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SEGRETARIO GENERALE

Pressing su Gariglio per la nomina del numero 2, lui s’arrabbia e alza la voce

Livorno sta facendo caso a sé: e la destra sogna di esautorare il presidente

Da sinistra: il presidente dell’Authority livornese Davide Gariglio, il ministro-vicepremier Matteo Salvini e il prefetto Giancarlo Dionisi, che è anche commissario in pectore (da sei mesi) per la realizzazione della Darsena Europa. Tutti e tre durante un sopralluogo compiuto al cantiere della maxi-Darsena nell’autunno scorso

LIVORNO. L’ultimo che ha ricevuto l’ “imprimatur” è Francesco Di Leverano proclamato numero 2 a Bari. L’aveva preceduto di pochi giorni Natale Ditel che era stato inviato a giocare nel medesimo ruolo a Trieste. In precedenza era stata la volta di Alessandro Becce a Cagliari e di Fabrizio Urbani a Civitavecchia così come di Roberto Mantovanelli a Venezia. Comunque, nel puzzle dei segretari generali al fianco dei presidentissimi delle nuove Autorità di Sistema Portuale nell’era del centrodestra regnante a Palazzo Chigi, i primi tasselli ad andare a posto erano stati – a cavallo fra fine ottobre e novembre – Giuseppe Grimaldi a Napoli, appena dodici giorni dopo la nomina di Eliseo Cuccaro presidente, e prima ancora, Tito Vespasiani a Genova, al fianco di Matteo Paroli, che aveva sbracciato un po’ per rivendicare a sé il potere reale di scegliere il proprio braccio destro.

Sul resto dello scacchiere la durata quadriennale standard degli incarichi da segretario generale dice che a Taranto c’è come facente funzioni Raffaella Ladiana, non scadranno se non in estate tanto Luca Lupi a Palermo quanto Salvatore Minervino ad Ancona, in autunno Fabio Maletti a Ravenna e Federica Montaresi a La Spezia (dove per otto mesi ha anche retto l’Authority come commissaria). Si va alla metà del prossimo anno per Attilio Montalto a Augusta-Catania e ancora oltre (giugno 2024) per Pasquale Faraone a Gioia Tauro.

Il caso di Livorno ha una storia diversa da tutte le altre

Fra i grandi porti di prima fascia resta un caso a sé l’Authority livornese. Lo è ancor di più adesso: e non solo perché è l’unico caso in cui, anziché arrivare alla nomina del segretario generale, si è varata l’inconsueta procedura dell’avviso con cui il presidente in carica ha invitato gli interessati a farsi avanti con una specifica manifestazione d’interesse. Quello è cosa nota, così come si è già dato conto delle 55 candidature ritenute idonee da Palazzo Rosciano, sede dell’istituzione portuale livornese, fra le quali Davide Gariglio potrebbe pescare il prescelto da sottoporre al voto del comitato di gestione nei prossimi giorni.

Detto per inciso, l’avvio della procedura era stata la mossa a sorpresa da parte del numero uno, l’avvocato torinese Davide Gariglio, in passato alla guida di grandi aziende di trasporto (e ex deputato dem), nella prima seduta del comitato di gestione: uno smazzar di carte là dove era data per scontata la nomina di Gianmarco Mancini, ex parlamentare della Lega e con un curriculum da manager prima dell’Inail e poi di aziende di servizi pubblici locali).

In effetti, tutto nasceva da un accordo quadro sui nuovi assetti nelle Autorità portuali: il viceministro Edoardo Rixi, la figura del governo che la comunità portuale riconosce come interlocutore perché abile solutore di rebus, aveva dato prova di pragmatismo e proprio a Livorno nel febbraio dello scorso anno aveva enunciato il teorema. Indigesto anche a molti dei suoi, che dicevano: abbiamo vinto noi e ora facciamo cappotto. In concreto: c’era da evitare il disastro degli anni 2003-2004 con un bailamme nei porti fra il governo Berlusconi e molti Comuni e Regioni “rosse”, talmente grave che proprio sul caso Livorno si pronunciò la Corte Costituzionale annullando la nomina del governo.

Davide Gariglio, presidente dell’istituzione portuale labronica, qui sotto l’imponente busto mamroreo settecentesco del granduca Ferdinando che trineggia nella sala grande di Palazzo Rosciano dedicata al compianto Giuliano Gallanti

L’accordo per evitare le guerre di religione come nel 2003-2004

Siccome in ogni Autorità di Sistema c’è bisogno che il ministro trovi il consenso del “governatore” sul nome del presidente e siccome almeno cinque delle Regioni coinvolte erano in mano al centrosinistra, meglio una intesa complessiva “allargata”. Postulato Rixi da tradurre così: il governo offre all’opposizione qualche casella sulla mappa di tutte le nomine e le Regioni di centrosinistra non alzano barricate contro nomi di centrodestra, salvo poi “compensare” al momento di indicare il segretario generale. Segnatamente per Livorno: un esponente indicato dal Pd nazionale come presidente (poi formalmente designato dal ministro Salvini nella richiesta d’intesa inviata a Firenze), una figura indicata dal centrodestra per il ruolo di segretario generale.

Gariglio, perché non ha portato Mancini al comitato di gestione e stop? Fra i motivi possibili c’è anche il fatto che dev’essersi sentito quasi messo in un angolo come se a Palazzo Rosciano fosse prevista una sorta di diarchia, un presidente formale in quota Pd e uno reale in quota Lega. Ad attizzare in lui la brace del sospetto evidentemente dev’essere stato anche il fatto che Mancini fosse attivamente in campo già prima della nomina. Non è un caso, insomma, se larga parte dell’ “avviso” per sollecitare candidature è dedicato a perimetrare ben benino cosa fa il segretario generale (e cosa no). Come dire: badate bene, non ci sono due “numeri uno”, c’è un presidente al vertice e un segretario generale che è il suo primo collaboratore ma un gradino sotto.

Il pressing su Gariglio, l’idea del commissariamento. E la reazione

L’ultimissima novità è che dal quartier generale dell’Authority labronica è stata messa nero su bianco una breve nota di poche righe in risposta al pressing che evidentemente il presidente Gariglio non deve aver gradito né poco né punto. Non è una congettura, lo dice esplicitamente: «Recentemente sono apparsi su vari organi di stampa on-line articoli manifestatamente volti a condizionare le prerogative del presidente nella designazione del segretario generale».

Non c’è indicazione di quali testate ma il riferimento potrebbe essere, ad esempio, a un articolo in cui si ventila fin dal titolo una ipotesi di commissariamento dell’Autorità di Sistema guidata da Gariglio. Lo si dice  negando che tutto questo abbia una motivazione politica, salvo concludere il pezzo evidenziando che la soluzione c’è ed è a portata di mano: «Il nome per sbloccare la situazione – quello dell’avvocato Gianmarco Mancini – è di nuovo sul tavolo, e basterebbe un po’ di buonsenso e di realpolitik per far ripartire la Autorità di Sistema coi benefici di un canale preferenziale con Roma».

Lavori in corso a Palazzo Rosciano: niente simboleggia meglio questa fase che le impalcature attorno alla sede dell’Authority livornese ha bisogno di cure…

La Corte dei Conti  e l’ispezione inviata dal ministero

A dirla tutta, non c’è solo quello: salta fuori una lettera del dicembre scorso in cui la Corte dei Conti, a firma della sezione controllo sugli enti, presenta un duro “referto al Parlamento sul risultato del controllo sulla gestione finanziaria dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale. Contraddittorio anticipato in merito a potenziali rilievi e/o irregolarità in relazione all’esercizio 2023”.

Fa il paio con la situazione di faide interne che è stata analizzata anche nell’ispezione guidata da Francesco Benevolo con cui era stata passata ai raggi x la situazione dell’Authority facendo emergere un passato all’insegna degli scontri fra l’allora presidente Luciano Guerrieri e l’allora segretario generale Matteo Paroli.

Possibile che la Lega, che ha al ministero delle infrastrutture la roccaforte del proprio potere voglia andar giù duro nel match sulle nomine? Possibilissimo: teniamo conto che su ben più importante versante del toto-nomine, il governo Meloni ha fatto fuori Roberto Cingolani dal ruolo di amministratore delegato di Leonardo dopo che, complici anche tempi guerrafondai come questi, ha portato in tre anni da una quotazione del titolo attorno a 11-12 euro fino agli attuali 57-58 con una capitalizzazione di mercato che è balzata da poco più di sei miliardi a quasi 33. La sua testa è rotolata perché, fra gli armamenti prodotti, è riuscito a realizzare “Michelangelo Dome”, un sistema di difesa che dà molto noia agli analoghi strumenti americani. Però occhio alle dinamiche che sta creando l’effetto referendum e la lunga rincorsa al voto del prossimo anno che vedrà i partiti del centrodestra nello stesso schieramento e tuttavia in forte competizione l’uno verso l’altro, e alla possibilità che ciascun partito giochi una propria partita e  cerchi proprie sponde per indebolire gli alleati-avversari…

Gariglio: respingo al mittente ogni pressione esterna

In realtà, si ha la sensazione che anche pezzi dell’establishment portuale non proprio di destra forse non condividano i toni di propaganda ma siano perplessi sullo strappo di Palazzo Rosciano. Di fronte a questa libecciata, Gariglio spariglia di nuovo le carte. E grida a mezzo stampa che «a tal riguardo, il Presidente ribadisce che la proposta di nomina, da sottoporre al Comitato di Gestione, risponderà esclusivamente a criteri di competenza e merito». Se non si fosse capita l’antifona: «Nessuna pressione esterna potrà distogliere l’Amministrazione dall’obiettivo di selezionare un profilo tecnico di elevata professionalità, dotato di una comprovata e specifica esperienza nel settore portuale, a garanzia del buon andamento dell’Ente».

Poi nel messaggio in bottiglia c’è il contrattacco: riguarda il collegio dei revisori dei conti («il cui mandato è giunto a scadenza lo scorso 14 novembre 2025»). Gariglio ricorda di aver «già provveduto a sollecitare reiteratamente il ministero delle infrastrutture e dei trasporti perché si perfezioni la nomina dei nuovi componenti, passaggio formale indispensabile per assicurare la piena continuità dell’azione di controllo contabile».

Sia chiaro, non si possono far saltare i presidenti perché “sgraditi” a Roma: c’è un tris di situazioni specifiche alle quali appellarsi per giustificare quella che sarebbe una rimozione. Resta da vedere se la gestione degli “avvalimenti” di quattro dirigenti in “prestito” alla struttura commissariale della Darsena Europa (con le retribuzioni extra correlate) siano state in linea con quanto previsto dalle norme di settore, e se questo riguardi solo la gestione Guerrieri o anche quella successiva di Gariglio.

C’è una curiosa immagine che abbiamo scelto per la homepage: il presidente dell’Authority Davide Gariglio indossa l’esoscheletro realizzato da Yuno e Comau. Serve per attutire la fatica di chi lavora, ad esempio al rizzaggio/derizzaggio nelle stive, ma l’impatto visivo è quello di una sorta di corazza per proteggersi dalle frecce che gli volano addosso da ogni dove.

Fuor di scherzo, il rischio è che alla fin fine tutto questo serva a far gonfiare non le statistiche sui traffici bensì le parcelle degli avvocati. In un ginepraio di ricorsi al Tar, delibere e sospensive, controappelli e impugnazioni, che non sarà difficile immaginare: e nel mezzo potrebbe finirci il porto di Livorno. A galleggiare malamente in un vietnam di contese, mentre quanto ci sarebbe bisogno di un impulso per far marciare i lavori e le strategie, prima che le faide…

Al lavoro nel terminal contenitori Tdt in Darsena Toscana sponda ovest

Intanto: la connessione di Livorno con gli altri porti non brilla più

Del resto, c’è un dato che finora è rimasto un po’ in ombra: l’ “index” dell’Unctad (l’Onu dei commerci) che misura quanto sono connessi i porti al mondo segnala che nel primo quadrimestre di quest’anno Livorno se la cava meglio che nel quadrimestre precedente (meno di un punticino in  più) e meglio di dodici mesi prima (13 punti in più). Peccato che non basti a reggere quel che fanno gli altri: se Livorno è a 160,25, La Spezia ha guadagnato 25 punti negli ultimi quattro mesi e ora è ben al di sopra di quota 300. Gioia Tauro è sopra 325 e Genova fa qualche passettino all’indietro ma è pur sempre oltre 420. Superati anche da Salerno, stabilmente al di là della soglia dei 200. Ma sorpassati anche da Trieste alla quale avevamo portato via il quinto posto e ora se lo riprende.

Vabbè, detta così pare di essere Leclerc in una giornata in cui le Ferrari vanno con il freno a mano su una pista da Gran Premio. Forse lo capiamo meglio se guardiamo indietro di vent’anni esatti, al primo quadrimestre: Livorno era al terzo posto alle spalle di Genova e a un passo da Gioia Tauro, ma con un indice che era poco meno del doppio di quello attuale.

Mauro Zucchelli

Pubblicato il
11 Aprile 2026
di MAURO ZUCCHELLI

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