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La “neverending story” dell’imbuto al Marzocco

A Roma nessuno vuol firmare – Intanto è stato appaltato il lavoro per allargare il fondo del canale senza toccare i tubi dell’Eni

LIVORNO – Una buona e una cattiva notizia per quanto riguarda i lavori nel porto di Livorno. Cominciamo dalla brutta: la Port Authority non può mantenere la promessa di allargare a breve la strettoia del canale del Marzocco, come da anni chiesto dalle primarie compagnie dei containers, perché il ministero dell’Ambiente non ha alcun dirigente apicale – dopo lo sbianchettamento da parte della Corte dei Conti – per firmare il permesso. E i legali di Piccini l’hanno sconsigliato di appellarsi al silenzio-assenso. La buona notizia (con riserva perché è tanto che se ne parla come di cosa fatta) riguarda l’altra “neverending story”, quella dell’allargamento della stessa strettoia in corrispondenza dei tubi di attraversamento dell’Eni. L’Authority ha infatti firmato l’assegnazione dei lavori alla Sales, che ora aspetta solo le disposizioni della Capitaneria – ordinanza di interruzione del traffico navale durante i lavori – per poter cominciare.

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Non sarà facile né velocissimo “grattare” sul fondo senza toccare i tubi per allargare la parte stretta del canale sul fondale e portarla dagli attuali 40 metri a circa 70 metri, sufficienti per le più grandi unità di Yang Ming e di Cosco. Il problema non è tecnico ma temporale in quanto la draga della Sales, con una benna guidata da un sistema Gps, potrà lavorare solo poche ore al giorno. Il lavoro infatti interdice il transito del canale a tutte le navi e la Capitaneria deve regolamentare, con apposita ordinanza, sia il transito che i tempi in cui la draga può operare. Più tempo viene concesso alla draga, più velocemente si svolge il lavoro. Ma più tempo lavora la draga, più stretta diventa la “finestra” entro la quale le navi possono accedere alla Darsena Toscana e al Canale Industriale, dove tra l’altro operano i traghetti ro/ro per la Darsena 1 e per la sponda est: in teoria decine di navi al giorno che devono passare attraverso l’”imbuto” sotto la torre del Marzocco.

Sia la “grattata” sopra i tubi dell’Eni – che peraltro corrono a 14 metri di fondale quindi non impediscono di approfondirne il centro, bensì condizionano i lati perché scendono obliquamente – sia l’allargamento del canale stesso fanno parte delle richieste delle compagnie che operano al Tdt.

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Pubblicato il
31 Luglio 2010
Ultima modifica
24 Settembre 2010 - ora: 09:42

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