Elettricità alle navi da terra, ok del ministero agli incentivi per abbassare i costi
Il decreto arriva 19 mesi dopo il sì di Bruxelles. Il plauso di Assarmatori
ROMA. Stavolta Bruxelles c’entra fino a un certo punto: risulta che dall’inizio dell’estate di due anni fa la Commissione europea avesse dato semaforo verde a agevolazioni per incentivare l’utilizzo del “cold ironing”, cioè la fornitura di energia elettrica da terra alle navi che così, quando sono ferme in porto, possono evitare di tener accesi i motori per produrre l’elettricità che fa funzionare gli apparati di bordo. Obiettivo: ridurre le emissioni inquinanti, visto che nelle città portuali lo smog prodotto dalle navi ha una parte di rilievo nel menù complessivo dell’inquinamento atmosferico.
A distanza di quasi 19 mesi da quel via libera, arriva il provvedimento del ministero delle infrastrutture che fissa una sorta di sconto de uno sconto sugli oneri generali di sistema per l’energia elettrica utilizzata dalle navi ferme in porto.
Del resto, i fondi Pnrr sulla ruota della portualità sono stati concentrati in buona misura proprio su quest’aspetto dell’elettrificazione delle banchine (e nella prima stesura del piano le cifre erano ancor più grandi). Segno che la strategia della fornitura di energia dalle banchine è ritenuta la strada maestra: ma poi, appunto, gli incentivi sono arrivati a passo di lumaca.
Non è un dettaglio. Lo si è visto a Livorno: a metà dello scorso decennio l’Authority labronica aveva fatto da apripista a livello nazionale realizzando una sorta di maxi-prolunga che consentiva di connettere la nave a un impianto di fornitura elettrica da terra. Risultato? È stato un problema perfino trovare la nave per fare il collaudo dopo un appalto da 2,5 milioni di euro: alla fine è avvenuto grazie a una fregata della Marina militare. Ma con effetti concreti zero: nel frattempo gli armatori si erano orientati a investire invece negli “scrubber” (una sorta di marmitta catalitica) o nell’uso di combustibile a più basso tenore di zolfo.
Ora le cose sono cambiate e buona parte delle navi al debutto sono predisposte per il collegamento al “cold ironing”. Ok, ma l’altro problema era rimasto inchiodato al palo: il costo dell’energia. Se è vero che una nave da crociera assorbe tanta elettricità quanto una industria o quasi, è chiaro che difficilmente può pagare un prezzo unitario analogo a quello del signor Rossi in casa sua, consumando migliaia e miglia di volte tanto. Ecco, è su questo secondo aspetto che sembra essersi concentrata l’attenzione adesso: come dicono dal ministero, con il decreto di giovedì scorso si definiscono «le regole per la gestione del servizio di cold ironing, il trasferimento dei benefici economici e il monitoraggio della misura di agevolazione nel tempo, dopo aver intessuto un dialogo tanto con le Autorità portuali che con le organizzazioni di categoria.

Gli ultimi lavori per l’elettrificazione delle banchine nel porto di Livorno
«La maggior parte del naviglio è già pronto per “attaccare la spina”: mancano ancora alcuni passaggi, come il completamento dell’infrastrutturazione e la successiva messa a gara, ma il traguardo oggi è senza dubbio più vicino». A dirlo è Stefano Messina, presidente di Assarmatori, che non fa mistero di accogliere questo provvedimento «con soddisfazione»: da un lato, lo vede come «un passaggio fondamentale per far sì che l’elettrificazione delle banchine sia concretamente utilizzabile per fornire energia alle unità in sosta negli scali, senza che questo comporti un aggravio di costi per gli armatori»; dall’altro, quasi rivendica di aver «fornito al ministero, nella fase di preparazione del decreto, il suo contributo di competenza, esperienza e capillare rappresentatività nei porti, con l’obbiettivo di rendere sempre più sostenibile il trasporto marittimo».
L’ultima sottolineatura è per segnalare un problema: «Resta aperto il nodo relativo a quelle unità per le quali, nonostante siano state equipaggiate per attingere l’energia da terra, si continua a pagare l’Ets visto che al momento la rete non è pronta». Tradotto: fate pagare a noi armatori una “tassa-castigo” eppure sarebbero in grado di inquinare meno attaccandosi alla rete, ma siete voi che non l’avete realizzata…











