Ancora un morto sul lavoro, Livorno record in Toscana
Quante “zone rosse” per infortuni mortali, ecco dove: il report dell’Osservatorio sicurezza

La polizia sul luogo dell’incidente sul lavoro costato la vita a un operaiio a Livorno
LIVORNO. Era stato assunto da pochi mesi a tempo indeterminato: quel posto l’aveva ottenuto a cinquant’anni. Ma proprio il lavoro gli è stato fatale: mentre stava scaricando con la gru dal suo mezzo pesante un grosso carico di tegole, è stato violentemente colpito dal braccio. Per lui non c’è stato niente da fare. Ancora una morte sul lavoro: stavolta a Livorno, nel quartiere di Shanghai, all’interno di una ditta. A poche centinaia di metri dal luogo dove la vittima aveva abitato prima di trasferirsi con la famiglia a Ponsacco, come segnala il cronista del “Tirreno”.
A quanto risulta, l’operaio stava compiendo il lavoro da solo. Un altro lavoratore ha sentito un grido ed è corso a soccorrerlo. Ma inutilmente, così come senza esito sono stati i tentativi di rianimare la vittima da parte dei sanitari dell’ambulanza Svs, inviata immediatamente sul posto dopo la richiesta di soccorso arrivata alla centrale operativa del 118 cinque minuti dopo le 9 del mattino.
«Ancora un operaicidio»: è l’urlo di rabbia che arriva dalla Cgil sia livornese che toscana, sottolineando che Livorno è «la provincia toscana con la più alta incidenza di infortuni mortali rispetto al numero di occupati». Dal quartier generale del sindacato si ribadisce che «il cordoglio, da solo, non basta più»: per il sindacato non si può più parlare semplicemente «di una fatalità: si dimostra come ancora una volta il lavoro continui a essere, per troppe persone, un rischio quotidiano». Con una idea-guida: «La vita delle lavoratrici e dei lavoratori non è negoziabile e viene prima di ogni altra cosa».
In effetti, l’ultimo report – dati aggiornati all’agosto scorso – fa rizzare i capelli: dice, in fatto di mortalità sul lavoro, Livorno è “zona rossa”. Cioè più del 25% al di sopra della media nazionale, che è già assai pesante. Non solo: in “zona rossa” figurano anche Massa-Carrara, Pistoia, Grosseto, Arezzo; e senza contare che Firenze è la “maglia nera” in virtù dei 10 lavoratori vittime di incidenti mortali. Questo ci spiega come mai, nei primi otto mesi dell’anno appena concluso, la Toscana sia tornata al di sopra dello standard nazionale: 21,0 morti ogni milione di occupati (contro i 20,6 della media nazionale).
Basterebbe questo peggioramento a dimostrare che «la sicurezza non può mai considerarsi un obiettivo raggiunto, ma un impegno quotidiano che richiede formazione, controllo e consapevolezza continua», come dice l’ingegner Mauro Rossato, alla guida Osservatorio Sicurezza e Ambiente Vega di Mestre, che ha stilato il dossier. Per capirci: ben al di sopra del dato medio regionale, ecco la provincia di Massa-Carrara dove il “termometro” della mortalità sul lavoro ha un indice di 37,1, quasi doppio di quel che avviene nel resto della Toscana. Poi: Pistoia (con 32,6), Grosseto (con 30,3), Livorno (con 28,4) e Arezzo (con 26,6).

La provincia di Livorno, secondo il report di Vega, è superata solo da Firenze per numero totale di infortuni mortali (sia in itinere che specificatamente in occasione di lavoro). In provincia di Firenze in otto mesi si sono contate dieci vittime, un quella di Livorno sette (poi seguono Arezzo e Pistoia con 6, Lucca con 4, Grosseto, Massa–Carrara, Prato e Siena con 3 e Pisa con 2).
«Questa tragedia inaccettabile ci impone di proseguire con il massimo impegno a tutela della dignità e della sicurezza di chi lavora». È la promessa che arriva dal quartier generale della Regione Toscana, per bocca del presidente Eugenio Giani e dell’assessore al lavoro Alberto Lenzi, ribadendo che «l’attenzione della Toscana verso la sicurezza sul lavoro deve restare alta» e ricordando «il recente finanziamento di progetti per la formazione non obbligatoria, che sta coinvolgendo molte imprese e molti lavoratori».
Il sindaco livornese Luca Salvetti punta il dito contro il fatto che «nell’ultimo anno gli infortuni mortali nel nostro Paese sono aumentati, secondo i dati diffusi da Istat». Sono indispensabili – avverte – «misure urgenti per risolvere questa grave ferita non degna di un paese civile e moderno». Aggiungendo poi: «La sicurezza sui luoghi di lavoro deve essere al primo posto nell’agenda del governo perché evidentemente i provvedimenti adottati non sono sufficienti».











