Visita il sito web
Tempo per la lettura: 2 minuti

Aspettando Godot…

Ieri il previsto OK da Roma ma la lunga storia rischia di non essere che a metà strada

LIVORNO – Ce l’ha fatta, non ce l’ha fatta, forse ce l’avrebbe fatta se non ci fossero in agguato le “nogarinate” dei 5 Stelle livornesi. Sul passaggio definitivo del piano regolatore portuale al Consiglio superiore dei Lavori Pubblici – in programma ieri a Roma – fino al tardo pomeriggio, quando il giornale è andato in stampa, poco si sapeva.
[hidepost]Però a palazzo Rosciano, sede dell’Authority, tenevano le dita incrociate e facevano mostra di sicurezza. Ovvero: erano state date tutte le assicurazioni che il piano sarebbe stato sdoganato.
Se così è stato, bisogna dare atto a Giuliano Gallanti e a Massimo Provinciali – quest’ultimo da segretario generale dell’Authority è giuridicamente il responsabile della pianificazione – di aver fatto fare al porto un salto storico. Da cinquant’anni aspettavamo questo piano: e le linee del documento, presentate da tempo alla comunità portuale, sono ampiamente condivisibili da chi in porto lavora. Gallanti a sua volta ha detto a più riprese che con il piano sarà tutto più facile e più veloce: e Gallanti, si sa, per carattere è un prudente che non si lancia senza ragion veduta al di la dell’ostacolo.
A proposito di ostacoli comunque, non siamo ancora fuori dai problemi. Mano a mano che il piano si avvicina al voto favorevole dei tecnici romani, nascono e si manifestano le “trappole” locali: che si chiamano passaggi in conferenza dei servizi con i dubbi già espressi dallo stesso sindaco Nogarin e dalla sua parte politica in Comune. Si vorrebbero ributtare all’aria anche alcuni dei principi già sanciti dalla concertazione del passato sul waterfront, non si capisce bene se come sistema per contare di più o perché onestamente convinti che si possa far meglio; dimenticando il vecchio e saggio detto che il meglio in genere è nemico del bene.
Aspettiamo. Tra poche ore si saprà il verdetto di Roma: e si saprà se la stessa Regione Toscana, che sul piano regolatore del porto si è spesa con Rossi in prima persona, manterrà la promessa di accelerare tutti i passaggi istituzionali del territorio – anche a costo di prendere per le orecchie i recalcitranti – o se si assisterà al solito balletto con relative perdite di tempo. Di tempo, come tutti sanno, non ne rimane molto: e lo stesso ritorno di Zim in Darsena Toscana è sotto la spada di Damocle di una serie di lavori da fare subito, anzi immediatamente. Altrimenti, la festa rischia davvero d’essere finita.

[/hidepost]

Pubblicato il
18 Ottobre 2014

Potrebbe interessarti

Pensieri oziosi sulla Riforma

Scritte a caldo, anzi sul bruciore derivato dalle prime anticipazioni, arrivano a raffica le fucilate sulla riforma dei porti: ovvero l’attesa, auspicata riforma della riforma riformata. Siamo al terzo passaggio e questa volta non...

Leggi ancora

Rigassificatori e logica

Prendiamola larga per un attimo: da Eraclito a Zenone, fino ad Aristotele, la logica è quella dottrina che chiarisce i meccanismi consequenziali. Se mi avete seguito nello sproloquio, converrete con me che il recente...

Leggi ancora

Quando il saggio saggia

Ci sono a volte, nel comportamento delle persone, scelte difficili da fare: ma una volta fatte, non è difficile spiegarle. È il caso, per la nostra realtà livornese, delle dimissioni del maritime consultant Angelo...

Leggi ancora

Avanti adagio, quasi indietro

Potremmo dire, parafrasando Guido Gozzano, che tra gli infiniti problemi che riguardano il nostro mondo attuale, tra guerre e genocidi, ci sono anche le “piccole cose di pessimo gusto”. Tra queste c’è l’incredibile vicenda...

Editoriale
- A.F.
Leggi ancora

Se Berta ‘un si marìta…

…“E se domani…” diceva un antico refrain musicale. Riprendo le valide considerazioni del nostro direttore sulla sorprendente impasse di alcune nomine presidenziali nelle Autorità di Sistema Portuale soffermandomi su Livorno: Gariglio è stato tra...

Editoriale
- A.F.
Leggi ancora

Per difendere la pace…

Guerra e pace, più guerra che pace: sembra l’amara, eterna storia dell’uomo. Così, per preservare la pace, sembra proprio che non ci siano che le armi: si vis pacem, para bellum, dicevano nell’antica Roma....

Editoriale
- A.F.
Leggi ancora
Quaderni
Archivio