Uniport: occorre accelerare su infrastrutture e pensionamenti
Legora De Feo chiede tempi certi per le grandi opere, compreso Livorno

L’assemblea pubblica di Uniport
ROMA. C’è bisogno di accelerare necessità di accelerare la realizzazione delle infrastrutture: «Abbiamo bisogno di dare tempi certi e rapidità di esecuzione alle grandi opere portuali, alla manutenzione ordinaria e agli interventi di dragaggio». Non è affatto causale, anzi è esplicito e diretto il riferimento a una serie di grandi opere portuali: in particolare «la Diga di Genova, la Darsena di Levante a Napoli, la Darsena Europa di Livorno e il Molo VIII di Trieste». Stiamo parlando di «opere concepite molti anni fa il cui completamento consentirebbe ai porti interessati di avviare processi di trasformazione a beneficio dell’intera comunità portuale e retroportuale». Il virgolettato è del presidente Pasquale Legora De Feo ed è relativo all’assemblea pubblica di Uniport, l’organizzazione di categoria che raggruppa le imprese portuali.

Pasquale Legora De Feo, presidente di Uniport
A giudizio di Uniport, la questione infrastrutturale non può tuttavia essere affrontata a pezzetti, «per singoli segmenti: programmazione portuale e logistica devono procedere insieme, in una logica di sistema integrato». Legora De Feo indica una prospettiva: «Siamo convinti che il coinvolgimento dei capitali privati contribuirà a dare nuovo impulso all’infrastrutturazione e all’efficienza del sistema trasformando il nostro Paese».
L’assemblea ha dato al numero uno di Uniport l’opportunità di mettere in chiaro che in fatto di lavoro portuale «ci preoccupano alcuni emendamenti al disegno di legge di riforma portuale che altererebbero l’attuale assetto del lavoro portuale e gli equilibri raggiunti»: insomma, un altolà a proposte che, in nome della tutela del lavoro, «mirano al rafforzamento di uno soltanto dei pilastri che lo sorreggono». Invece l’organizzazione imprenditoriale si schiera al fianco del fronte dei realtà di categoria che «mirano, finalmente, a rendere attuabile la norma che agevola il pensionamento dei lavoratori portuali e il riconoscimento di alcune attività come lavoro usurante, a prescindere dalla tipologia di impresa nella quale sono impiegati».
Il presidente Legora De Feo insiste a puntualizzare che la resilienza, il sistema portuale made in Italy l’ha dimostrata «ancora una volta»: ma dev’essere «sfruttata al meglio». A questo punto non bisogna accontentarsi: per continuare a crescere «non bastano la capacità imprenditoriale e gli investimenti privati: abbiamo bisogno di un sistema pubblico capace di accompagnare lo sviluppo con efficienza, rapidità e certezza delle regole». Aggiungendo poi: «Per trasformare questa capacità di tenuta in crescita stabile e competitività – afferma – abbiamo bisogno di una governance che abbia al centro una solida struttura del ministero di settore ed un efficace coordinamento con tutte le altre amministrazioni nazionali coinvolte, sia nella fase di gestione delle attività amministrative, che in quelle dei controlli». Con una sottolineatura: la governance deve coinvolgere «le rappresentanze economiche, terminalisti e armatori in primis, riconoscendogli un ruolo non più soltanto propositivo, ma partecipativo».
La base dell’argomentare sta nell’analisi di come la portualità italiana abbia messo in campo una effettiva capacità di reagire a «un quadro internazionale caratterizzato da forti tensioni geopolitiche, dalla crisi nel Golfo Persico e dalle pressioni sul commercio internazionale»: nonostante tutto questo, il Mediterraneo continua ad «affermare la propria centralità». Sì, c’è stato «un inizio d’anno più debole» ma i traffici marittimi nei porti italiani «nel primo semestre hanno mostrato segnali di ripresa». Si pensi che:
- il settore delle crociere si avvia verso «nuovi record di passeggeri movimentati nei terminal italiani superando quota 15 milioni»
- il settore ro-pax è in «buona salute»
- nel segmento container si spera a fine anno di confermare «la crescita che nel 2025 ha portato a raggiungere i 12,8 milioni di teu».
Quando indica gli aspetti della riforma della governance portuale, il numero uno di Uniport insiste sul fatto che è condivisibile l’idea del viceministro Edoardo Rixi di «dotare il nostro Paese di una struttura centrale che
- consenta la realizzazione delle infrastrutture strategiche in tempi certi,
- faciliti il reperimento delle risorse necessarie anche attraverso la compartecipazione di investitori privati,
- sostenga, non sostituisca, le Autorità di Sistema Portuale, che resteranno le amministrazioni deputate alla gestione e allo sviluppo del demanio portuale nazionale.
Legora De Feo confida che l’iter di approvazione del disegno di legge «recepisca tali principi e obiettivi».
Altra questione con la quale è indispensabile fare i conti una volta per tutte è l’Ets, il pagamento delle quote di emissioni inquinanti: Uniport torna alla carica per ribadire «la necessità di un intervento correttivo, evidenziando come l’attuale regime rischia di produrre effetti distorsivi sia sui collegamenti marittimi con le grandi isole italiane, sia sulle attività di “transhipment”». Occhio a non finire per favorire «lo spostamento di traffici e investimenti verso porti di Paesi terzi». Legora De Feo ricorda che, in tandem con le altre associazioni degli operatori del settore marittimo-portuale e Assoporti, è stata inviata agli eurodeputati italiani relatori ombra della revisione dell’Ets marittimo in Parlamento Europeo una lettera per «richiedere deroghe mirate» relative a aspetti specifici come «l’esclusione dei collegamenti marittimi ro-ro/pax con le isole maggiori dall’Ets» e per neutralizzare l’effetto boomerang dell’Ets che spinge al riposizionamento delle attività di trasbordo contenitori fuori Europa.
È da segnalare che nel videomessaggio che ha aperto gli interventi il ministro Adolfo Urso ha sottolineato il peso specifico del settore mare come «componente strutturale della crescita considerato che il settore attiva un indotto superiore al 10% del Pil e colloca l’Italia al terzo posto in Europa per valore aggiunto e occupazione». Bisogna aggiungere che, secondo quanto viene riportato, il presidente della commissione trasporti della Camera, Salvatore Deidda, ha precisato che la riforma portuale in corso è un processo che «è e rimane “aperto”» per il quale si è puntato a «sentire gli operatori per recepire cosa è necessario migliorare e correggere»: lo attestano – afferma – i «tanti emendamenti presentati anche da parlamentari della maggioranza». Aggiungendo poi che si prevede che l’iter alla Camera «si concluderà con la discussione in aula agli inizi di novembre».











