I relitti nel porto di Catania diventano violini, croci e oggetti artigianali
L’Authority dona il legno a una coop di reinserimento sociale

Nelle foto: alcuni relitti donati alla cooperativa Rò La Formichina.
CATANIA. Nel loro presente li accomuna il fatto di essere tre relitti abbandonati nel porto di Catania, in passato erano stati imbarcazioni. E nel futuro? Il “miracolo” lo compirà una coop sociale: li trasformerà radicalmente per ridare a questi relitti una nuova vita come «strumenti musicali, arredi liturgici e manufatti artigianali». Ma soprattutto saranno il sostegno al reinserimento sociale di persone fragili. Va in questa direzione l’iniziativa dell’Autorità di Sistema portuale del Mare della Sicilia orientale che ha deciso di donare alla cooperativa sociale di Santa Venerina (Catania) “Rò La Formichina” il legno raccolto per poterlo riusare e restituirlo a nuova vita.
La cooperativa – viene spiegato dal quartier generale dell’istituzione portuale guidata da Francesco Di Sarcina – opera da tempo «nel campo del sociale e del supporto a persone con disabilità, soggetti in condizioni difficili, giovani con problematiche legate alla giustizia, migranti e profughi»: il lavoro artigianale sul legno rappresenta non soltanto un’attività produttiva, ma «anche uno strumento educativo, terapeutico e relazionale».
Ciascuna persona viene coinvolta nel processo produttivo secondo le proprie capacità e inclinazioni, all’interno di un modello organizzativo che è sì ispirato a finalità solidaristiche ma al tempo stesso «rispetta una logica concreta e responsabile di una vera impresa sociale». I laboratori – viene sottolineato –consentono ai ragazzi di «acquisire competenze tecniche nell’uso di attrezzature e macchinari professionali e di sviluppare precisione, manualità, pazienza, senso di responsabilità e creatività, contribuendo a ricostruire percorsi di autonomia personale e dignità lavorativa».
Queste le parole di Francesco Di Sarcina, numero uno dell’Authority di Augusta-Catania: «Con questa iniziativa benefica cerchiamo di coniugare legalità, sostenibilità, recupero materiale e inclusione: il legname raccolto grazie alla rimozione, bonifica e demolizione di alcuni scafi abbandonati da anni, è stato consegnato nei giorni scorsi ad una realtà attiva nel territorio etneo nell’ambito del recupero relazionale e occupazionale di persone vulnerabili».

Di Sarcina tiene a spiegare un aspetto particolare: «Il legname recuperato dai relitti non è un materiale neutro, ha un significato profondo perché porta con sé il valore simbolico delle vicende umane che ha attraversato. Un legno che è stato barca, ha solcato il mare, sostenuto vite, speranze, viaggi, approdi e tragedie e, dopo essere stato sospinto dalle onde e restituito alle coste, viene raccolto e sottratto all’abbandono per essere trasformato in un oggetto nuovo, capace di generare bellezza, riflessione e memoria».
I risultati già conseguiti dalla cooperativa testimoniano la qualità e il valore di tale percorso: tra i manufatti realizzati con legno recuperato figurano croci, oggetti sacri e strumenti di pregio, tra cui violini, capaci di esprimere in modo emblematico la metamorfosi del materiale originario: «Una delle croci realizzate è stata donata a papa Leone XIV – spiega Marco Lovato, rappresentante della Rò Formichina – mentre uno dei violini donato al ministro degli affari esteri Antonio Tajani: secondo quanto si è stato riferito, lo conserva al ministero e ne favorisce l’utilizzo in occasione di particolari eventi istituzionali e culturali».
Dopo i necessari adempimenti burocratici e gli approfondimenti con Arpa, l’agenzia di protezione ambientale, così da verificare le corrette modalità operative e assicurare che la cessione del materiale avvenisse nel pieno rispetto delle disposizioni di legge, è stata coinvolta la squadra della falegnameria Alberto Pennisi, collaboratore della cooperativa per la lavorazione artigianale e il trasporto del materiale che ora prenderà nuova vita.











