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CAMERA DI COMMERCIO

Lucca, Pisa e Massa: ancora in calo le imprese degli under 35

Più aperture che chiusure ma non basta a compensare le uscite per via dell’età

Giovani artigiani al lavoro in un cantiere

VIAREGGIO. È in calo il numero complessivo di imprese guidate da under 35: è la “radiografia” – aggiornata al 2025 – che riguarda quantomeno le province di Lucca, Massa-Carrara e Pisa. Parola dal dossier che porta le firme dell’Istituto di Studi e Ricerche (Isr) e dell’ufficio studi della Camera di Commercio della Toscana Nord-Ovest che passa ai raggi x le dinamiche dell’imprenditoria giovanile in questo spicchio dei tre territori citati, fra la Lunigiana e la Versilia, la Garfagnana e la Valdera, che “valgono” un milione di abitanti e poco più di 100mila imprese.

Ma dal quartier generale dell’ente camerale tengono a precisare che, diversamente da quanto sembra di prim’acchito, la diminuzione non va letta come «una minore propensione ad avviare nuove attività da parte dei giovani»: semmai riguarda il «progressivo invecchiamento dei titolari che, superata la soglia dei 35 anni, pur continuando l’attività di imprenditoriale, escono dalla categoria delle imprese “giovanili”». Non solo: in tutte e tre le province – viene sottolineato – «le nuove iscrizioni sono risultate superiori alle cessazioni», e tuttavia «non sufficienti a compensare queste uscite». A ciò si aggiunga anche il combinato disposto fra «l’aumento dell’età media di avvio d’impresa» e «la riduzione della popolazione giovanile». Al tirar delle somme, ecco che si riducono tanto l’incidenza quanto il tasso di imprenditorialità giovanile, «pur in presenza di saldi annuali ancora positivi tra aperture e chiusure».

Non è una pura curiosità anagrafica. Il report sulle tre province in questione indica che, «anche in una fase di ridimensionamento numerico», resta il ruolo strategico dell’imprenditoria giovanile nel cuore del sistema economico locale. Almeno sotto due profili: da un lato, è un indicatore relativo allo stato di salute dell’imprenditoria in fatto di ricambio generazionale; dall’altro, ha a che vedere con la capacità innovativa, perché è ovvio che le nuove generazioni hanno più carte da giocare sul fronte dei campi più avanzati del sapere.

Lo ripete anche Valter Tamburini, presidente della Camera di Commercio della Toscana Nord-Ovest: è una trasformazione di natura strutturale, non un venir meno dello spirito imprenditoriale. Da tradurre così: «I giovani continuano ad avviare nuove attività, orientandosi con frequenza crescente verso ambiti ad alto contenuto innovativo. La criticità risiede piuttosto nella tempistica: l’ingresso nel mondo imprenditoriale avviene in età più avanzata e, conseguentemente, l’uscita dai parametri statistici si anticipa». Tamburini aggiunge poi: «In questo scenario diventa prioritario attivare strumenti concreti e mirati (formazione qualificata, facilitazioni nell’accesso al credito, percorsi di orientamento) per accelerare la scelta imprenditoriale e favorire il ricambio generazionale nelle imprese esistenti. Investire su chi oggi avvia un’impresa o subentra alla guida di un’attività significa rafforzare in prospettiva la competitività del territorio e la tenuta del sistema produttivo locale».

Ecco com’è la situazione in ciascuno dei tre tasselli che compongono, provincia per provincia, il mosaico del territorio della Camera di Commercio della Toscana Nord Ovest.

Provincia di Lucca. Nel San Silvestro scorso, ultimo giorno del 2025, le imprese giovanili lucchesi sono risultate 2.695: giù di quasi cinque punti (4,9%) a paragone con dodici mesi prima. Eppure nel corso dell’annata si sono contate 516 nuove attività mentre le chiusure non arrivano alla metà di tale dato (249, con un saldo positivo di 267 imprese). Si conferma quanto si diceva: l’apparente inspiegabilità in realtà ha un motivo che si comprende se pensiamo che nel frattempo molti imprenditori, invecchiando, hanno superato il limite dei 35 anni, oltre il quale non si rientra più nella catalogazione come “impresa giovanile. Ecco che l’incidenza delle aziende lucchesi in mano agli under 35 scende al 6,7% rispetto al totale delle imprese presenti nella provincia. Guardando ai settori, il peso maggiore è nei servizi alle imprese: è questo il principale ambito di insediamento dell’imprenditoria giovanile. Il commercio non più: ha perso il primato arretrando sensibilmente. Anche le costruzioni hanno mostrato una riduzione diffusa così come il comparto dell’alloggio e ristorazione (quest’ultimo per via della flessione nelle attività di ristorazione); non se la cava meglio neppure l’agricoltura, mentre si salvano a fatica i servizi alla persona («sono emersi segnali di tenuta»). Quanto al “dove”, va detto che la Media Valle e la Garfagnana sono le zone in cui si segnalano più imprese guidate da giovani sotto i 35 anni: 7,6% nella prima e 7,1% nella seconda. Al tempo stesso, queste due aree sono anche quelle che mettono a segno flessioni sensibili (meno 1,6% la Media Valle e meno 0,8% la Garagnana), segno forse che «permangono segnali di fragilità».

Provincia di Massa Carrara. Anche nella provincia apuana le imprese under 35 sono scese: ora sono 1.296 unità, la flessione è stata poco più di un terzo di quella lucchese (1,7% anziché 4,9%). E tuttavia si ripresenta la solita dinamica: il saldo è positivo (260 aperture contro 116 chiusure), però non ce la fa a controbilanciare le uscite dalla categoria per via del fisiologico invecchiamento dei titolari. L’incidenza sul totale provinciale resta al di sotto di quello lucchese e si ferma a quota 6,3%. Il comparto più consistente? Il commercio è in testa benché in calo così come le costruzioni. In controtendenza invece la crescita dei servizi alle imprese, in arretramento l’alloggio e ristorazione al pari dell’agricoltura e di parte dell’industria. E sotto il profilo territoriale? Le imprese a conduzione giovanile le trovate soprattutto nell’area costiera in fatto di numeri complessivi, quanto all’incidenza percentuale il dato più rilevante è in Lunigiana (7,4%).

Provincia di Pisa. Chi sembra fare meglio, benché si registri anche qui un calo, è il territorio pisano: le imprese giovanili scendono a 2.920 con una flessione dell’1,7%. Occhio però che la differenza fra nuove iscrizioni (591) e cessazioni (235) è particolarmente rilevante: ogni azienda che abbassa definitivamente la saracinesca ce ne sono più di due e mezzo che debuttano (con un saldo positivo di 356 ditte). Resta il fatto che pure qui non questa iniezione di nuiva imprenditorialità non riesce a compensare le uscite dalla categoria per limiti anagrafici. Di più: l’incidenza delle imprese guidate da under 35 è ben al di sopra di quanto accade negli altri due territori, qui si attestatal 7,1%. Quale comparto pesa di più fra le ditte giovanili? Principalmente il commercio, anche se si registra una contrazione, in crescita i servizi alle imprese, stabile il turismo così come l’agricoltura, in lieve flessione costruzioni e industria.

Pubblicato il
16 Marzo 2026

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