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“Marevivo” sui delfinari un rapporto allarmante

Molti impianti non rispettano i requisiti di legge

Rosalba Giugni e Roberto Bennati.

ROMA – I delfinari dell’Unione Europea, inclusi quelli nazionali, non ottemperano alle disposizioni della Direttiva Zoo 1999/22/CE relativa alla custodia degli animali selvatici nei giardini zoologici: con questa motivazione LAV e Marevivo sollecitano la Commissione Europea ad avviare una procedura d’infrazione nei confronti del nostro Governo.
A supporto di questa richiesta, LAV e Marevivo, in Senato, presso la sala Caduti di Nassirya, hanno presentato alla stampa un dettagliato Rapporto sulle gravi violazioni nei delfinari dell’Unione Europea, dove attualmente vi sono 34 delfinari, con 305 cetacei, fra piccole balene, delfini e focene; in tutto sono 15 gli Stati Membri che ancora tengono cetacei in cattività.
[hidepost]Il Rapporto è stato elaborato dalla Whale and Dolphin Conservation in collaborazione con Born Free Foundation, ENDCAP, LAV e Marevivo.
Come si evince dai risultati dell’analisi, gli Stati Membri dell’UE e i delfinari ai quali essi rilasciano licenze non soddisfano i requisiti della Direttiva Zoo. In particolare, gli Stati Membri, tra i quali l’Italia, vengono meno al loro obbligo di:
· assicurare che gli zoo partecipino ad attività di conservazione delle specie
· promuovere l’educazione e la sensibilizzazione del pubblico
· offrire agli animali ambienti in grado di soddisfare le loro esigenze biologiche e di conservazione, (gli arricchimenti ambientali specie-specifico sono un requisito-chiave della Direttiva 1999/22/CE, eppure largamente disatteso).
Secondo il rapporto tutti i delfinari esaminati, inclusi quelli Italiani – Delfinario di Rimini (i cui delfini sono stati recentemente sottoposti a sequestro preventivo, mentre il ministero dell’Ambiente ha negato la licenza alla struttura), Oltremare di Riccione, Zoomarine Roma, Fasanolandia, Gardaland, che però ha successivamente chiuso il delfinario – danno uno scarso contributo alla conservazione della diversità biologica. Decessi prematuri e basso successo riproduttivo hanno reso insostenibile la conservazione ex situ della popolazione di delfini tursiopi (i Tursiops truncatus sono la specie normalmente utilizzata nei delfinari per la sua intelligenza) e nessuno degli attuali delfinari dell’UE ha effettuato reinserimenti nell’ambiente naturale.
“Sollecitiamo il ministro dell’Ambiente al pieno rispetto della Direttiva 1999/22/CE, seppure tardivo, e la Commissione UE a mettere in atto ogni intervento per garantire il rigoroso rispetto di tale normativa: ogni giorno vengono traditi gli importanti obblighi di conservazione di queste specie, di informazione e sensibilizzazione del pubblico – affermano LAV e Marevivo – Le attività dei quattro delfinari italiani sono oggetto di due interrogazioni al ministro, presentate alla Camera da Michela Vittoria Brambilla (Pdl) e al Senato da Loredana De Petris (Sel), che attendono una decisione urgente. In Italia, infatti, i delfinari non hanno alcuna funzione educativa né scientifica o di conservazione della specie, ovvero non rispettano queste caratteristiche obbligatorie per legge, facendo invece spettacolo: un inganno inaccettabile”.
Tutti i delfinari UE, eccetto uno (la Bulgaria, dove i delfinari ricadono nel campo di applicazione delle norme in materia di circhi e rappresentazioni teatrali), dovrebbero essere muniti di licenza e regolamentati come “giardino zoologico” (in base alla definizione riportata nella Direttiva 1999/22/CE) e sono quindi tenuti a partecipare ad attività di conservazione, ricerca e divulgazione al pubblico che possono generare benefici per la conservazione della specie. In Italia solo due strutture su cinque sono munite di licenza.

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Pubblicato il
9 Novembre 2013

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