Trump all’assalto della Groenlandia ma servirebbero le navi (civili) danesi
La Marina militare Usa è la più potente del mondo, eppure...: la piccola Danimarca ha un'arma formidabile

Groenlandia: in canoa in mezzo al ghiacciaio
GENOVA. Non passa giorno senza che salti fuori qualche pensata di Trump sul futuro della Groenlandia a stelle e strisce, non si sa se conquistata con uno sbarco tipo Normandia o comprandosi il consenso della famiglie inuit a colpi di assegni da 100mila dollari, forse metà prima dell’annessione e metà dopo, peggio di un Lauro qualsiasi che regalava una scarpa prima del voto e l’altra se eletto. Si susseguono ponderose analisi e burbere dissertazioni di diritto internazionale: ma, per raccapezzarsi all’interno del metodo di questa follia, invece che badare al ping pong su cosa pensa la Casa Bianca e cosa le cancellerie di quel fantasma che è l’Europa, forse è più utile prestare orecchio all’analisi di Emma Salisbury, “senior fellow” del Foreign Policy Research Institute, un istituto politico-culturale americano di Philadelphia (non esattamente un centro sociale anarchico, visto che il fondatore è stato consigliere di Goldwater e Nixon, poi emarginato perché troppo anticomunista anche per gli standard americani). Da aggiungere che è anche nel team del Royal Navy Strategic Studies Centre, un polo di “cervelli” che dovrebbe fornire pensiero strategico di lungo respiro alla Marina militare britannica.
L’ha pubblicata sul “Jyllands-Posten”, uno dei principali quotidiani danesi, indipendente ma sostenitore dello schieramento conservatore quasi da sempre: è stata rilanciata in Italia, ad esempio, dai giornali online di Alocin Media guidati da Nicola Capuzzo, a cominciare da “Supplychain Italy”.
Con una sintesi un po’ a spanne, la questione è riassumibile con una frase a effetto. «Benché gli Usa abbiano la flotta da guerra più potente del pianeta, mancano di qualcosa che l’Europa ha: una flotta mercantile».
Insomma, Washington può contare su una ultrapotenza militare che non ha paragoni al mondo e forse nemmeno nella storia. Però c’è un “però”: se l’Europa ha dato per scontato di avere comunque alle spalle il sistema di difesa degli Stati Uniti (è quel che ci rimprovera Trump), gli Usa si sono impegnati poco nel predisporre una flotta mercantile propria come sostegno logistico di quella militare. È quel “qualcosa” che invece l’Europa ha, e in buona parte anche grazie alla potenza commerciale di una compagnia danese come Maersk, la seconda flotta al mondo nel traffico contenitori dopo Msc.

Il giornale danese (conservatore) Jylland Posten in queste settimane mette Trumo in homepag quasi costantemente: stavolta con un attacco meno duro del solito
Una battutina innocente: Trump dovrebbe usare le navi (mercantili) danesi per andare all’assalto della Groenlandia (danese). «In virtù di un accordo speciale con l’esercito americano, la compagnia armatoriale (Maersk, ndr) potrebbe finire come un pezzo cruciale nell’ingranaggio logistico per portare le truppe di Donald Trump in Groenlandia». Del resto, per far capire l’aria che affettuosamete tira dalle parti di Copenhagen verso The Dionald, il citato giornale di centrodestra se ne esce con un’analisi che alza il velo sullo zigzagare di Trump perché presto «la Corte Suprema potrà togliere di mezzo la sua arma dei dazi» e, più in là, un podcast dal titolo “Trump può essere rimosso dalla Casa Bianca?”…
In realtà, per “conquistare” l’enorme isola di ghiaccio forse basterebbero un paio di navi a supporto. Ma il punto è un altro: se il clima internazionale è tale per cui gli Usa stracciano qualsiasi regola pur di mangiarsi quel che vogliono, probabilmente non sarebbe più sufficiente andare avanti a suon di comunicati e messaggini ma qualcuno comincerebbe a far parlare i missili e i cannoni.
«Un Paese ha necessità di una grande flotta mercantile in caso di scenario di guerra: c’è essenzialmente da trasportare truppe, munizioni e carburante, oltre ai rifornimenti tanto per le persone quanto per i mezzi. E per gli Stati Uniti questo è ancor più indispensabile rispetto ad altri: tra loro e qualsiasi potenziale nemico c’è in mezzo un oceano», le parole di Salisbury. Con una citazione pescata dal generale John Pershing, capo delle forze armate americane in Europa nella Grande Guerra: «La fanteria vince le battaglie, la logistica vince le guerre».
Gli Stati Uniti – insiste il quotidiano danese – hanno in mano a malapena poco più del 6% della flotta mercantile totale dei Paesi della Nato, calcolata secondo la capacità di carico. Meno della Norvegia: e, «cosa probabilmente ancor più rilevante, al di sotto di un sesto di quella che possiede la Cina». La flotta mercantile cinese è «enorme»: la studiosa parla di un numero attorno a «9.500 navi», e marca il fatto che sono «quasi tutte costruite tenendo conto di specifiche tecniche di tipo militare». La conseguenza: la disponibilità di flotte mercantili è «una carta assai concreta che sia la Danimarca come l’Europa nel suo insieme possono mettere sul tavolo in uno scontro con gli Stati Uniti». Basterebbe annunciare agli Usa che dovranno cavarsela senza poter noleggiare le navi mercantili europee, questo «avrebbe un impatto enorme sui piani strategici americani».

Groenlandia: una famiglia di orsi in mezzo ai ghiacci
Le navi danesi – è il ritornello sul quale batte e ribatte il giornale con quartier generale a Aarhus – hanno «un ruolo decisamente importante»: anche perché è da almeno un quarto di secolo che gli Stati Uniti hanno stabilito che all’inadeguatezza della loro flotta mercantile-logistica pongono rimedio con accordi con compagnie armatoriali.
«In una lista risalente al gennaio 2024 – riporta “Supplychain Italy – su 60 unità totali di cui 35 portacontainer, al gruppo danese risultavano farne capo 18 (17 portacontainer più un ro-ro); altre cinque containership appartenevano alla tedesca Hapag Lloyd, mentre Apl, controllata della francese Cma Cgm, ne contava 9. Varato nel 1996 per la prima volta, con una flotta di 47 navi, il Maritime Security Programme è ora autorizzato fino al 2035».
Beninteso, se davvero si scatenasse una guerra su larga scala, non è che queste 60 navi possono esaurire tutte le necessità, bisognerebbe andare ovviamente oltre: resta la fragilità degli Usa nel campo delle flotte mercantili utilizzabili nella logistica militare.
C’è un lunghissimo “non detto” dietro quest’incomprensione che minaccia di incancrenirsi nei rapporti fra le due sponde dell’Atlantico: da un lato, gli Usa che pensano di spendere troppo nel proteggere l’Europa; dall’altro, c’è l’Europa che non vuole stuzzicare il bisogno degli Usa di dotarsi di una grande flotta non militare così da aver campo libero nel commercio mondiale. Quattro delle prime cinque flotte al mondo per capacità di carico di container sono europee (mettendo nel conto anche Msc che è svizzera con radici italiane), la prima compagnia americana è al 28° posto è numeri che sono nient’altro che un centesimo di Msc…
«Quel che preoccupa davvero è che la Nato possa essere affondata dall’amministrazione Trump senza che loro riflettano su queste cose», dice Salisbury. Anche perché – afferma – dal punto di vista strategico il vantaggio per gli Usa di impossessarsi della Groenlandia è pressoché nulla rispetto allo svantaggio che invece trarrebbero dall’indebolimento della Nato: «Gli Stati Uniti dispongono di molte opportunità di aumentare la propria presenza militare in Groenlandia, forse basterebbe che aprissero un dialogo con il governo danese. Affondare la Nato in questo modo è solo semplicemente molto ma davvero molto stupido».
Mauro Zucchelli

Questo è l’articolo di Jyllands-Posten in cui si sviluppa l’analisi dell’esperta britannica di sicurezza, Emma Salisbury











