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One Ocean, Ralph Chami (ex Fmi) entra nel comitato scientifico della fondazione

L’economista Ralph Chami

MILANO. One Ocean Foundation, fondata otto anni fa e quartier generale a Milano, si presenta come «organizzazione senza scopo di lucro che promuove l’economia blu attraverso soluzioni volte alla protezione dell’oceano». Adesso annuncia che entra nel suo comitato scientifico Ralph Chami, economista finanziario che ha alle spalle più di trent’anni di esperienza – 25 dei quali nella plancia di comando del Fondo Monetario Internazionale – ed oggi co-fondatore di realtà come Blue Green Future e come Rebalance Earth.

La nomina – viene fatto rilevare – segna un passaggio strategico per la Fondazione: ne rafforza «il posizionamento sui temi del “blue natural capital”, della “nature finance” e della complessa relazione che lega la salute degli ecosistemi marini alla stabilità economica e finanziaria». Insomma, per questa via «l’economia della natura si consolida al centro del dibattito della finanza globale», come dicono dalla sede della fondazione.

Ralph Chami viene presentato come una «tra le figure internazionali più autorevoli nello sviluppo della cosiddetta “science-based finance” e «rappresenta il naturale coronamento di un percorso scientifico condiviso, culminato recentemente nella pubblicazione sulla prestigiosa rivista “Cell Reports Sustainability” di uno studio orientato a un mercato dei capitali che scenda in campo in modo positivo per la tutela della natura, in particolare a difesa degli ecosistemi marini. Si tratta di una ricerca, coordinata dallo stesso Chami con il contributo di Jan Pachner e Ambra Cozzi di One Ocean Foundation, che fa capo a una tavola rotonda internazionale promossa dalla Fondazione un paio di anni fa alla Sda Bocconi School of Management.

Al centro della visione di Chami e One Ocean Foundation c’è una idea-guida: come mobilitare capitali privati per la protezione e il ripristino degli ecosistemi oceanici «senza ridurre la natura a una mera merce, bensì integrando la valutazione scientifica dei servizi ecosistemici all’interno dei processi decisionali ed economici», è stato detto. In pratica, è un approccio che punta a indicare come la tutela dell’oceano richieda «molto più della semplice attribuzione di un prezzo alla natura: occorrono sistemi di misurazione solidi, trasparenza, governance, regole chiare e il coinvolgimento diretto delle comunità locali e dei popoli indigeni».

Secondo quanto viene messo in evidenza da One Ocean, in tal modo gli ecosistemi marini «smettono di essere semplicemente una questione ambientale» e diventano semmai «una componente fondamentale del capitale naturale, capace di incidere direttamente su occupazione, entrate fiscali, gestione del rischio finanziario, investimenti a lungo termine e resilienza dei mercati».

Queste le parole di Ralph Chami: «La sfida non consiste semplicemente nell’attribuire un prezzo alla natura, ma nel rendere visibile il suo immenso valore economico ai decisori politici, ai mercati finanziari e alla società. Gli ecosistemi in salute non sono soltanto risorse ambientali, ma rappresentano le fondamenta essenziali della prosperità economica e della sostenibilità delle finanze pubbliche».

L’ex economista del Fmi tiene a ribadire la centralità del proprio lavoro sul “Regenerative Gdp” (ReGdp) con cui si mette in campo «un nuovo modello economico in cui la protezione e il ripristino della natura possano generare nuove fonti di reddito ed entrate per gli Stati, rafforzare le finanze pubbliche e creare incentivi duraturi per la conservazione degli ecosistemi».

Lo studioso sottolinea che entrare a far parte del comitato scientifico di One Ocean Foundation rappresenta «un’importante opportunità per mettere in relazione la ricerca scientifica con le politiche economiche e l’innovazione finanziaria, contribuendo a trasformare la tutela dell’oceano da un costo percepito a un investimento nella prosperità collettiva».

Pubblicato il
5 Novembre 2026

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