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“Ecoballe”, sub Guardia Costiera alla ricerca

Nella foto: Il contrammiraglio Aurelio Caligiore.

ROMA – “Intanto non chiamiamole ecoballe, perché di ecologico non hanno niente. Per correttezza sono colli di materiale plastico precompresso destinato a essere utilizzato come combustibile. La notizia è che sta partendo con i sub della Guardia Costiera di Genova la ricerca per la loro localizzazione”.

Ci tiene ad essere preciso il contrammiraglio (Cp) Aurelio Caligiore, commissario ad acta del ministero dell’Ambiente per il recupero della cinquantina di colli finiti in mare nel 2015 nel golfo di Follonica, presso Baratti, da una nave che li stava trasportando da Piombino a Varna (Mar Nero). La scoperta di quella strana perdita – non era stata segnalata che all’arrivo – è venuta dallo spiaggiamento, l’anno scorso, di un paio di balle nell’area di Follonica. Da qui il ministero ha affidato all’ammiraglio Caligione – capo del reparto ambientale presso il comando generale delle Capitanerie – il compito di identificare dove sono sul fondo del mare le balle; e di provvedere poi al recupero. Un impegno non indifferente, perché le balle sono probabilmente disseminate su un’area non ristretta.

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Ammiraglio, molti si chiedono quando comincerà l’operazione recupero.

“La risposta è che stiamo facendo il possibile per accelerare. La mia nomina a commissario ad acta per l’operazione è servita ad oggi a creare la struttura, a valutare la parte finanziaria, a incontri nelle località dove si sono spiaggiate le balle non più sui fondali, a consultare le amministrazioni locali. Finalmente in questi giorni stanno partendo i sub del nucleo della Guardia Costiera di Genova che hanno atteso una “finestra meteo” compatibile per arrivare sul posto e iniziare la ricerca. Una volta identificate, le balle saranno segnalate con appositi petagni e quindi potremo avviare il recupero. È facile capire che la ricerca e il ritrovamento sono la parte più difficile”.

Quante sono le balle presumibilmente ancora in fondo al golfo?

“Da quanto ci è stato segnalato, dovrebbero essere tra 45 a 50, sulle 56 che risultavano all’inizio in fondo al mare. Alcune sono state spinte a riva dalle mareggiate, altre potrebbero essersi sfasciate sul fondale. Individuarle richiederà tempo e impegno, oltre a grande professionalità. Ecco perché stiamo impiegando i sub della Guardia Costiera”.

Sperando che si riesca a rintracciarle, come procederete al recupero?

“Una volta ottenuto un quadro il più possibile esaustivo delle loro posizioni, dovremo bandire una gara tra le ditte che hanno esperienza, capacità e strumenti per intervenire. Sarà la fase conclusiva dell’intera operazione”.

Si sono già offerte imprese con queste potenzialità?

“Al momento abbiamo già un quadro abbastanza preciso delle aziende che possono effettuare operazioni di questo tipo. Ma la legge stabilisce che debba essere fatta la gara, aperta a chi vorrà partecipare e vorrà fare un’offerta”.

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Pubblicato il
5 Ottobre 2019

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