Piombino: rivedere l’accordo di programma

L’Associazione industriali, il sindaco e gli operatori concordi: così com’è, bonifiche e rilanci delle imprese sono impossibili – Duetto tra Matteoli e Conti

Luciano Guerrieri
PIOMBINO – L’iniziativa è stata dell’Associazione industriali della provincia. E il suo presidente Andrea Gemignani quello che doveva dire l’ha detto forte e chiaro: l’accordo di programma per le bonifiche e il rilancio del comparto industriale di Piombino è nato in tempi economicamente e industrialmente assai diversi di quelli d’oggi, quindi va aggiornato e sostanzialmente rivisto, perché non si può chiedere a imprese attualmente in pesante crisi di farsi carico di bonifiche sostenibili ieri ma non oggi.Inoltre bisogna avere un quadro di riferimento giuridico chiaro e senza gli equivoci che invece condizionano tutto.
Un richiamo, questo di Gemignani, che ha trovato sponda nell’intervento del sindaco di Piombino Gianni Anselmi – che ha ribadito la necessità di far “sistema” tra istituzioni, ma anche di chiarire che cosa vuole la burocrazia ministeriale sulle bonifiche, spesso avendo visioni diverse e contrastanti anche tra ministero e ministero – e in quello dello stesso ministro alle Infrastrutture e Trasporti Altero Matteoli. Il ministro a sua volta parlando dei riferimenti giuridici chiari sollecitati da tutti per le bonifiche, ha ricordato la sua esperienza di ministro all’Ambiente come una specie di “graticola”, perché ad ogni firma di provvedimento operativo si sentiva sulle spalle la spada di Damocle di qualche avviso di garanzia, avendo la materia notevoli margini di incertezza giuridica.
Il dibattito, nel quale è mancato il ministero dell’Ambiente (il preannunciato direttore generale Lupo ha dato forfait giustificandosi con l’emergenza Lambro) come spesso accade si è poi trasformato in un “balletto” politico – istituzionale pre-elettorale con il ministro Matteoli e l’assessore regionale alle Infrastrutture Riccardo Conti a scambiarsi complimenti sulla validità del loro personale “far sistema” e qualche bonaria frecciatina (“Compagno Matteoli”, ha ironizzato Conti riferendosi alle accuse che al ministro arrivano dalla sua parte: e Matteoli in un altro passo, prendendo spunto dal fatto che Conti aveva riferito di aver fatto digerire il tracciato dell’autostrada gabellandolo come un “corridoio plurimodale strategico”, gli ha detto tra le risate della sala: “Già. Imbroglioni come siete…).
Nella sostanza, il dibattito indetto da Confindustria sul tema delle bonifiche e delle infrastrutture per lo sviluppo e dell’industria di Piombino e del porto locale, non poteva ignorare la delicata situazione di una Lucchini-Sevestral in vendita, ma si è incentrato su due temi di fondo: occorre avere regole chiare e possibilmente meno complicate (e costose) sia per le bonifiche portuali che per quelle industriali, in particolare dove intervengono le prescrizioni per i siti Sin. Non sono mancati i riferimenti al famigerato sistema delle palandole che l’Ambiente impone con eccessiva disinvoltura, e che risulta invece così costoso da inibire ogni iniziativa privata (e lo stesso ministro Matteoli ha detto che il problema è conosciuto, “anche con nomi e cognomi”, a nessuno è stato ancora in grado di indicare un’alternativa meno costosa). In sostanza: tutti a dire che l’attuale normativa non funziona ed è eccessivamente complessa e costosa, ma di soluzioni concrete per risolvere la cosa non se ne sono sentite. E le bonifiche restano pertanto un’aspirazione più che un dato di fatto.
Antonio Fulvi

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