Quando la Storia è congelata
Un tempo si diceva che le guerre si vincono o si perdono: gli armistizi e le trattative di pace lasciano sempre la porta aperta al ritorno alle armi. Cercando di essere concreti, anche senza ricordare che dalla fine della seconda guerra mondiale i conflitti armati sono stati o ancora sono una sessantina, sullo stretto di Hormuz si sta giocando la partita non solo della credibilità degli Usa di Trump e dello Stato teocratico dell’Iran, ma anche un nuovo assetto dell’economia mondiale. Con la conferma di una realtà: l’energia rimane il vero motore di ogni scelta di quelle nazioni “dove si puote ciò che si vuole”, per dirla alla Dante: e ancora oggi l’energia dipende fondamentalmente dai fossili, petrolio e gas, per cui chi ne ha le chiavi comanda e vince.
Tutto ovvio? Probabilmente sì. Quello che non sembra ovvio è che in una realtà dove si confrontano ormai due blocchi economico-militari, ci siano paesi che si illudono di poter rimanere neutrali. Hormuz è bloccato e ci strangola le fonti energetiche? Diceva la vecchia battuta: “Andate avanti voi che a noi ci vien da ridere”. Ovvero l’atteggiamento dell’Europa, che si sta confermando, secondo la storica battuta di Metternich sull’Italia, «solo un’espressione geografica».
Congelata la nostra storia dalle risse tra le forze politiche, dove anche le “debolezze” politiche riescono a creare sconquassi, non si riesce ad uscire dalla morta gora di scelte disgraziate, come la rinuncia all’estrazione dalle nostre (abbondanti) riserve di gas sottomarino e al nucleare. Se ne parla, anzi ci si accapiglia: ma tutto fermo alle zuffe in parlamento o nei cortei. Un Paese congelato, un mondo congelato, che ha dimenticato da tempo la feroce realtà buttata in faccia (e sulla bilancia) dei romani dal barbaro Brenno: “Vae victis!”, ovvero guai ai vinti. Perché qualcuno alla fine sarà vinto: e l’idea di aspettare, per saltare sul carro dei vincitori, è da tempo sputtanata.
Parlando di storie congelate, torno al refrain livornese che mi ha reso il re dei rompiballe: il ponte al Calambrone, con relative cancellazioni dei vetusti levatoi (se ne parla da vent’anni), l’allargamento del canale di accesso alla Darsena Toscana con relativo microtunnel (dieci e più anni di lavori non ancora conclusi) la resecazione dell’Orlando e la stazione passeggeri (gara vinta, contenzioso infinito ancora in atto) il riassetto con dragaggio della banchina 75 (unico intervento, la demolizione di due grandi gru che non sono mai state usate: spreco passato sotto silenzio), la pur discussa e discutibile costruzione degli attacchi “cold Ironing”, lo scavalco ferroviario per l’interporto…
Vi basta ? L’elenco potrebbe essere ben più lungo ma dubito della vostra pazienza. Chiedo scusa.
(A.F.)











