La rivoluzione dell’e-commerce internazionale nell’era dei dazi
Spring Gds: l’extra di 2 euro sui piccoli pacchi e quel che sarà del 2026
MILANO. Un poker di nuove tendenze potrebbero rivoluzionare l’e-commerce che viaggia oltre le frontiere. Manco a dirlo, il primo aspetto sono le discontinuità doganali in Europa. Ma ci sono anche: sostenibilità; nuove rotte logistiche; modelli innovativi nel disbrigo degli ordini. È un passaggio tutt’altro che trascurabile dopo anni di crescita sprint con il piede sull’acceleratore. Anche perché c’è da sommare gli effetti incrociati di cosa comportano regolamentazioni frammentate e pressioni crescenti sulla sostenibilità, ad esempio. Senza dimenticare il fatto che le rotte commerciali globali sono «in trasformazione» e che le aspettative (non solo da parte dei consumatori ma anche dei regolatori) sono «sempre più elevate».
A cercare di tracciare le coordinate del futuro dell’e-commerce “senza confini” è Spring Gds, azienda di logistica internazionale appartenente al gruppo postale olandese PostNl specializzata nell’ultimo miglio per l’e-commerce. L’analisi che fa può essere interessante perché ha alle spalle l’esperienza di un operatore abituato a confrontarsi con la logistica dell’e-commerce a livello internazionale tramite spedizioni transfrontaliere, contando su «oltre 20 centri operativi distribuiti in tre continenti» e, in qualità di parte del gruppo PostNl, collaborando «con più di 230 partner logistici internazionali» così da consentire ai “retailer” online di raggiungere «190 destinazioni in tutto il mondo».
«Quel che fino a poco tempo fa era considerato un rischio normativo a lungo termine è diventato oggi un punto di svolta immediato per l’e-commerce europeo», spiegano dal quartier generale di Spring Gds: il riferimento è al fatto che i ministri delle finanze dell’Unione Europea – viene ricordato – hanno recentemente approvato l’introduzione di una tassa minima di 3 euro sulle importazioni e-commerce di basso valore: riguarderà i pacchi sotto i 150 euro finora esenti da dazi doganali ed entrerà in vigore dal luglio del prossimo anno, anticipando una modifica strutturale delle regole doganali in Europa.
Intanto, però, già adesso diversi Stati membri stanno o introducendo o modificando le tariffe: l’azienda logistica segnala il caso della Romania, che da questo gennaio già prevede di applicare un extra di 5 euro. E non è l’unico caso, visto che Francia, Olanda e Spagna stanno discutendo se anticipare l’introduzione della tassa (ma finora senza una data precisa). È un quadro di regole del tutto in movimento: pure in Italia viene ipotizzata l’introduzione anticipata di una tariffa di 2 euro, ma non vi sono dettagli tecnici ben definiti.
«Le spedizioni di basso valore – sottolinea l’azienda controllata da PostNl – sono cresciute rapidamente negli ultimi anni: oltre il 90% proviene dalla Cina e il volume totale ha raggiunto i 4,6 miliardi di euro nel 2024, il doppio rispetto all’anno precedente. La nuova tassa, che si applica a ogni categoria di prodotto presente nel pacco, mette in seria difficoltà i modelli “cross-border” basati su grandi volumi e margini ridotti». C’è dell’altro: emerge tutta la problematicità del fatto che in Europa manca ancora un sistema doganale unificato e questo obbliga gli operatori a infilarsi nel ginepraio di normative nazionali di volta in volta diverse. Come dire: la capacità di gestire dogane e regolamenti sta diventando «un vero fattore strategico di differenziazione».
Secondo l’analisi di Spring Gds, d’ora in poi il successo nell’e-commerce internazionalizzato dipenderà «sempre meno dalla sola dimensione e sempre più dalla capacità di ripensare le proprie catene logistiche». Cioè: adottare modelli di risposta agli ordini a livello locale e regionale, collaborando con partner logistici «capaci di gestire la complessità normativa, e non semplicemente di adattarsi ad essa».
La novità è che l’Europa orientale si sta configurando come il fulcro delle spedizioni e-commerce verso l’intero Vecchio Continente. In questa mutazione delle rotte globali, Paesi come Polonia e Ungheria – viene messo in risalto – oggi ricevono più spedizioni dall’Asia rispetto a molti mercati dell’Europa occidentale: questo dipende da «una maggiore flessibilità normativa, collegamenti aerei efficienti e infrastrutture logistiche in rapida crescita». Risultato: questa evoluzione ha reso l’Europa dell’Est «uno dei principali motori di crescita dell’e-commerce globale». Ma c’è un “ma”: per avere successo in questa regione è fondamentale adottare soluzioni locali, sia nei modelli di consegna sia nelle preferenze di pagamento, come il contrassegno, che rimane molto diffuso anche tra i consumatori più giovani.
Tutte queste trasformazioni logistica vanno di pari passo con un cambiamento concreto nella sostenibilità: là dov’era solo una semplice promessa diventerà intervento concreto. L’azienda logistica segnala che il settore «deve ancora superare diverse inefficienze, come imballaggi troppo voluminosi, calcoli imprecisi dei volumi e catene logistiche che trasportano più aria che prodotto». Quali passi in avanti in questo 2026? arriveranno da soluzioni pratiche lungo tutta la filiera: carburanti alternativi, asset riutilizzabili, dati più precisi e una collaborazione più stretta tra retailer, operatori logistici e partner.
Non ci sono solo guai e intoppi, beninteso: ok, la prossima fase dell’e-commerce internazionalizzato dovrà vedersela con il fatto di essere «più regolamentata e impegnativa», ma sarà «anche ricca di nuove opportunità». Da Spring Gds vedono un passaggio di fase: la logistica non più soltanto una funzione operativa bensì un vero e proprio motore strategico per la crescita internazionale.











