La riforma, le assemblee e il pasticciaccio
Questo è lo spazio del nostro Antonio Fulvi, direttore di questo giornale per più di mezzo secolo: lo spazio dei suoi corsivi e della sua ironia che i lettori hanno ben imparato a conoscere. Come sapete, nelle scorse settimane Antonio ci ha lasciati. Consentiteci però di mantenere questo suo “territorio”: lo ricordiamo cercando in archivio fra le migliaia e migliaia di articoli che ha pubblicato con la sua firma sulla “Gazzetta Marittima”. Eccone un altro, risale alla fine del 2017.
DI ANTONIO FULVI
9 dicembre 2017
Proviamo un attimo, se volete, a riordinarci le idee. Il “ponte” dell’Immacolata ci può dare qualche momento di riflessione in più, allentando i ritmi dell’impegno quotidiano. E allora, eccoci qui.
Prima riflessione: entro la fine della settimana prossima – il tempo limite pare scatti venerdì 15 dicembre – la riforma portuale Madia/Delrio dovrebbe veder approvati anche gli ultimi “correttivi” sui quali s’è scatenata, come sempre accade, una furibonda rissa di dettaglio. Non c’è solo lo scontro sui politici sì o no nei comitati di gestione: ci sono parecchie insoddisfazioni da parte dei presidenti di alcune delle principali Autorità di Sistema. Prendiamo Paolo Signorini, presidente del mar Ligure occidentale (Genova, Savona e Vado: mica poco…). A metà novembre dichiarava che la riforma non ha aggiunto competitività ai sistemi portuali italiani, anzi. «Siamo in una situazione di totale svantaggio competitivo – ha dichiarato all’ “Avvisatore Marittimo” – rispetto agli altri porti europei e del mondo. Abbiamo formule giuridiche, procedimenti, adempimenti, del tutto incompatibili con la competizione internazionale». È stata tradita, secondo Signorini (ma non solo lui) l’aspirazione a fare delle Autorità di Sistema vere e proprie società per azioni, con il controllo della Corte dei Conti ma in tempi compatibili con quelli dell’economia, e non della burocrazia.
Seconda riflessione: abbiamo riportato nel numero scorso, come molti altri organi di stampa, l’appello delle tre principali organizzazioni degli operatori dei trasporti e dei terminal (Confetra, Assiterminal e Assologistica) perché la legge di stabilità disinneschi la mina dell’Ici/Imu sui terminal portuali. Gentiloni, Delrio e Padoan hanno sostenuto un emendamento, che ha trovato però sempre nella burocrazia del governo (e nei Comuni) forti opposizioni. E allora possiamo chiederci se davvero questo paese deve essere governato da leggi antagoniste a seconda che prevalga l’una o l’altra visione? Oppure se sarebbe l’ora che ci fosse un vero coordinamento, specie sul piano dei diritti e dei doveri delle imprese ad avere norme chiare, uniformi e calibrate sui reali vantaggi per l’economia generale?
Terza ed ultima riflessione: la settimana che arriva sarà densa di appuntamenti assembleari. Martedì 12 c’è l’assise “programmatica” di Assoporti (5 minuti dedicati a ogni presidente), mercoledì l’assemblea nazionale di Federagenti, giovedì e venerdì al Lem di Livorno tre tavoli di lavoro su zone franche, lavoratori dei porti e crociere. In contemporanea, come scritto in apertura, il governo deve varare i “correttivi” alla Riforma. Tanta carne al fuoco. Non sarà troppa, e troppo tardi, con il pericolo che nella marea delle chiacchiere, delle aspirazioni e delle proteste (ce ne saranno: vedi Signorini ma non solo) si finisca con il consueto pasticciaccio di compromesso? A pensar male…eccetera.











