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Quel motore imballato della politica…

Graziano Delrio

ROMA – “Nel mezzo del cammin di nostra vita

mi ritrovai per una selva oscura,

che la diritta via era smarrita”.

Diciamo che sulla telenovela del governo che non c’è (ancora) citare l’incipit della Divina Commedia è un pò eccessivo. Ma se il parallelo con la selva oscura è forzato – gli accordi, gli accordicchi e i “caminetti”, come si legge, ci sono e s’intrecciano di ora in ora – rimane difficile capire a chi finirà in braccio il comparto. Come si interroga la nostra grafica, scherzandoci sopra: Graziano Delrio è il ministro uscente, il punto interrogativo è l’entrante. Chi, come, quando e perché?

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Nell’esercizio del dietrismo, che in questi giorni ha impegnato un pò tutti, il tassello bianco con l’interrogativo è stato via via coperto da ipotesi legate alle scelte delle alleanze. Se nascesse un governo Cinquestelle/centrodestra, il ministero di Delrio potrebbe andare, per antica tradizione, al centrodestra (ricordiamo la passione di Altero Matteoli per quel dicastero: ma anche Lunardi e Lupi ci sono passati). Con i Cinquestelle a braccetto con il centrosinistra, Forse rimarrebbe Delrio, che – qualche impuntatura a parte – non ha fatto male. E se invece nasce un centrodestra/centrosinistra, con i Cinquestelle a cuccia e a rodersi il fegato? Due giorni fa, con la ripresa dei “caminetti”, non veniva escluso a priori. Torna a galla l’ipotesi Delrio, con i fedelissimi renziani che schiumano rabbia? Poi c’è l’altra ipotesi: come ribadisce lo steso presidente di Confitarma Mattioli, perché no un Ministero del mare che accorpi le varie funzioni oggi spicciolate tra Ambiente, Difesa, Agricoltura e Trasporti? E a chi metterlo in braccio?

Forse, andando al sodo, l’attesa di un governo che possa governare s’intreccia con tutta una serie di esigenze a cascata, tutte urgenti. Rimaniamo nel nostro settore, la logistica: la riforma Madia/Delrio continua ad essere a metà del guado; i comitati di gestione delle AdSP scontano la spada di Damocle dei ricorsi costituzionali per l’esclusione dei sindaci (e i Cinquestelle ci stanno dando dentro con forza); Assoporti fibrilla con le “quasi secessioni” della Sicilia ma anche con la necessità di darsi una Mission non solo di facciata; le singole AdSP fanno fatica a creare “sistemi di sistemi” che non collidano tra loro. Eccetera.

Tutto in chiave negativa? Non esageriamo. Malgrado la politica, i settori produttivi si arrabattano, l’export regge anche dopo la frenata di febbraio, la “cura del ferro” sta dando buoni risultati pur se siamo solo all’inizio. Certo, l’incubo dell’aumento dell’Iva rimane: e quanto ha denunciato Confindustria, cioè che l’Italia è da un quarto di secolo il paese (tra quelli sviluppati) che registra i tassi di crescita più bassi (meno ancora della Grecia) deve far pensare.

Dunque, cercasi miracolo da parte di chi andrà a governare. Provando a non pensare che alcuni paesi (Spagna in testa) hanno fatto molto meglio di noi sul piano dell’economia proprio nei lunghi mesi in cui non hanno avuto alcun governo. Un paradosso o una lezione?

A.F.

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Pubblicato il
11 Aprile 2018
Ultima modifica
17 Aprile 2018 - ora: 10:23

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