air lab. «Prima negli sport dinamici, oggi nella vita quotidiana: la sfida è sempre la stessa, proteggere l’essere umano rispettandone movimenti, libertà e dignità».
Ecco cosa aggiunge Alberto Piccinotti, ingegnere che in D-Air lab si occupa di ricerca e sviluppo: «A Las Vegas siamo presenti con “Aether”, un sistema pensato per portare la protezione airbag oltre il mondo sportivo, dal lavoro alla vita quotidiana. Integra tre tecnologie proprietarie (Ala, Ribs e Brain) che garantiscono attivazione istantanea, comfort e protezione avanzata, ed è connesso all’app D-Alert per la gestione delle emergenze in tempo reale. Rappresenta l’evoluzione naturale di una tecnologia nata per lo sport e oggi applicabile a contesti diversi».











