E se invece di centralizzare, ragionassimo di “archi geografici”?
L’idea di Gariglio: autonomia alle Authority ma con una regia condivisa

Davide Gariglio, presidente Authoroity di Livorno a LetExpo 2026, Verona
LIVORNO. Non è per capriccio filosofico che l’avvocato Davide Gariglio, presidente dell’Authority livornese, si mette a pescare dai ricordi del liceo il capitolo del manuale relativo al Settecento tedesco e alle teorie di Gottfried Leibniz. Altolà alle “monadi senza finestre”, ciascuna chiusa in sé stessa. Ecco quel che non devono essere le Autorità di Sistema, ecco come non devono muoversi nel governare i loro porti. Al contrario, occorre che operino in una logica di squadra: «Devono rimanere autonome e questa autonomia va preservata, ma occorre che ci sia un coordinamento esterno da parte del ministero delle infrastrutture o di una realtà ad esso vicina».
Gariglio lo dice al LetExpo di Verona, la fiera clou per il settore dei trasporti e della logistica, organizzata da Alis: partecipa a una tavola rotonda sul tema della “risorsa mare”.
È così che Gariglio interpreta l’esigenza che il governo centrale di Palazzo Chigi – quello attuale ma, per certi aspetti, anche in passato –cmette al centro di questa riforma che va sotto il nome di “Porti d’Italia spa”. Gariglio ne assume la problematicità (c’è il rischio che ogni porto cerchi di arraffare quel che può contando sui propri santi in paradiso più che su una idea di portualità), ma lo fa guardando la questione dalla periferia.
Il Gariglio-pensiero magari non insisterà forse sul fatto che una frenesia centralizzatrice potrebbe finire nel mirino della Corte Costituzionale, se è vero com’è vero che dalla riforma del titolo quinto in poi, un quarto di secolo fa, mette i porti fra le materie per cui governo centrale e Regioni decidono insieme. La frenesia centralizzatrice, si potrebbe rilevare, salta fuori là dove il finanziamento del nuovo assetto nasce semplicemente risucchiando a Roma i soldi che le singole istituzioni portuali non sono riuscite a spendere (anche perché Roma ha un talento tutto suo nel creare intoppi, e stavolta aggiunge anche il tornaconto).
Ok, ma invece su cosa punta Gariglio quando ammette una qualche forma di regia o coordinamento? Vediamo – secondo quanto riferito da una nota di Palazzo Rosciano, sede dell’istituzione portuale che governa i porti di Livorno e di Piombino più gli scali dell’Arcipelago – quanto spiega alla platea di Verona: a cominciare dal fatto che indica come obiettivo quello di «far sì che ad ogni porto sia consentito di investire le risorse necessarie a promuovere la visione industriale del governo». Le sue parole: «In fondo siamo come delle aziende che hanno bisogno di una holding forte. Noi presidenti non dobbiamo essere giudicati per il fatturato che portiamo ma per la nostra capacità di servire il Paese». Lo rimarca anche utilizzando un altro paragone: fare sempre più squadra in una logica di sistema. E guarda all’esempio di Alis, l’associazione che ha al timone Guido Grimaldi e che nel segno della logistica sostenibile mette insieme terminalisti e armatori, spedizionieri e università, autotrasporto e equipe di ricerca, scuole e interporti o aeroporti: plaude esplicitamente al modo con cui l’associazione ha interconnesso le istituzioni e il mondo delle imprese e della logistica.
«Si tratta di un approccio condivisibile – afferma Gariglio – che il ministero delle infrastrutture ha fatto proprio quando ha deciso di riorganizzarsi in una direzione generale che tenesse insieme tutta la filiera». Lo stesso ragionamento può e deve essere fatto per i porti: a suo giudizio, «non esistono da soli ma sono sempre di più poli nevralgici geostrategici profondamente legati con i centri di consumo e di manifattura».
Gariglio è un ex parlamentare Pd ma fa di tutto per cercare di non alzare bandierine di schieramento: lo fa pubblicamente ringraziando Assoporti e «l’attenta conduzione del neo presidente Roberto Petri» che «sta svolgendo molto bene il proprio ruolo» (parliamo di un dirigente di rilievo di Fratelli d’Italia). Ribadisce che, sotto la regia di Assoporti, le Autorità Portuali stanno oggi facendo ognuno la propria parte per promuovere questo spirito di squadra: «Ci stiamo muovendo in modo sinergico, studiando un approccio condiviso mirato alla risoluzione dei problemi comuni». Aggiungendo poi: «Vedo i presidenti delle Autorità di Sistema Portuale lavorare insieme e accettare le decisioni che vengono prese a maggioranza. Ognuno vede nell’altro, non già un competitor, ma una parte del Sistema Paese, in cui ciascuno deve fare un pezzo del lavoro complessivo».
Ecco che, all’interno di questa logica, parte da Gariglio un invito («pragmatico») a ragionare «sempre di più in termini di archi geografici». Lo spiega così: «Nel Piano Operativo Triennale che stiamo redigendo, ci consideriamo come parte integrante di un Sistema macro-territoriale che abbraccia tutto l’arco tirrenico-ligure, interessando non soltanto Livorno e Piombino, ma anche Genova, Savona e La Spezia». Poi mette in risalto: «Abbiamo lo stesso sistema economico di riferimento: ritengo che oggi ci siano le condizioni perché questi sistemi portuali possano lavorare uno a fianco all’alto per portare in dote ai nostri porti nuove occasioni di crescita».
Non è l’unica sottolineatura che emerge nella tavola rotonda per iniziativa di Gariglio. Porta sotto la luce dei riflettori anche questioni che riguardano direttamente Palazzo Rosciano: a cominciare dalla Darsena Europa. «Oggi – ammette – le navi sono sempre più grandi e con una capacità sempre maggiore. Le banchine non si evolvono con la stessa velocità con cui si evolve il mondo del trasporto marittimo». Ne deriva che molti porti storici, secondo quanto affermato da Gariglio, non sono oggi in grado di far fronte alle esigenze dei big carrier: «La Darsena Europa nasce anche per questo motivo: che è quello di accogliere le navi di ultima generazione, e superare le limitazioni e i vincoli del porto commerciale».











